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Referendum ed elezioni regionali tra farse e illusioni

Si conferma l'agonia della politica

Alla tornata elettorale del referendum e delle regionali c'è stata una partecipazione leggermente superiore alle precedenti anche considerando la pandemia in corso. La percentuale è comunque bassa a testimonianza della oramai cronica disaffezione di milioni di persone al rito democratico. Al referendum, come era nelle previsioni, hanno prevalso nettamente i Si. La maggioranza dei partiti di governo e di opposizione avevano dato indicazione per il Si, non senza ambiguità trasversali a ciascun schieramento. C'è chi ha votato Si illudendosi di cambiare in meglio. Ma cosa cambia se si restringe la rappresentanza diminuendo il numero dei parlamentari e rendendola quindi ancora più distante, elitaria e contrapposta agli interessi popolari di quello che già è? E cosa garantisce che meno parlamentari prendano decisioni migliori o siano immuni dalla diffusa corruttela? Chi invece ha votato No lo ha fatto per difendere una maggiore rappresentatività e conservare il quadro attuale senza fare i conti con una democrazia dove vige corruzione, malaffare e che privilegia sempre i potenti. Nella confusione ci si fanno illusioni su finti o comunque minimali cambiamenti.

La lezione da trarre da questa piccola farsa è che il modo stesso in cui è stato posto l'interrogativo referendario è una ulteriore dimostrazione della irriformabilità di una democrazia sempre più decadente e lontana dalle esigenze e dalla vita della gente comune. I 5 stelle, massimi alfieri di questo referendum, cantano vittoria ma hanno poco da gioire vista l'ennesima débâcle che invece hanno subìto alle elezioni regionali.

Nelle Regioni dove si è votato le previsioni degli "esperti" sono state clamorosamente smentite. Il truce e razzista Salvini ne è uscito perdente ed è una buona notizia. Aveva puntato tutto sulla Toscana conducendo da più di un anno una velenosa campagna elettorale e la Lega è stata sconfitta. Per di più in Veneto la Lista di Zaia, in dissenso con linea di Salvini, ha preso molti più voti di quelli della Lega. Anche in Liguria dove la destra ha vinto, il voto non ha premiato la Lega. Il Pd e il "centro sinistra" vincono in Campania, Puglia e Toscana. In questo quadro di stanca decadenza il Pd tiene e tutto sommato il governo esce abbastanza bene da questa tornata elettorale, mentre i 5 stelle confermano la loro perdita di consensi. Emerge un dato che dovrebbe far riflettere sulla decadenza: i presunti nuovi volti della politica si sono bruciati in tempi rapidi, vincono i vecchi marpioni, gli uomini di apparato.

Insomma niente di particolarmente nuovo, dalla politica non può emergere un cambiamento positivo. Facile che dalle illusioni si ripiombi velocemente nelle ennesime delusioni. Oppure si può alimentare la speranza in progetti di cambiamento che partano dal protagonismo a tutto campo delle persone comuni e da una schieramento morale di cui c'è enormemente bisogno.

La Comune

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