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Quanto cercheremo una rinnovata saggezza della comune umanità, invece di aggravare l’irragionevolezza dell’individualismo imperante? 

Reagire! di Dario Renzi, LC n° 357

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In ricordo di Luis Sepulveda

È morto giovane, a 70 anni. “Ha percorso da molto giovane quasi tutti i territori possibili della geografia e dell’utopia”. Ha vissuto da narratore di storie pubblicando più di trenta libri e come persona impegnata. Contro Pinochet nel Cile dove era nato e che dovette lasciare nel 1977. Durante la rivoluzione in Nicaragua con la Brigata Simon Bolivar. Più tardi, in Germania, con Greenpeace. Racconta del Nicaragua nel suo secondo romanzo “Un nome da torero”. Denuncia la svolta negativa che che prese sin da subito il Fronte Sandinista, falsa icona della rivoluzione per gran parte della sinistra. Alcuni brani sono esemplari: “Mentre camminavamo (…) il sandinista mi informò: - Hanno colpito i compagni della Simon Bolivar. Li hanno disarmati, detenuti e giudicati. (…) i cubani hanno le loro esigenze. Tu capisci - (…). Per capirci, fui costretto a rinunciare alla mia (…) nazionalità nicaraguense (…) tornare ad essere cileno, a chiamarmi Juan Belmonte (…). Ma almeno posso raccontarlo. Altri non hanno avuto la stessa fortuna e scomparvero nelle prigioni argentine, paraguayane e uruguayane”.


en recuerdo de Luis Sepúlveda

Ha muerto joven, a los 70 años. «Recorrió desde muy joven casi todos los territorios posibles de la geografía y las utopías». Vivió como narrador de historias en más de treinta libros y como persona comprometida. Contra Pinochet en su Chile natal, que tuvo que abandonar en 1977. Con la revolución nicaragüense en 1979, en la Brigada Internacional Simón Bolívar. Con Greenpeace más tarde, en Alemania. De Nicaragua trata su segunda novela, "Nombre de torero". Denuncia el mal giro que tomó desde el principio el Frente Sandinista, falso icono revolucionario para buena parte de la izquierda. Unas líneas de muestra: «Mientras caminábamos (…) el sandinista me informó (…). —Les dieron con todo a los compañeros de la Simón Bolívar. Los desarmaron, detuvieron y juzgaron. (…) Lo sentimos, pero (…) los cubanos tienen sus exigencias. Tú entiendes. (…) Por entender, tuve que renunciar a mi (…) nacionalidad nicaragüense, (…), volver a ser chileno, a llamarme Juan Belmonte (…). Pero por lo menos puedo contarlo. Otros no tuvieron la misma fortuna y desaparecieron en las mazmorras argentinas, paraguayas, uruguayas». (J.B.)

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