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Contro il virus dal mondo

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Siberia

CALDO E INCENDI CONVENIENTI

Da settimane si sono riaccesi gli incendi in Siberia, molto preoccupanti per numero e dimensioni. I fumi hanno raggiunto anche il nord degli Stati Uniti e il Canada. Sono coinvolti oltre un milione di ettari, un'area che arriva al Circolo Polare Artico. Un'ondata di caldo anomalo sta investendo quelle zone che si stanno scaldando ad un ritmo molto più veloce di quanto previsto dai climatologi. Si sta verificando un rapido disfacimento del permafrost, il suolo perennemente ghiacciato, con liberazione di grandi quantità di carbonio, prima incombustibile, in forma altamente infiammabile. Effetto del surriscaldamento globale, ma anche dell'incuria dello stato e delle autorità che non hanno adottato misure di prevenzione e/o di contenimento adeguate. Il clima mite sta portando allo scoperto una quantità immensa di risorse energetiche (metano e petrolio) e minerarie, liberando dal ghiaccio milioni di ettari di suoli che diventano anche coltivabili. Caldo anomalo e incendi convenienti per gli autocrati della Federazione Russa: si pensi alla rete di interessi economici che ruotano attorno all'industria energetica e che ha fatto di Putin e i suoi tra gli uomini più ricchi e potenti al mondo. Una dimostrazione palese e drammatica di come gli stati, per loro natura, siano una minaccia per il bene del Pianeta e dell'Umanità. Essi perseguono innanzitutto i loro interessi e l'affermazione del loro potere a discapito delle maggioranze e sulle altre nazioni...a qualunque costo.

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Messico: la narcodemocrazia violenta

La violenza in Messico sembra non avere fine: un giorno, un attacco al capo della polizia e, il giorno dopo, decine di morti vittime della resa dei conti tra i trafficanti di droga. I narcos godono di totale impunità e sono così profondamente inseriti nelle strutture dello Stato e delle forze di sicurezza al punto che è giusto definire il Messico come una "narcodemocrazia". A ciò si aggiungono le conseguenze della pandemia (presto saranno superate 30.000 vittime), aggravate dall'irresponsabilità del governo di Lopez Obrador pienamente parte del gruppo dei cosiddetti "negazionisti".

Le minacce contro la gente comune si intersecano e si condensano. Nel mese di maggio, Giovanni Lopez, un umile operaio di Jalisco, è stato arrestato dalla polizia per non aver indossato la mascherina ed è stato ucciso nella stazione di polizia. Il fratello ha reso noto il caso spinto anche dalle mobilitazioni per l'assassinio di George Floyd negli Stati Uniti. Sono seguite grandi proteste in varie città messicane, dove i dimostranti hanno dovuto fare i conti con le intimidazioni degli agenti di polizia infiltrati che minacciavano di rapirli e farli scomparire. Queste reazioni coraggiose in difesa della vita, soprattutto con protagonisti giovani, sono fondamentali per impedire che la violenza narco-statale possa normalizzarsi.

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Sud Sudan

di nuovo in fuga

Dalla metà di giugno sono ripresi gli scontri e nuove brutali violenze nelle regioni orientali del paese. Medici senza frontiere, che da tempo opera nell'area, denuncia la gravità della situazione sanitaria: le persone ferite e in fuga, bisognose di cure, si aggiungono a coloro che sono colpiti dalla malaria, molto diffusa, e alla malnutrizione che dilaga tra i più piccoli. Come sempre, infatti, a pagare il prezzo degli scontri tra le differenti fazioni sono le donne e i bambini inermi.

La storia di questo paese, grande due volte l'Italia ma con una popolazione giovanissima che non arriva a un quarto di quella italiana, è particolarmente martoriata, tra un passato coloniale e le lunghe guerre civili e di indipendenza in cui lo scontro tra potentati locali è periodicamente rinfocolato dagli interessi di potenze regionali e internazionali.

Il rispetto nei confronti delle vittime non consente alcun fatalismo; piuttosto è necessario riflettere su quanto amari siano i frutti delle strade politiche di presunta liberazione dall'oppressione. Il Sud Sudan è lo Stato di più recente costituzione al mondo: ha ottenuto l'agognata indipendenza nove anni fa, sancita da un referendum in cui il 99% dei votanti si è espresso per l'indipendenza; eppure in questi anni non ha visto un giorno di pace ed è al quarto posto sul pianeta come numero di profughi.

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India

In lotta per difendere la terra

In India, dal 20 giugno un'ondata di proteste dei contadini e delle contadine organizzate dal sindacato KRRS (Associazione dei contadini dello Stato del Karnataka) hanno investito decine di città della stessa regione per contestare l'approvazione di alcuni emendamenti alla legge di riforma agraria. Il governo locale vuol favorire speculatori immobiliari e grandi proprietari terrieri che vogliono occupare sempre più terre, estromettendo i contadini ed ha cercato di approfittare delle restrizioni dovute alla pandemia Covid19, sperando così di non dover affrontare l'opposizione dei lavoratori della terra. Questi emendamenti favoriranno la cementificazione, l'espansione della grande proprietà terriera, la distruzione delle varietà locali e aumenteranno l'inquinamento da pesticidi e concimi chimici, a scapito dell'ambiente, dei piccoli agricoltori e delle contadine senza terra che coltivano terre comuni in prossimità di aree selvagge o affittano piccoli appezzamenti che altri non usano, per realizzare, in prevalenza, piccoli orti e campi per autoconsumo familiare. In India, il 56% dei coltivatori sono donne, e solo una piccola percentuale di loro possiede i titoli di accesso alla proprietà della terra. Le lotte contadine, in quel Paese, sempre più spesso, tendono ad unire, nei fatti, le rivendicazioni per i diritti e la difesa delle risorse ambientali.

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Manifestazioni antirazziste

Non cedere all'escalation

Ieri a Louisville, Kentucky, un bianco ha sparato contro i manifestanti antirazzisti scesi in piazza come ogni giorno dal 25 maggio. Contemporaneamente era stato autorizzato un controraduno di “patrioti”, come si definiscono i suprematisti bianchi di Ku Klux Klan e affini. Si sono recati in strada armati, e lo erano anche alcuni fra gli attivisti di Black Lives Matter. Prevedibile ciò che sarebbe successo: l'uomo, incoraggiato dalle grida dei razzisti inneggianti al potere bianco, ha sparato decine di volte sulla folla uccidendo un uomo e ferendone un altro.

Nella giornata, Trump ha salutato i suprematisti bianchi come “persone fantastiche” con un tweet che è stato poi costretto a cancellare per la scarica di indignazione proveniente anche dal campo repubblicano.

Negli Stati uniti risiede il 4,4% della popolazione terrestre, ma il 42% dei civili armati del mondo. Basta questo a rendere la situazione davvero pericolosa ma, se quello di Louisville dovesse essere un precedente per le prossime manifestazioni e dovesse dunque cronicizzarsi un'escalation della violenza armata, può peggiorare con enormi danni per l'incolumità e le coscienze delle persone comuni. Per prime quelle che si esprimono oggi contro il razzismo e che si trovano ancora una volta a piangere vittime innocenti.

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Ustica

40 anni di menzogne di Stato

Il 27 giugno del 1980 precipitava a Ustica il Dc 9 Itavia da Bologna a Palermo. Il tragico bilancio fu di 81 morti, tra cui 13 bambini.

Da subito cominciò l'opera di depistaggio statale, tra menzogne e decessi in "strani" incidenti di testimoni scomodi. Come causa della tragedia da subito si cercò di sostenere la tesi del cedimento strutturale o della bomba a bordo. Tesi smentita dalle perizie e ora accertata anche nelle aule dei tribunali: il DC9 fu abbattuto da un missile.

La verità è che quel giorno nei cieli italiani ci fu uno scontro bellico. Sotto il Dc 9, per nascondersi ai radar, volava un Mig23 libico. Ma in volo c'erano anche dei caccia della Nato, molto probabilmente francesi o americani, come è testimoniato dai tracciati radar. Per abbattere il Mig, da uno dei caccia, è partito un missile che ha colpito anche il Dc9. Anche il ritrovamento, qualche tempo dopo, del Mig23 libico abbattuto e del pilota morto sono una conferma di questa tesi. Secondo le perizie il pilota libico era deceduto proprio il 27 giugno.

A distanza di 40 anni però la strage di Ustica è rimasta impunita. È una strage di Stato e degli Stati e una conferma di come questi si fondino sulla guerra e sulla menzogna. Se si sono cominciati ad aprire degli squarci di verità nel velo di bugie statali è solo grazie al tenace impegno dei familiari delle vittime e alla loro ricerca di giustizia. Ancora dopo quaranta anni a loro va tutta la nostra solidarietà e il nostro appoggio.

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