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Il trucco e parrucco del sistema


“Giuro che al prossimo servizio sui parrucchieri smetto per sempre di guardare il telegiornale!”, dice una compagna alla riunione del coordinamento locale romano de La Comune. E vi assicuro che non è una donna poco piacente né che si interroga poco sulla propria bellezza: solo che sa che colore e messa in piega ne sono conseguenze, non la fonte. Come darle torto?

Il frullatore emozionale in cui siamo stati ficcati ancor più da quando è cominciata l'epidemia significa che dopo una fase 1 in cui le notizie concernevano ossessivamente decessi e contagiati, con la fase 2 ecco la brusca virata del ritorno alla normalità: un'ondata di superficialità a dir poco grottesca ci investe per cui adesso, con lo stesso portato di ansia come se fossero appunto questioni di vita e di morte, dobbiamo preoccuparci del parrucchiere e dell'estetista, del cornetto al bar e del mojito in spiaggia. Ma che mondo è? Ma veramente siamo impazziti? Prenotatevi pure l'estetista (come peraltro ho fatto anch'io) ma per favore, riflettiamo: nessuno di noi è morto perché aveva le sopracciglia in disordine, molti, invece, sono morti perché i dominanti hanno sottovalutato un virus che è conseguenza dell'inquinamento sfrenato e hanno lucrato per decenni sulla sanità. Soprattutto, riguardo alla vita, cerchiamo di non scambiare il principale con il secondario e ripensiamone l'interezza, nella quale un piccolo spazio lo trova pure il parrucchiere. 

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