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Rossana Rossanda

una togliattiana sempre dentro "la famiglia comunista"

Di fronte alla scomparsa di una personalità importante come Rossana Rossanda c'è stata da sinistra a destra un'abbondanza di ricordi e giudizi di riconoscimento spesso formali, acritici e persino ossequiosi.

A tale coro pensiamo sia utile sottrarsi, praticando sincerità e lealtà proprio in ragione del rispetto di idee e posizioni altrui anche quando sono distanti dalle nostre, limitandoci ad alcune considerazioni sul suo impegno politico come giornalista e militante comunista.

Rossanda si è sempre sentita fieramente parte della "famiglia comunista", quando ha rivisitato la storia del Pci di cui è stata dirigente, per come ha vissuto quella del comunismo internazionale o per come ha interpretato la vicenda del terrorismo brigatista. La definizione di aver incarnato nella teoria e nella pratica "la coscienza critica della sinistra" esistente, forse è quella che le si attaglia di più. Una postura progettuale e sentimentale che l'ha accompagnata fino alla fine.

E' nota la decisione nel novembre del '69 del Comitato centrale del Pci di radiare il gruppo del "manifesto" per aver criticato l'invasione sovietica e la repressione della primavera di Praga. Ma è bene ricordare che nonostante la complicità del Pci di Togliatti con i crimini di Stalin, la repressione in Ungheria e quella in Cecoslovacchia, il loro intento era quello di restare dentro il Pci per riformarlo.

La denuncia dello stalinismo, il riconoscimento del valore delle lotte studentesche e operaie del 68'-'69, non impedisce in seguito a Rossanda di esprimere entusiasmo e condivisione per la Cina maoista, altro mostro burocratico controrivoluzionario, o di abbracciare ed esaltare Fidel Castro.

I processi rivoluzionari dell'89 nell'est europeo Rossanda li vive come l'ennesima e cocente sconfitta. Si contrappone alle rivoluzioni dell'89 perché è più preoccupata del disordine mondiale che ne deriva. Non riconosce il protagonismo popolare contro i regimi stalinisti perché sperava nel riformismo di Gorbaciov di cui rimpiange il fallimento.

Per alcuni suoi compagni di viaggio si tratta solamente di uno degli errori della "ragazza del secolo scorso", non volendo riconoscere che viceversa è l'espressione coerente di una trama di fondo: ricercare un'alternativa dentro l'album "della famiglia comunista" da criticare, riformare o da rifondare.

Un paradigma politico togliattiano e quindi una logica controrivoluzionaria che Rossanda non ha mai messo in discussione. Ha sempre cercato di ricondurre le novità politiche, umane e sociali sia domestiche e sia mondiali allo stesso impianto categoriale. Ha preferito commentare e interiorizzare le sconfitte prodotte e accumulate da tale paradigma, fino al punto di confondere le sconfitte (compresi gli orrori) della "famiglia comunista" con le sconfitte tout court di altre possibili alternative. Conseguentemente assieme alla redazione de "il manifesto" si è resa protagonista di occultare e censurare le voci di tutte quelle forze ed esperienze che erano ritenute scomode nella sinistra politica ufficiale e negli apparati burocratici sindacali.

Abbiamo avuto concordanze sulla denuncia delle destre reazionarie e fasciste, dell'oppressione padronale così come sui crimini del capitalismo e su altri aspetti puntuali, ma sulle coordinate fondamentali abbiamo sempre misurato con Rossanda non solo differenze ma una distanza siderale, diventata poi incolmabile con una visione e un progetto umanista socialista che abbiamo cominciato e stiamo continuando a fondare.