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Contro il virus dal mondo

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Siria

Per la prima volta sul banco degli imputati

E´cominciato in Germania il primo processo per crimini contro l’umanità a due ex esponenti del regime siriano. Anwar R., ex colonnello dell’esercito, e Eyad A., ex agente dei servizi di sicurezza. Verranno processati per aver preso parte alla tortura di piú di 4000 persone e all´uccisione di altre 58. Il processo si terrà nella città di Coblenza grazie a una legge del 2002 che permette di giudicare i delitti contro l’umanitá anche se sono stati commessi in un altro paese. L’avvocato Anwar Al Bunni del Syrian Center for Media and Freedom of Expression, uno dei promotori di questa causa, vittima anch’egli delle torture praticate nelle carceri siriane, in un’intervista al giornale El Pais afferma: “non sarà un processo solo contro di loro. Verrá giudicato tutto il regime. Questo processo servirà a fare luce su tutta la catena di comando”. Si apre una speranza per le migliaia di persone denuncianti che in questi anni non hanno voluto rinunciare a chiedere giustizia, nonostante l’índifferenza e la complicità della comunitá internazionale con il regime criminale di Bashar Al Assad.

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Usa

Complottisti e curatori

Cari complottisti, ecco finalmente i vostri veri ispiratori: Bolsonaro e Trump. Andiamo a vedere. L'ultradestro premier brasiliano continua a definire il Coronavirus “una montatura dei media”. Anche per il suo amico Trump si tratta di un'operazione ordita dall'alto, dall'organizzazione mondiale della sanità ai governatori democratici di alcuni degli Stati degli Usa. Entrambi gli orridi figuri reclamano a gran forza la fine delle misure di sicurezza e del lockdown, ma non basta: hanno presenziato a manifestazioni di piazza i cui partecipanti, tutti senza mascherine e in violazione delle distanze di sicurezza, reclamano la loro libertà; evidentemente quella di contagiare gli altri. Nel caso degli Usa organizzate dai peggiori raggruppamenti di estrema destra, in quello del Brasile invece il Presidente ha direttamente invocato l'intervento dell'esercito arringando la folla. Siccome esistono complottisti che in qualche modo si definiscono di sinistra, è bene che sappiano quali sono i loro riferimenti. Chi invece ha a cuore la difesa della vita, come noi, vedrà con favore che a contrapporsi – fisicamente, bloccando le macchine strombazzanti dei fan di Trump – alle scelleratezze di cui sopra sono stati, il 20 aprile a Denver, Colorado, alcuni coraggiosi infermieri in divisa da lavoro e mascherina. Una rappresentazione chiarissima di quanto sia indispensabile difendere e affermare le nostre vite dai decadenti e vocianti personaggi che siedono ai vertici degli Stati, anche democratici.

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Bambini di strada in India

“Buio in ogni direzione”

472 milioni: sono i bimbi e le bimbe indiane, la più numerosa popolazione infantile del mondo. Una parte importante di loro vive in famiglie poverissime. I più vulnerabili sono quelli che vivono per strada, da soli, con ciò che riescono a procurarsi: si calcola che siano milioni, solo nella capitale Delhi le stime vanno da 70 a 200mila. Oggi vedono “buio in ogni direzione” – come afferma uno di loro – perché la quarantena decisa dal governo del razzista e fascistoide Modi li ha messi in una gigantesca prigione: non possono più muoversi e procurarsi cibo, lavoretti, espedienti per tirare avanti, frequentare mense che gli assicuravano pasti. Sono ancora più esposti alle violenze, ai soprusi, ai danni psicologici dovuti ad una tale quarantena e al pericolo del Covid-19, senza assistenza sanitaria. I soccorsi ipocritamente forniti dallo Stato sono solo una goccia nel mare, insignificanti rispetto alla portata del problema. Sono associazioni volontarie e caricatevoli quelle che cercano, in mezzo a mille difficoltà, di aiutarli in una così drammatica emergenza. Per le sue caratteristiche, il virus sembra in gran parte risparmiare bimbi e bimbe, ma non altrettanto lo stato. Quello indiano, come tanti altri, ha dichiarato una “guerra contro il virus”: come in tutte le guerre attuali le principali vittime “collaterali” sono i civili, tra le prime ci sono i bambini e le bambine di strada.

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Invasione di locuste in Africa

Emergenze e responsabilità

Le popolazioni di numerosi paesi dell’Africa nord-orientale sono sotto la minaccia e gli effetti della più grande e devastante invasione di locuste degli ultimi decenni. Duecentomila ettari di raccolti sono già stati distrutti, milioni di persone - soprattutto i settori più poveri - specialmente in Etiopia sono minacciati da una terribile carestia. Le ragioni di questo fenomeno risiedono nelle situazione climatica estrema verificatasi nei mesi scorsi in regioni dell’Africa ove vi sono state precipitazioni abnormi e alluvioni: ciò è parte dei cambiamenti climatici in corso dovuti all’intervento umano, in particolare alla enorme immissione di gas serra nell’atmosfera. Così, l’abbondanza di acqua e le temperature hanno favorito la proliferazione di questo insetto, capace di divorare grandi quantità di vegetali e di viaggiare in sciami di miliardi di esemplari per centinaia di chilometri. Questa emergenza umanitaria drammatica già in corso si aggiunge alle minacce di estensione del contagio di Covid-19 che gravano nel continente africano. E’ un monito a capire che le emergenze come questa e come quella del Covid-19 non hanno solo origini naturali ma sono dovute anche a precise responsabilità umane, in primis degli stati e dei poteri economici e militari che fanno violenza contro la natura e alterano irresponsabilmente i cicli e gli ecosistemi naturali.

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Brasile

Politica senza ritegno

Il ministro della salute brasiliano è stato sbrigativamente destituito dal presidente della repubblica Bolsonaro nel momento in cui si sta entrando nel periodo più critico del Covid-19 nel paese. Luiz Henrique Mandetta ha visto crescere il proprio consenso a livello popolare per aver difeso le prescrizioni di isolamento sociale proposte dall’OMS, scontrandosi con il presidente favorevole invece ad un’attenuazione delle misure in nome degli interessi economici. Le relazioni fra il presidente e il ministro si sono deteriorate in seguito a una serie di dichiarazioni pubbliche in cui il ministro ha criticato la posizione e le attuazioni del presidente nel fronteggiare la pandemia. Secondo il ministro “è necessario parlare con una sola voce, perché altrimenti si trasmette alla popolazione incertezza, le persone non sanno se dare retta al ministro della salute o al presidente.” Lungi dall’essere schierato a difesa della vita, Mandetta è stato scelto per il suo incarico in quanto medico ortopedico per ammantare di un carattere scientifico l’area di competenza più importante del governo e anche per il suo profilo ideologico conservatore, allineato con quanto di più arretrato ci possa essere nel paese e fautore della sanità come lusso per i pochi che hanno la possibilità di pagarsela. La destituzione ha provocato una reazione immediata. In diverse città del paese la gente ha usato le pentole come tamburi al grido di: “Via Bolsonaro genocida!”. Sale la tensione politica e Bolsonaro vede crescere il malcontento popolare nei suoi confronti perdendo l’appoggio anche da parte di settori della borghesia. Le prossime mosse del presidente di fronte alla pandemia del Covid-19 saranno determinanti per le sorti di migliaia di vite umane. Gli ultimi rilievi indicano che il virus ha già toccato varie regioni del paese, compresa l’Amazzonia dove si è avuta la conferma di casi di contagio e di morte nelle comunità originarie. L’inattendibilità delle cifre per il ritocco verso il basso dei casi notificati, l’assenza di tamponi e il rapido avanzare della malattia profilano uno scenario drammatico. Nessun governo o stato garantirà le cure necessarie per preservare la vita, la presunta “unione” che proclamano i politici non è altro che un raggiro e l’aiuto reciproco sarà determinante in questo momento cruciale che attraversa l’umanità.

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Frontiera Usa-Messico

Espulsioni disumane e pericolose

Lo spregevole Donald Trump sta approfittando dell’emergenza sanitaria per respingere gli immigrati che giungono alla frontiera statunitense, compresi i richiedenti asilo. Alcuni vengono rispediti al paese centroamericano d’origine su voli aerei nei quali non v’è alcuna garanzia che non diventino veicoli di contagio da Covid 19. Altri vengono deportati dalle autorità messicane nel sud del paese, ammassati lungo la frontiera con il Guatemala a sua volta chiusa a causa della pandemia.

È uma emigrazione forzosa alla rovescia che porta con sé rischi mortali per migliaia di donne, di uomini, di bambine e di bambini, espressione della disumanità degli Stati.

Da sempre la nostra specie si è spostata per terra e per mare mossa dalla ricerca di una vita migliore e per sfuggire a calamità naturali o epidemie come quella in corso; gli Stati e i poteri oppressivi si contrappongono a queste speranze ed agli spostamenti umani nella misura in cui sfuggono al loro controllo e non rispondono ai loro interessi. E invece gli immigrati possono incarnare una possibilità di miglioramento per tutti. È una considerazione che tra l’altro possiamo trarre da un semplice dato di fatto: più di dodici milioni di immigrati presenti negli Stati uniti lavorano nella sanità o comunque svolgono servizi essenziali, tanto preziosi nella lotta contro il virus.

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Sudan

I comitati di resistenza s'impegnano per la prevenzione

80 respiratori e 200 posti (40 negli ospedali pubblici) in terapia intensiva a fronte di 44 milioni di abitanti: sono numeri che possono dare un'idea dell'estremo pericolo da cui è minacciata la popolazione sudanese nel caso di una diffusione del coronavirus nel paese. Devastata dal regime di Al Bashir che dedicava il 90 per cento delle proprie risorse alle spese militari, la sanità pubblica non è minimamente in grado di garantire cure e protezione alla gente comune che, nella grande maggioranza dei casi, non ha i mezzi per accedere alle cliniche private. Per aiutare la prevenzione del virus hanno preso l'iniziativa i comitati di resistenza, rete di organismi di base che hanno animato al lotta prima contro la dittatura di Al Bashir, poi contro la giunta militare e assunto compiti di mutuo aiuto e ricostruzione nei quartieri. Con l'alcool precedentemente utilizzato per fare liquori hanno realizzato detergenti, hanno cucito mascherine e distribuito questi materiali nei quartieri, in primo luogo ai tanti giovani che vivono per strada, dispiegando inoltre un'opera d'informazione sul pericolo del virus e come difendersi. Nel paese, per fortuna ancora poco colpito, c'è una forte sottovalutazione della situazione e la giusta sfiducia verso istituzioni responsabili di crimini efferati, assieme alle condizioni di vita molto precarie di molti, fa sì che la "quarantena" e le misure di "distanziamento sociale" spesso non vengano rispettate.

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Spagna

Vicini solidali

A Coruña, Galizia (Spagna): in questa città affacciata sull'Atlantico nel nord della Spagna, i Gruppi di Appoggio Mutuo (GAM) svolgono un'opera solidale preziosa; 1500 persone in 12 quartieri organizzate in 6 gruppi di lavoro (appoggio al commercio locale, diritto alla casa, emergenza alimentare, sostegno psicologico, diritti sociali, "cuci a casa"). Si battono contro gli sfratti minacciati anche in questo periodo di emergenza, vanno in aiuto delle persone rimaste senza risorse economiche per potersi nutrire, cuciono mascherine, si prendono cura di persone immigrate senza documenti che non possono uscire per strada rischiando l'arresto, danno vita a una rete di "appoggio emotivo comunitario" con il sostegno di psicologi.

Sempre in Galizia, a Vigo e provincia, un gruppo di più di novanta donne, dai 19 ai 90 anni, cuce a macchina instancabilmente camici e mascherine per un ospedale della città. A Bilbao (Euzkadi), invece, nel quartiere di Otxarkoaga, i giovani maghrebini di un'associazione solidale si occupano di fare la spesa nelle botteghe del quartiere e al mercato per poi portarla gratuitamente agli anziani che ne hanno fatto richiesta. In altre città i sindacati dei venditori ambulanti, per lo più immigrati, svolgono attività simili oppure sono le associazioni di quartiere a farsi carico dei bisogni delle persone più in difficoltà.

Sono alcuni esempi delle moltissime iniziative di mutuo aiuto sviluppatesi in tanti quartieri in quasi tutte le città del territorio spagnolo, espressione di una reazione solidale a fronte dell'emergenza del coronavirus.

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Tra i più fragili e vulnerabili


La pandemia del coronavirus coinvolge l’umanità intera in ogni angolo del pianeta, ma esistono grandi comunità coatte di uomini, donne, bambini, che sono in condizione di maggiore vulnerabilità e che rischiano di subire le peggiori conseguenze di questa pandemia. Sono i rifugiati e le persone che vivono nei campi profughi. Per loro poter rispettare anche le minime disposizioni precauzionali – lavarsi accuratamente le mani con il sapone, mantenere la distanza di sicurezza dove mediamente vivono 7 persone in meno di venti metri quadrati – non è nemmeno immaginabile. Tanto meno hanno a disposizione sufficienti strutture sanitarie adeguate alla cura delle persone colpite dal virus. La diffusione del Covid-19 nei campi per rifugiati è una catastrofe silente perché non trova spazio nell'informazione. I profughi nel mondo sono quasi 71 milioni e oggi non ricevono assistenza se non quella dei volontari. I governi, al contrario, approfittano dell'emergenza per blindare i confini come avviene in Europa, respingere in mare come avviene in Italia e Grecia, deportare come in Ungheria o addirittura sparare contro coloro che cercano di uscire dai campi come è accaduto nelle scorse settimane in Marocco, Libia, Siria, Libano e Bangladesh. Invece sono migliaia i volontari – medici, infermieri, insegnanti, persone comuni – che a rischio anche della propria vita, con guanti e mascherine spesso autoprodotte nei campi, sono accanto a questa umanità ancora più fragile e vulnerabile.

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