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Serbia

Migliaia di persone sono scese in piazza a Belgrado contro l'instaurazione del coprifuoco annunciata dal presidente Vučić e motivata con l'aumento dei casi di Covid-19. Nel corso delle proteste, generalmente pacifiche, ci sono stati anche tentativi di assalto al Parlamento e scontri violenti con le forze dell'ordine che hanno attuato con brutalità contro i manifestanti.

Da una parte c'è Vučić, contestato negli ultimi anni a più riprese per autoritarismo e corruzione ed accusato oggi di avere favorito la recente impennata di contagi allentando repentinamente le misure di contenzione per svolgere le elezioni del 21 giugno e ottenere la rielezione a presidente con il 62% dei voti.

Dall'altra una piazza indignata contro l'ennesima prepotenza presidenziale ma confusa, divisa e impregnata di nazionalismo in cui trova ampio spazio l'estrema destra reazionaria di Dveri capeggiata da Boško Obradović.

In Serbia come altrove: stati e governi incuranti e nocivi per la vita e la salute delle persone ma solerti nell'uso strumentale dell'emergenza a fini autoritari e repressivi. A fronteggiarli, proteste che in molti casi non rappresentano in alcun modo un'alternativa positiva.