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Israele e l'Emiro, un matrimonio di convenienza

La normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti è stata variamente descritta come una "svolta" verso una presunta pace globale in Medio Oriente. Queste conclusioni sono - nella migliore delle ipotesi - l'ennesimo inganno in primo luogo contro il popolo palestinese. Infatti, la normalizzazione delle relazioni tra Israele e gli Emirati arabi uniti approfondisce ulteriormente le crisi e le tragedie in corso nell'area. Legittima l'intervento dell'emiro del Golfo nella guerra genocida e "dimenticata" contro la popolazione yemenita e gli offre carta bianca nella devastante guerra civile in Libia.

D'altro canto, l'impegno di Israele di non procedere con l'annessione di un terzo della Cisgiordania e della Valle del Giordano è solo momentaneo. Il reale obiettivo della "normalizzazione" è una alleanza politico militare per contrastare il potere e l'influenza dell'Iran nella regione. Si tratta di un matrimonio di convenienza ed il sensale è l'inquilino della Casa Bianca nel pieno della logica de "il nemico del mio nemico è mio amico" con l'obiettivo di approfondire la frattura in Medioriente tra gli stati musulmani sunniti e l'Iran sciita. Ma bisogna ricordare - può essere semplicistico dirlo - che nelle sabbie mobili politiche e militari in Medio Oriente, gli "amici" di oggi possono essere i nemici di domani. Ne fanno comunque sempre le spese il popolo palestinese - con l'accordo tra Israele e EAU viene imposto di accettare enclavi semi-autonome nei territori della Cisgiordania controllati da Israele - ma anche il popolo yemenita e la martoriata popolazione libica.