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Quanto cercheremo una rinnovata saggezza della comune umanità, invece di aggravare l’irragionevolezza dell’individualismo imperante? 

Reagire! di Dario Renzi, LC n° 357

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Dopo l'uccisione di Don Roberto, l'accoglienza continua

Don Roberto Malgesini è stato ucciso martedì mattina da un uomo che lui stesso conosceva e aiutava, un senza tetto con disagi psichici. Don Roberto era un prete attivo nell'accoglienza e nella solidarietà che, insieme ad altri – pochi -come lui a Como, ha "aperto le menti, i cuori" e le parrocchie per aiutare chi arriva in questo paese fuggendo da fame, guerre e discriminazioni oppure non è riuscito a sbarcare il lunario pur essendo nato e cresciuto in questo paese. Ogni giorno, insieme a tanti volontari, portava cibo, vestiti, coperte,...alle molte persone che, nella ricca città lariana, vivono per strada. Durante il lockdown ciò gli è costato pure una multa.

L'entrata in vigore dei decreti sicurezza e la conseguente chiusura dei campi profughi, incluso quello di Como, ha riversato centinaia di persone sul territorio, senza alcuna tutela, abbandonate a se stesse se non fosse per l'opera costante di tante persone di buona volontà, cattolici e non, che continuano a fornire assistenza e conforto. Condizione, quella dei senza tetto, che aggrava ulteriormente il disagio di chi soffre il razzismo e l'emarginazione di un contesto che fa del diverso la causa di tutti i mali. Ai volontari, ai familiari, agli amici di don Roberto va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno.

Quella di don Roberto riporta alla memoria un'altra triste perdita, avvenuta in circostanze molto simili, quella di don Renzo Beretta, avvenuta il 20 gennaio 1999 a Ponte Chiasso.

"Come disse in quell'occasione don Renzo Scapolo (altro sacerdote attivo nella solidarietà) – afferma don Giusto con cui abbiamo condiviso diverse iniziative per l'accoglienza e contro il razzismo – ora c'è un operaio in meno. Dobbiamo darci da fare".

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