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Quanto cercheremo una rinnovata saggezza della comune umanità, invece di aggravare l’irragionevolezza dell’individualismo imperante? 

Reagire! di Dario Renzi, LC n° 357

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Contro il virus dal mondo

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Covid-19

Dilemmi africani

La pandemia del Coronavirus si diffonde in Africa come nel resto del mondo. Secondo il Centro per la prevenzione ed il controllo delle malattie dell’Unione africana Ad oggi – 10 aprile – i decessi sono 611 ed i casi conclamati sono 12.049, a drammatica smentita degli irresponsabili sostenitori di una presunta immunità degli africani e dei neri al Covid -19. Che ormai ha toccato 52 paesi su 54, colpendo più duramente l’Egitto, l’Algeria ed il Sudafrica, questo ultimo mai veramente guarito dall’Apartheid e precedentemente devastato dall’Aids.
In Africa la pandemia avanza,finora più lentamente che altrove ma inesorabilmente, suscitando enormi inquietudini considerando la carenza in strutture sanitarie e non solo. Tutti gli Stati hanno attuato misure di contenimento, molti hanno decretato lo Stato di emergenza ed il coprifuoco, che per molte popolazioni non sono affatto una novità,e sono già numerosi i casi di violenza compiuti dai polizie ed eserciti.
Nuovi sono invece alcuni laceranti dilemmi che all’improvviso si pongono ai quattro angoli del continente a milioni di persone, quelle più povere. Innanzitutto il fatto di sapere che l’efficacia stessa delle misure di confinamento è seriamente e sin dapprincipio compromessa, specialmente dentro le megalopoli. Per chi vive nelle bidonville del Cairo, di Lagos, Nairobi o Dakar le condizioni per un effettivo “distanziamento sociale” appaiono come fantascienza e evitare gli assembramenti è arduo persino dentro casa. In secondo luogo la consapevolezza di dover scegliere tra rimanere in confinamento per evitare il rischio potenziale di contagio, o uscire per evitare che gli effetti certi di una povertà estrema si abbattano su se stessi e sui propri cari, in primo luogo le bimbe ed i bimbi, perché col confinamento vengono a mancare le magre risorse che quotidianamente e faticosamente si potevano reperire nei meandri dell’economia informale. In questo quadro crescono la paura ed il disorientamento, trovano ulteriore slancio la delusione e la sfiducia nei confronti di stati presenti soprattutto in chiave repressiva mentre le fedi religiose oggi come mai appaiono a molti come unico e ultimo rifugio.
Anche in questo contesto si sono mobilitati associazioni e raggruppamenti, in particolare femminili, alcune ong, volontari – in primo luogo medici ed infermieri -, artisti, emigrati, ecc. per aiutare i più poveri e per iniziative di sensibilizzazione. Questi sono i settori il cui impegno negli ultimi decenni è stato fondamentale per contrastare la “deriva” del continente e che, da avanguardie ma non da soli, si trovano ancora più che nel passato di fronte alla sfida di conquistare una visione d’assieme decisiva per sottrarsi ad un fare spasmodico in parte imposto dalle emergenze ma comunque limitante. Si tratta del “risvegliare le coscienze” di cui scrive Dario Renzi*, possibile e necessario per inventare una vita diversa, avvalorando caratteristiche comunitarie originarie ancora rintracciabili ma anche ricostruendo un tessuto sociale lacerato da una lotta per la sopravvivenza – per qualcuno il sopravvento - in cui hanno dilagato individualismi, egoismi, furbizia, violenza e altro ancora.
Fronteggiando il virus, ragione sentimentale versus ragion di Stato, LC speciale.

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Prepotenza poliziesca in Argentina

Il governo argentino ha conferito alla polizia i poteri di controllo sull’applicazione del decreto per la quarantena generale obbligatoria. Come risultato di tale provvedimento, si registrano numerosi casi di abuso da parte della polizia, umilianti o direttamente criminali. Detenzioni arbitrarie, confisca illegale dei documenti, grossolane umiliazioni: ha avuto ampia risonanza il caso di poliziotti a Buenos Aires che hanno fermato alcune persone che camminavano in strada costringendole a fare flessioni e a cantare l’inno nazionale, una situazione che si ripete decine di volte nei commissariati. Ancor più gravi sono le percosse in strada, soprattutto nei confronti dei senza tetto e dei giovani dei quartieri popolari, colpi di armi da fuoco e diverse forme di tortura nei luoghi di detenzione. Uno di questi casi si è concluso con il suicidio di una donna detenuta in prigione nella provincia di San Luis.

Di sicuro è nelle pratiche delle forze repressive di questo paese che più si percepiscono i tratti di continuità tra l’attuale regime democratico e il passato della dittatura militare genocida (1976-1983).

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Prepotencia policial en Argentina

El gobierno argentino le dio potestad a la policía para hacer cumplir el decreto sobre la cuarentena general y obligatoria. Como resultante de esta situación, se están acumulando numerosos casos de abuso policial, humillante en algunos casos, directamente criminal en otros.

Detenciones arbitrarias, retención ilegal de los documentos o burdas humillaciones: tuvo mucha difusión el caso de unos policías de Buenos Aires que obligaron a unas personas que andaban por la calle a hacer flexiones y cantar el himno nacional, situación que se repite por decenas en las comisarías. Más grave todavía son las golpizas por la calle, sobre todo a los “sin techo” y a las/os jóvenes de los barrios populares, disparos con armas de fuego y diversos tipos de tormento en los lugares de detención. Uno de estos casos terminó con el suicidio de una mujer que se encontraba detenida en un calabozo en la provincia de San Luis.

Seguramente sea en las prácticas de la fuerzas represivas de este país en donde más se perciben los lazos de continuidad entre el actual régimen democrático y el pasado de la genocida dictadura militar (1976-1983).

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Le anziane e gli anziani: noi

(dal blog di Comuna socialista www.comunasocialista.com.ar)
Molte persone, di fronte alla brutalità con cui lo Stato e le Banche hanno esposto tanti anziani al virus in spregio delle loro condizioni e della loro vita*, hanno provato compassione e giusta indignazione. Una reazione di empatia necessaria nei confronti di coloro che sono più vulnerabili alla pandemia. Non si è trattato di una semplice "disattenzione": la vecchiaia è una fase della vita trascurata e disprezzata. Per lo Stato, sono esseri improduttivi e per le famiglie, molte volte, sono esseri misconosciuti. Possiamo iniziare a scegliere migliori cura e rispetto per le nostre anziane e i nostri anziani. Possiamo prenderci cura di loro in questo momento, ma anche imparare a pensarli in modo diverso dalla borghesia. Ad esempio riconoscendoli come persone intere, con un percorso di vita fatto di scelte – più o meno simili alle nostre – tutto da conoscere e condividere; imparando a pensare (e vivere) la vecchiaia come una meta in cui poter acquisire una maggiore saggezza di sé e degli altri, e non come una fase "passiva" della vita. Cioè riconoscerci in loro come parte di una stessa umanità composta da generazioni diverse, in cui la vecchiaia rappresenta il presente e il possibile futuro di tutte/i noi.
* nei primi giorni di aprile vi sono state nelle banche di tutta l'Argentina lunghe file per il pagamento delle pensioni; ciò ha interrotto la quarantena esponendo le anziane e gli anziani al contagio. (NdT)

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Sanatoria per tutti gli immigrati

«Le persone non dovrebbero essere private del diritto alla sanità e ai servizi pubblici solo perché la loro domanda non è stata ancora elaborata» con queste motivazioni il governo del Portogallo ha disposto la regolarizzazione dei richiedenti asilo. Non è una vera e propria sanatoria – restano fuori gli immigrati che hanno perso il permesso o non hanno fatto domanda – né del resto questa è una misura che mette in discussione le regole UE di ingresso e soggiorno degli stranieri. Però, è un’elementare iniziativa di buon senso, tesa a garantire un minimo di tutale, anche sanitarie, a tanti immigrati, che, per la verità, paesi economicamente più avanzati del Portogallo avrebbero già potuto attuare. Questo è il momento di non dimenticare nessuno e di cercare la nostra salvezza assieme, come abbiamo scritto nell’appello dell’A3F “La solidarietà conviene: sanatoria e pieni diritti per tutte/i i/le profughi/e e immigrati/e” (www.a3f.org.). Con questo spirito come La Comune e A3F abbiamo aderito all’appello “Per la sanatoria dei migranti irregolari ai tempi del Covid-19. Gli effetti positivi sarebbero molteplici” (https://www.meltingpot.org/Appello-per-la-sanatoria-dei-migranti-irregolari-ai-empi.html#.XomcsHLOPIU). Possiamo costruire solidarietà e unire i tanti antirazzisti e la gente solidale.

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Un aiuto prezioso

Il governo regionale della Sassonia (Germania) ha lanciato alcuni giorni fa una richiesta di aiuto per la carenza di personale medico e sanitario per fronteggiare la pandemia di Covid.19 nella regione. Trecento siriani rifugiati in Germania si sono messi a disposizione con le loro conoscenze e professionalità e quindi fare del bene alla popolazione sassone. Ciò avviene nella regione in cui il partito xenofobo "Alternativa per la Germania" è la seconda forza più votata dopo la CDU. Una meravigliosa lezione di umanità, un esempio da diffondere. 

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Giro di vite a Budapest

A larga maggioranza, il parlamento ungherese ha consegnato senza limiti di tempo i pieni poteri al primo ministro Viktor Orban. Egli può ora governare a colpi di decreti, chiudere il parlamento, sospendere le leggi esistenti e incarcerare chiunque contesti i dati ufficiali sulla diffusione del coronavirus.
È un ulteriore gravissimo attacco alle libertà, che denunciamo con forza. Il voto parlamentare amplia ulteriormente le disposizioni d’emergenza in vigore dall’11 marzo scorso e di conseguenza i poteri del governo, che già controlla i principali media e la magistratura e che negli ultimi anni si è distinto per i durissimi attacchi nei confronti degli immigrati ed alle condizioni dei lavoratori.
È purtroppo facile prevedere che tali misure – che si è voluto giustificare con la pandemia in corso – aumenteranno invece i rischi per la salute di tutte e tutti: l’Ungheria, che secondo i dati ufficiali è toccata ancora marginalmente dal contagio, è del tutto impreparata ad affrontare la pandemia.
Orban, l’amico di Salvini, incarna in forma estrema una linea di tendenza diffusa in tutte le democrazie del mondo, dagli Usa di Trump al Brasile di Bolsonaro, dalla Gran Bretagna di Johnson all’India di Modi: nella sua decadenza essa mostra il suo volto più brutale e antipopolare, corrotto e incapace, autoritario e d’elite.

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India

La quarantena criminale di Modi

Centinaia di migliaia di persone si sono accalcate alle stazioni ferroviarie e degli autobus di diverse città indiane per tornare nei loro villaggi perché ora sono senza più lavoro e sostentamento. Sono milioni i lavoratori immigrati dalle campagne nelle megalopoli che oggi, se non trovano mezzi di trasporto, compiono a piedi un viaggio anche di centinaia di chilometri, senza mascherine, disinfettanti, spesso senza cibo e acqua sufficienti. Diversi sono già morti di stenti e fatica, forse più di quanti ne abbia sinora uccisi il Covid. E’ uno dei tragici risultati della quarantena di 21 giorni iniziata il 24 marzo, quando i contagi accertati erano inferiori al migliaio. Voluta dal presidente Modi – amico di Trump – e dal suo regime suprematista indù e fascistoide, questa misura non è volta alla prevenzione e alla cura ma è piuttosto una dimostrazione di autoritarismo cinico e irresponsabile, gestita con la repressione e la consueta brutalità dalla Polizia. Con questo esodo degli immigrati dalle megalopoli, con centinaia di milioni di persone che già vivono in povertà e in spazi sovraffollati, insalubri e senza presidi sanitari, il risultato di questa quarantena sarà quello di facilitare il contagio piuttosto che contenerlo. Renderà ancor più difficile la vita di chi soffre la fame, esporrà al flagello di altre patologie che già affliggono i più poveri, le persone discriminate dall’infame sistema delle caste e dal criminale suprematismo indù. Ma Modi e i suoi complici avranno la folle “soddisfazione” di aver ordinato la più grande quarantena al mondo, quella di un paese di 1300 milioni di persone, le sue vittime ne saranno un “danno collaterale”.
Il regime fascistoide della più popoloso democrazia al mondo ordina una quarantena criminale, schiera la Polizia, non fornisce aiuti ai bisognosi né presidi sanitari e favorisce il contagio. La gente dell’India avrà bisogno di salvarsi e difendersi non solo dal Covid ma anche da un regime assassino, il cui presidente meno di un anno fa ha purtroppo ricevuto un amplissimo appoggio elettorale.

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Manifestazioni in Wuhan

Le agenzie di informazione internazionali ed i principali quotidiani in lingua inglese riportano delle proteste e della violenta repressione che la scorsa settimana hanno avuto luogo nella città di Wuhan, epicentro della pandemia di Covid-19, in Cina. Migliaia di persone la settimana scorsa hanno protestato per il proseguimento delle misure draconiane ancora imposte dal governo dopo la fine dell’isolamento totale della città e nella provincia di Hubei per oltre due mesi. Centinaia di migliaia di persone hanno avuto il permesso di fare rientro a Wuhan ma permane il divieto di uscirne, anche per coloro che lavorano nella cintura suburbana, nelle campagne e nei paesi limitrofi. Venerdì, alcune migliaia di persone si sono radunate su uno dei ponti che attraversano il fiume Yangtze e uniscono la città alla provincia dell’Hubei. Gran parte dei manifestanti erano lavoratori pendolari, licenziati perché considerati ancora “veicolo di infezione”. In Cina le assunzioni e i licenziamenti nelle aziende pubbliche e private sono avallati dai rappresentanti del Partito comunista cinese e malgrado lo stesso governo abbia dichiarato che l’epidemia è di fatto debellata è evidente che sono gli interessi economici delle imprese pubbliche e private in crisi la causa delle migliaia di licenziamenti avvenuti. Il sospetto, inoltre, è che l’epidemia sia solo contenuta ma lontana dall’essere debellata, mentre la macchina della propaganda del Partito comunista cinese si sta dando un gran daffare per mostrare il “felice ritorno alla normalità”.

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