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Giro di vite a Budapest

A larga maggioranza, il parlamento ungherese ha consegnato senza limiti di tempo i pieni poteri al primo ministro Viktor Orban. Egli può ora governare a colpi di decreti, chiudere il parlamento, sospendere le leggi esistenti e incarcerare chiunque contesti i dati ufficiali sulla diffusione del coronavirus.
È un ulteriore gravissimo attacco alle libertà, che denunciamo con forza. Il voto parlamentare amplia ulteriormente le disposizioni d’emergenza in vigore dall’11 marzo scorso e di conseguenza i poteri del governo, che già controlla i principali media e la magistratura e che negli ultimi anni si è distinto per i durissimi attacchi nei confronti degli immigrati ed alle condizioni dei lavoratori.
È purtroppo facile prevedere che tali misure – che si è voluto giustificare con la pandemia in corso – aumenteranno invece i rischi per la salute di tutte e tutti: l’Ungheria, che secondo i dati ufficiali è toccata ancora marginalmente dal contagio, è del tutto impreparata ad affrontare la pandemia.
Orban, l’amico di Salvini, incarna in forma estrema una linea di tendenza diffusa in tutte le democrazie del mondo, dagli Usa di Trump al Brasile di Bolsonaro, dalla Gran Bretagna di Johnson all’India di Modi: nella sua decadenza essa mostra il suo volto più brutale e antipopolare, corrotto e incapace, autoritario e d’elite.