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Quanto cercheremo una rinnovata saggezza della comune umanità, invece di aggravare l’irragionevolezza dell’individualismo imperante? 

Reagire! di Dario Renzi, LC n° 357

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Con Giuseppe Prestipino

In memoria e oltre

Per noi proseguire a parlare e scrivere di Giuseppe, ora che ha terminato la sua lunga e ricca esistenza, non è solo ricordarlo ma continuare a viverlo, immaginare di interrogarlo, intervistarlo, dialogarci. A tutto campo, così come è stato disponibile e ci ha sollecitati a farlo da quando ci siamo conosciuti più di un decennio fa.

Nel 2007, infatti, ci venne a trovare a Casa al Dono, il nostro luogo di ricerca e sperimentazione di una vita diversa e migliore, ed è lì che ci siamo conosciuti per la prima volta. Con già più di 80 primavere sulle spalle, la sua curiosità intellettuale e umana, grazie al rapporto intessuto e rinnovato con Renato Scarola, lo sospingeva a conoscere la nostra corrente di pensiero e di azione e le sue organizzazioni sorelle, in particolare italiana – l'allora Socialismo rivoluzionario, oggi La Comune -, le nostre persone, inseparabilmente dalle nostre idee. Giuseppe, filosofo e intellettuale di grande levatura, anche umana, sapeva benissimo che incontrarci teoricamente e idealmente non era facile: lui che veniva da decenni di impegno sociale e politico, prima nel Pci (di cui è stato anche dirigente nazionale) poi in Rifondazione comunista, noi con una storia originariamente e originalmente trotskista proprio in quegli anni in via di superamento e nel pieno della fondazione di una nuova teoria generale dell'umano, umanista socialista. E lo sapevamo anche noi. Eppure sin da quel primo incontro, attraverso i dialoghi con Dario Renzi e con Renato, negli scambi conviviali durante i pasti, nella cucina dove s'intratteneva filosoficamente con Paula, nella corte o nel "disimpegno" dove poteva trovare ciascuno di noi, indaffarati o intenti a studiare o discutere di questioni grandi e piccole, cominciammo a conoscerci e a capire la pasta umana oltre che la profondità intellettuale di Giuseppe.

La sua formazione comunista s'intrecciava peculiarmente con i suoi studi su Gramsci, di cui è stato uno dei maggiori conoscitori e saggisti a livello internazionale, e la sua ricerca culturale, con la sua originaria e mai attenuata passione per Kant e il suo "imperativo morale", per Leopardi e per Giambattista Vico che ha contribuito a farci conoscere. Un intreccio che lo sospingeva a non cessare la sua ricerca d'impegno intellettuale e umano di una diversa convivenza umana, quella stessa ricerca che non trovava negli ambiti politici che frequentava. Anche per questo venne a trovarci, poi scrivendone su "il manifesto" ("Nella Casa di Rosa") per farci conoscere, provando a infrangere l'ostracismo che quegli stessi ambienti ci avevano (per quanto potevano) riservato e sollecitando noi a superare una certa chiusura che ancora vivevamo.

E' stata una conoscenza e un dialogo non lineare, avevamo differenze mai celate e sempre apertamente affrontate ma – credo – una volontà reciproca di imparare il meglio l'uno dagli altri e viceversa, di ascoltarsi, conoscerci, confrontarci alla ricerca teorica e pratica di una strada diversa di autoemancipazione.

E da quel primo incontro Giuseppe non ha mai perso occasione, e noi con lui, per coltivare e approfondire la conoscenza umana, ideale, teorica e pratica. E' tornato più volte alla Casa della Cultura nelle estati degli anni successivi e ha partecipato, finché le sue condizioni fisiche glielo hanno consentito, a tante iniziative di dibattito pubbliche e non, che abbiamo organizzato (dal Meeting su Rosa Luxemburg a Firenze nel 2008 in occasione dell'anniversario della sua morte, agli appuntamenti della Lunga estate a Vallombrosa dedicati a Vico e sulla prospettiva etica, fino all'Assemblea generale della corrente per discutere del Progetto Verso la comune umanista socialista), invitandoci lui al Convegno antirazzista che aveva organizzato a Roma assieme ad altri suoi amici e colleghi all'università di Tor Vergata e Roma 3 nel 2010, fino a pubblicare con Prospettiva Edizioni L'arte della memoria facendosi a lungo intervistare da Antonella Savio e da me, superando le difficoltà di salute e la distanza geografica.

Il dialogo così ricco e profondo costruito negli anni in special modo con Dario Renzi l'ha portato ad autodefinirsi, non senza la sua sottile e gentile ironia, "un aderente eterodosso della corrente umanista socialista". Ce lo disse sorridendo, perché il nostro dialogo era diventato amicizia, sempre rispettosa nelle convergenze e nelle differenze; ce lo disse e ce l'ha ripetuto più volte sorridendo perché ci aveva scelto e il legame costruito assieme era umano e umanista. Non è stato solo protagonista della nostra fondazione teoretico generale ma di noi. Ha scelto di stare con noi nell'ultima, intensa, fase della sua esistenza, dopo aver vissuto senza ossessioni la sua vita e il suo impegno. E anche il suo andarsene ieri mattina.

Ricordandocene, continueremo ad attivare le nostre facoltà e la nostra coscienza per lui, a cominciare dal prossimo numero de La Comune cartaceo.

Vallombrosa, 18.9.2020

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