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ECDC: di fronte alla pandemia una "calma" irresponsabile

Il 18 febbraio, tre giorni prima che venga alla luce il focolaio di Coronavirus a Codogno, il Consiglio tecnico del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) - agenzia dell'Unione Europea per la difesa nei confronti delle malattie infettive - si riunisce per discutere del Covid 19.

Secondo l'inchiesta del quotidiano El Pais, gli atti dei due giorni di riunione rivelano l'opinione prevalente che la situazione sia sotto controllo e che il "rischio sia basso" per la popolazione europea e, malgrado qua e là emergano pareri più sensati, c'è più preoccupazione di "non diffondere il panico" che di sottoporre ad esame le persone che presentano sintomi potenzialmente riconducibili al coronavirus e di informare la gente comune del pericolo che si approssimava. Secondo alcuni, in questa mancanza elementare di cautela e di prevenzione ha pesato il precedente della Sars: all'epoca ci furono aspre critiche per i soldi spesi a fronte di un virus che colpì poco l'Europa. In ogni caso l'agire dell'ECDC esprime sia quanto le considerazioni politiche - di controllo sociale ed andamento dell'economia - ostacolino aspetti basilari di tutela della salute sia quanto la sottomissione agli Stati (l'ECDC ha soprattutto una funzione consultiva) depotenzi o distorca il contributo che la scienza può dare alla difesa della vita delle persone.

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