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Quanto cercheremo una rinnovata saggezza della comune umanità, invece di aggravare l’irragionevolezza dell’individualismo imperante? 

Reagire! di Dario Renzi, LC n° 357

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Un’altra strage “normale”

Siamo tutti minacciati. Chi può cambiare?


Giulio Murolo, infermiere abitante a Secondigliano ieri ha fatto una strage con una sparatoria che è durata per un’ora e mezza. Ha ucciso Concetta Uliano (la cognata) e Luigi Murolo (il fratello) accorso per aiutarla, poi si è rivolto alla gente che passava e come hanno detto i testimoni con fredda lucidità, ha ucciso Luigi Cantone che viaggiava sul proprio scooter e Francesco Bruner, vigile urbano fuori servizio che coraggiosamente ha cercato di salvare la vita di alcune persone sotto tiro dell’assassino. Infermiere normale e taciturno, Murolo coltivava in privato, il culto delle armi (due pistole, carabine, fucili, un kalashnikov ed un machete), l’amore per la caccia, l’odio verso famigliari e i vicini. Ieri ha scatenato la sua furia omicida. La gente ha cercato di proteggersi alla meglio
Questo è un episodio gravissimo ma che si ricollega e ci deve far riflettere a tantissimi altri episodi di violenza camorrista, vessazioni, omicidi che si sono susseguiti negli ultimi tempi nella città e che hanno come vittime donne, giovani, lavoratori, immigrati, omosessuali, gente comune.
Gli inquirenti, la stampa, gli opinionisti, si dichiarano incapaci di capire i motivi di tanta violenza ed allora parlano di raptus di follia. Altro che raptus!
I politici non hanno niente di sensato da dire, non capiscono quello che succede alla gente, peggio, spesso sono anch’essi una causa di valori negativi, da come vivono ed agiscono i parlamentari, dirigenti di partito o di cooperative, fino ai finti rivoluzionari black-bloc con i loro tafferugli, rolex e passamontagna che alimentano una violenza disperata. Da questa violenza e dall’odio traggono profitto speculatori politici in primo luogo di estrema destra che diffondono una cultura di odio simile agli assassini.
Nelle pieghe della normalità oppressiva si sta diffondendo un disprezzo della vita, un egoismo, e un'intolleranza verso gli altri e i diversi che ci preoccupa. Cresce la cattiveria, l’indifferenza, la perdita di un senso minimo di rispetto e solidarietà verso gli altri tratto inequivocabile di decadenza sociale. Questo contesto così difficile viene amplificato dalla situazione internazionale che, attraverso i mass-media ed internet mostra gesta feroci di assassinio, di guerra e genocidio. I crimini dell’Isis ne sono il massimo, purtroppo non unico, esempio. Qualcuno forse si chiederà, che c’entra?
È una questione di scelte e di educazione, non di follia. Ci si può schierare con l’altruismo, la solidarietà, il messaggio di pace oppure con la cattiveria, l’odio contro le donne e chi è diverso, con la frustrazione.
L’incapacità di interrogarsi seriamente e cercare di darsi spiegazioni più profonde e convincenti è parte del problema che abbiamo di fronte. La violenza è una capacità negativa che ciascuno di noi ha dentro; si dovrebbe riconoscerlo e provare a disabituarsi, con una ricerca di miglioramento delle relazioni umane con i nostri simili e nei contesti in cui viviamo.
Per fortuna c’è gente come Francesco Bruner che si dona agli altri. Gente umana, solidale, altruista. È da qui che bisogna cominciare: dalla gente migliore. Possiamo aggregarci in maniera indipendente per promuovere rispetto, conoscenza, comprensione reciproca, tolleranza, accoglienza, solidarietà per migliorare l’umanità di tutti e per convivere pacificamente. Tutti vogliamo vivere e vivere bene. La vita è il bene più importante che abbiamo: difendiamola per migliorarla. Autodifendendoci quando necessario per tutelarla.


16 maggio 2015
La Comune Napoli

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