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Ius sol(d)i

La vicenda dell'esame-truffa di lingua italiana del calciatore uruguaiano Luis Suarez all'Università di Perugia, ad un primo sguardo appare come il solito malaffare che caratterizza il già marcio mondo del calcio italiano – in particolare con il coinvolgimento di una squadra che della corruzione e della ruberia ha fatto il suo marchio di fabbrica (di automobili).

Ma se si va oltre l'apparenza è evidente che la questione non è solo calcistica: è l'emblema di una vergognosa ingiustizia diffusa. In questo paese le pratiche per ottenere la cittadinanza sono lunghe e difficoltose, come sanno sulla propria pelle milioni di persone, fratelli e sorelle immigrate, giovani di seconda generazione, minori non accompagnati che sbarcano sulle nostre coste dopo un viaggio pericolosissimo. Si tratta di una vera e propria odissea, un percorso ad ostacoli che a volte neppure comincia fra respingimenti e espulsioni, e nel quale difficilmente alla fine c'è un premio, ma un ulteriore vita di sfruttamento, esclusione e razzismo. Invece, magicamente, per uno che "guadagna 10 milioni l'anno" o "ci farà vincere la champions" – come hanno dichiarato rispettivamente un dirigente della Juventus e una delle professoresse esaminatrici – le strade sono in discesa, gli esami facili e concordati, la cittadinanza un atto dovuto... È lo ius soldi, il diritto della ricchezza, che calpesta la dignità e le speranze di moltissime persone in nome della protervia di padroni e potenti. A noi non resta che continuare a impegnarsi per un'accoglienza umana per tutti e tutte, profughi, immigrati, donne, uomini, bambini... calciatori.