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Contro il virus dal mondo

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In ricordo di Luis Sepulveda

È morto giovane, a 70 anni. “Ha percorso da molto giovane quasi tutti i territori possibili della geografia e dell’utopia”. Ha vissuto da narratore di storie pubblicando più di trenta libri e come persona impegnata. Contro Pinochet nel Cile dove era nato e che dovette lasciare nel 1977. Durante la rivoluzione in Nicaragua con la Brigata Simon Bolivar. Più tardi, in Germania, con Greenpeace. Racconta del Nicaragua nel suo secondo romanzo “Un nome da torero”. Denuncia la svolta negativa che che prese sin da subito il Fronte Sandinista, falsa icona della rivoluzione per gran parte della sinistra. Alcuni brani sono esemplari: “Mentre camminavamo (…) il sandinista mi informò: - Hanno colpito i compagni della Simon Bolivar. Li hanno disarmati, detenuti e giudicati. (…) i cubani hanno le loro esigenze. Tu capisci - (…). Per capirci, fui costretto a rinunciare alla mia (…) nazionalità nicaraguense (…) tornare ad essere cileno, a chiamarmi Juan Belmonte (…). Ma almeno posso raccontarlo. Altri non hanno avuto la stessa fortuna e scomparvero nelle prigioni argentine, paraguayane e uruguayane”.


en recuerdo de Luis Sepúlveda

Ha muerto joven, a los 70 años. «Recorrió desde muy joven casi todos los territorios posibles de la geografía y las utopías». Vivió como narrador de historias en más de treinta libros y como persona comprometida. Contra Pinochet en su Chile natal, que tuvo que abandonar en 1977. Con la revolución nicaragüense en 1979, en la Brigada Internacional Simón Bolívar. Con Greenpeace más tarde, en Alemania. De Nicaragua trata su segunda novela, "Nombre de torero". Denuncia el mal giro que tomó desde el principio el Frente Sandinista, falso icono revolucionario para buena parte de la izquierda. Unas líneas de muestra: «Mientras caminábamos (…) el sandinista me informó (…). —Les dieron con todo a los compañeros de la Simón Bolívar. Los desarmaron, detuvieron y juzgaron. (…) Lo sentimos, pero (…) los cubanos tienen sus exigencias. Tú entiendes. (…) Por entender, tuve que renunciar a mi (…) nacionalidad nicaragüense, (…), volver a ser chileno, a llamarme Juan Belmonte (…). Pero por lo menos puedo contarlo. Otros no tuvieron la misma fortuna y desaparecieron en las mazmorras argentinas, paraguayas, uruguayas». (J.B.)

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I “traditori” di Gaza

«Qualsiasi attività o comunicazione con l’occupazione israeliana sotto qualsiasi copertura è un crimine punibile dalla legge», ha detto il portavoce degli Interni di Hamas che attraverso le sue forze di sicurezza, la scorsa settimana, ha fatto arrestare diversi attivisti per la pace nella Striscia di Gaza, dopo che avevano svolto una riunione in videoconferenza con un gruppo di pacifisti israeliani. L’accusa è quella di tradimento. Il portavoce del ministero degli Interni ha affermato che sono stati arrestati con l’accusa di «stabilire attività di normalizzazione con l’occupazione israeliana» e che «qualsiasi attività o comunicazione con l’occupazione israeliana sotto qualsiasi copertura è un crimine punibile dalla legge e un tradimento del nostro popolo e dei suoi sacrifici». I partecipanti alla videoconferenza incriminata si sono scambiati i dettagli sulla pandemia di Coronavirus che imperversa nella Striscia di Gaza, una gravissima situazione sanitaria e per la vita causata sia dall’occupazione israeliana che dalla responsabilità del governo di Hamas che per settimane ha negato l’emergenza. La possibilità di attivare dei canali di solidarietà diretta con l’invio di medicinali, respiratori e presidi sanitari e medici volontari è il “tradimento” di cui vengono accusati da Hamas, per il quale i “traditori” rischiano anni di carcere.

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Covid-19

Dilemmi africani

La pandemia del Coronavirus si diffonde in Africa come nel resto del mondo. Secondo il Centro per la prevenzione ed il controllo delle malattie dell’Unione africana Ad oggi – 10 aprile – i decessi sono 611 ed i casi conclamati sono 12.049, a drammatica smentita degli irresponsabili sostenitori di una presunta immunità degli africani e dei neri al Covid -19. Che ormai ha toccato 52 paesi su 54, colpendo più duramente l’Egitto, l’Algeria ed il Sudafrica, questo ultimo mai veramente guarito dall’Apartheid e precedentemente devastato dall’Aids.
In Africa la pandemia avanza,finora più lentamente che altrove ma inesorabilmente, suscitando enormi inquietudini considerando la carenza in strutture sanitarie e non solo. Tutti gli Stati hanno attuato misure di contenimento, molti hanno decretato lo Stato di emergenza ed il coprifuoco, che per molte popolazioni non sono affatto una novità,e sono già numerosi i casi di violenza compiuti dai polizie ed eserciti.
Nuovi sono invece alcuni laceranti dilemmi che all’improvviso si pongono ai quattro angoli del continente a milioni di persone, quelle più povere. Innanzitutto il fatto di sapere che l’efficacia stessa delle misure di confinamento è seriamente e sin dapprincipio compromessa, specialmente dentro le megalopoli. Per chi vive nelle bidonville del Cairo, di Lagos, Nairobi o Dakar le condizioni per un effettivo “distanziamento sociale” appaiono come fantascienza e evitare gli assembramenti è arduo persino dentro casa. In secondo luogo la consapevolezza di dover scegliere tra rimanere in confinamento per evitare il rischio potenziale di contagio, o uscire per evitare che gli effetti certi di una povertà estrema si abbattano su se stessi e sui propri cari, in primo luogo le bimbe ed i bimbi, perché col confinamento vengono a mancare le magre risorse che quotidianamente e faticosamente si potevano reperire nei meandri dell’economia informale. In questo quadro crescono la paura ed il disorientamento, trovano ulteriore slancio la delusione e la sfiducia nei confronti di stati presenti soprattutto in chiave repressiva mentre le fedi religiose oggi come mai appaiono a molti come unico e ultimo rifugio.
Anche in questo contesto si sono mobilitati associazioni e raggruppamenti, in particolare femminili, alcune ong, volontari – in primo luogo medici ed infermieri -, artisti, emigrati, ecc. per aiutare i più poveri e per iniziative di sensibilizzazione. Questi sono i settori il cui impegno negli ultimi decenni è stato fondamentale per contrastare la “deriva” del continente e che, da avanguardie ma non da soli, si trovano ancora più che nel passato di fronte alla sfida di conquistare una visione d’assieme decisiva per sottrarsi ad un fare spasmodico in parte imposto dalle emergenze ma comunque limitante. Si tratta del “risvegliare le coscienze” di cui scrive Dario Renzi*, possibile e necessario per inventare una vita diversa, avvalorando caratteristiche comunitarie originarie ancora rintracciabili ma anche ricostruendo un tessuto sociale lacerato da una lotta per la sopravvivenza – per qualcuno il sopravvento - in cui hanno dilagato individualismi, egoismi, furbizia, violenza e altro ancora.
Fronteggiando il virus, ragione sentimentale versus ragion di Stato, LC speciale.

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Prepotenza poliziesca in Argentina

Il governo argentino ha conferito alla polizia i poteri di controllo sull’applicazione del decreto per la quarantena generale obbligatoria. Come risultato di tale provvedimento, si registrano numerosi casi di abuso da parte della polizia, umilianti o direttamente criminali. Detenzioni arbitrarie, confisca illegale dei documenti, grossolane umiliazioni: ha avuto ampia risonanza il caso di poliziotti a Buenos Aires che hanno fermato alcune persone che camminavano in strada costringendole a fare flessioni e a cantare l’inno nazionale, una situazione che si ripete decine di volte nei commissariati. Ancor più gravi sono le percosse in strada, soprattutto nei confronti dei senza tetto e dei giovani dei quartieri popolari, colpi di armi da fuoco e diverse forme di tortura nei luoghi di detenzione. Uno di questi casi si è concluso con il suicidio di una donna detenuta in prigione nella provincia di San Luis.

Di sicuro è nelle pratiche delle forze repressive di questo paese che più si percepiscono i tratti di continuità tra l’attuale regime democratico e il passato della dittatura militare genocida (1976-1983).

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Prepotencia policial en Argentina

El gobierno argentino le dio potestad a la policía para hacer cumplir el decreto sobre la cuarentena general y obligatoria. Como resultante de esta situación, se están acumulando numerosos casos de abuso policial, humillante en algunos casos, directamente criminal en otros.

Detenciones arbitrarias, retención ilegal de los documentos o burdas humillaciones: tuvo mucha difusión el caso de unos policías de Buenos Aires que obligaron a unas personas que andaban por la calle a hacer flexiones y cantar el himno nacional, situación que se repite por decenas en las comisarías. Más grave todavía son las golpizas por la calle, sobre todo a los “sin techo” y a las/os jóvenes de los barrios populares, disparos con armas de fuego y diversos tipos de tormento en los lugares de detención. Uno de estos casos terminó con el suicidio de una mujer que se encontraba detenida en un calabozo en la provincia de San Luis.

Seguramente sea en las prácticas de la fuerzas represivas de este país en donde más se perciben los lazos de continuidad entre el actual régimen democrático y el pasado de la genocida dictadura militar (1976-1983).

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Le anziane e gli anziani: noi

(dal blog di Comuna socialista www.comunasocialista.com.ar)
Molte persone, di fronte alla brutalità con cui lo Stato e le Banche hanno esposto tanti anziani al virus in spregio delle loro condizioni e della loro vita*, hanno provato compassione e giusta indignazione. Una reazione di empatia necessaria nei confronti di coloro che sono più vulnerabili alla pandemia. Non si è trattato di una semplice "disattenzione": la vecchiaia è una fase della vita trascurata e disprezzata. Per lo Stato, sono esseri improduttivi e per le famiglie, molte volte, sono esseri misconosciuti. Possiamo iniziare a scegliere migliori cura e rispetto per le nostre anziane e i nostri anziani. Possiamo prenderci cura di loro in questo momento, ma anche imparare a pensarli in modo diverso dalla borghesia. Ad esempio riconoscendoli come persone intere, con un percorso di vita fatto di scelte – più o meno simili alle nostre – tutto da conoscere e condividere; imparando a pensare (e vivere) la vecchiaia come una meta in cui poter acquisire una maggiore saggezza di sé e degli altri, e non come una fase "passiva" della vita. Cioè riconoscerci in loro come parte di una stessa umanità composta da generazioni diverse, in cui la vecchiaia rappresenta il presente e il possibile futuro di tutte/i noi.
* nei primi giorni di aprile vi sono state nelle banche di tutta l'Argentina lunghe file per il pagamento delle pensioni; ciò ha interrotto la quarantena esponendo le anziane e gli anziani al contagio. (NdT)

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Sanatoria per tutti gli immigrati

«Le persone non dovrebbero essere private del diritto alla sanità e ai servizi pubblici solo perché la loro domanda non è stata ancora elaborata» con queste motivazioni il governo del Portogallo ha disposto la regolarizzazione dei richiedenti asilo. Non è una vera e propria sanatoria – restano fuori gli immigrati che hanno perso il permesso o non hanno fatto domanda – né del resto questa è una misura che mette in discussione le regole UE di ingresso e soggiorno degli stranieri. Però, è un’elementare iniziativa di buon senso, tesa a garantire un minimo di tutale, anche sanitarie, a tanti immigrati, che, per la verità, paesi economicamente più avanzati del Portogallo avrebbero già potuto attuare. Questo è il momento di non dimenticare nessuno e di cercare la nostra salvezza assieme, come abbiamo scritto nell’appello dell’A3F “La solidarietà conviene: sanatoria e pieni diritti per tutte/i i/le profughi/e e immigrati/e” (www.a3f.org.). Con questo spirito come La Comune e A3F abbiamo aderito all’appello “Per la sanatoria dei migranti irregolari ai tempi del Covid-19. Gli effetti positivi sarebbero molteplici” (https://www.meltingpot.org/Appello-per-la-sanatoria-dei-migranti-irregolari-ai-empi.html#.XomcsHLOPIU). Possiamo costruire solidarietà e unire i tanti antirazzisti e la gente solidale.

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Un aiuto prezioso

Il governo regionale della Sassonia (Germania) ha lanciato alcuni giorni fa una richiesta di aiuto per la carenza di personale medico e sanitario per fronteggiare la pandemia di Covid.19 nella regione. Trecento siriani rifugiati in Germania si sono messi a disposizione con le loro conoscenze e professionalità e quindi fare del bene alla popolazione sassone. Ciò avviene nella regione in cui il partito xenofobo "Alternativa per la Germania" è la seconda forza più votata dopo la CDU. Una meravigliosa lezione di umanità, un esempio da diffondere. 

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Giro di vite a Budapest

A larga maggioranza, il parlamento ungherese ha consegnato senza limiti di tempo i pieni poteri al primo ministro Viktor Orban. Egli può ora governare a colpi di decreti, chiudere il parlamento, sospendere le leggi esistenti e incarcerare chiunque contesti i dati ufficiali sulla diffusione del coronavirus.
È un ulteriore gravissimo attacco alle libertà, che denunciamo con forza. Il voto parlamentare amplia ulteriormente le disposizioni d’emergenza in vigore dall’11 marzo scorso e di conseguenza i poteri del governo, che già controlla i principali media e la magistratura e che negli ultimi anni si è distinto per i durissimi attacchi nei confronti degli immigrati ed alle condizioni dei lavoratori.
È purtroppo facile prevedere che tali misure – che si è voluto giustificare con la pandemia in corso – aumenteranno invece i rischi per la salute di tutte e tutti: l’Ungheria, che secondo i dati ufficiali è toccata ancora marginalmente dal contagio, è del tutto impreparata ad affrontare la pandemia.
Orban, l’amico di Salvini, incarna in forma estrema una linea di tendenza diffusa in tutte le democrazie del mondo, dagli Usa di Trump al Brasile di Bolsonaro, dalla Gran Bretagna di Johnson all’India di Modi: nella sua decadenza essa mostra il suo volto più brutale e antipopolare, corrotto e incapace, autoritario e d’elite.

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 Appello per la sanatoria dei migranti irregolari ai tempi del Covid-19

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Appello contro il decreto della digitalizzazione

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