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Messico: la narcodemocrazia violenta

La violenza in Messico sembra non avere fine: un giorno, un attacco al capo della polizia e, il giorno dopo, decine di morti vittime della resa dei conti tra i trafficanti di droga. I narcos godono di totale impunità e sono così profondamente inseriti nelle strutture dello Stato e delle forze di sicurezza al punto che è giusto definire il Messico come una "narcodemocrazia". A ciò si aggiungono le conseguenze della pandemia (presto saranno superate 30.000 vittime), aggravate dall'irresponsabilità del governo di Lopez Obrador pienamente parte del gruppo dei cosiddetti "negazionisti".

Le minacce contro la gente comune si intersecano e si condensano. Nel mese di maggio, Giovanni Lopez, un umile operaio di Jalisco, è stato arrestato dalla polizia per non aver indossato la mascherina ed è stato ucciso nella stazione di polizia. Il fratello ha reso noto il caso spinto anche dalle mobilitazioni per l'assassinio di George Floyd negli Stati Uniti. Sono seguite grandi proteste in varie città messicane, dove i dimostranti hanno dovuto fare i conti con le intimidazioni degli agenti di polizia infiltrati che minacciavano di rapirli e farli scomparire. Queste reazioni coraggiose in difesa della vita, soprattutto con protagonisti giovani, sono fondamentali per impedire che la violenza narco-statale possa normalizzarsi.

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Sud Sudan

di nuovo in fuga

Dalla metà di giugno sono ripresi gli scontri e nuove brutali violenze nelle regioni orientali del paese. Medici senza frontiere, che da tempo opera nell'area, denuncia la gravità della situazione sanitaria: le persone ferite e in fuga, bisognose di cure, si aggiungono a coloro che sono colpiti dalla malaria, molto diffusa, e alla malnutrizione che dilaga tra i più piccoli. Come sempre, infatti, a pagare il prezzo degli scontri tra le differenti fazioni sono le donne e i bambini inermi.

La storia di questo paese, grande due volte l'Italia ma con una popolazione giovanissima che non arriva a un quarto di quella italiana, è particolarmente martoriata, tra un passato coloniale e le lunghe guerre civili e di indipendenza in cui lo scontro tra potentati locali è periodicamente rinfocolato dagli interessi di potenze regionali e internazionali.

Il rispetto nei confronti delle vittime non consente alcun fatalismo; piuttosto è necessario riflettere su quanto amari siano i frutti delle strade politiche di presunta liberazione dall'oppressione. Il Sud Sudan è lo Stato di più recente costituzione al mondo: ha ottenuto l'agognata indipendenza nove anni fa, sancita da un referendum in cui il 99% dei votanti si è espresso per l'indipendenza; eppure in questi anni non ha visto un giorno di pace ed è al quarto posto sul pianeta come numero di profughi.

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India

In lotta per difendere la terra

In India, dal 20 giugno un'ondata di proteste dei contadini e delle contadine organizzate dal sindacato KRRS (Associazione dei contadini dello Stato del Karnataka) hanno investito decine di città della stessa regione per contestare l'approvazione di alcuni emendamenti alla legge di riforma agraria. Il governo locale vuol favorire speculatori immobiliari e grandi proprietari terrieri che vogliono occupare sempre più terre, estromettendo i contadini ed ha cercato di approfittare delle restrizioni dovute alla pandemia Covid19, sperando così di non dover affrontare l'opposizione dei lavoratori della terra. Questi emendamenti favoriranno la cementificazione, l'espansione della grande proprietà terriera, la distruzione delle varietà locali e aumenteranno l'inquinamento da pesticidi e concimi chimici, a scapito dell'ambiente, dei piccoli agricoltori e delle contadine senza terra che coltivano terre comuni in prossimità di aree selvagge o affittano piccoli appezzamenti che altri non usano, per realizzare, in prevalenza, piccoli orti e campi per autoconsumo familiare. In India, il 56% dei coltivatori sono donne, e solo una piccola percentuale di loro possiede i titoli di accesso alla proprietà della terra. Le lotte contadine, in quel Paese, sempre più spesso, tendono ad unire, nei fatti, le rivendicazioni per i diritti e la difesa delle risorse ambientali.

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Iniziative per la sanatoria

img-20200630-wa0005Con l'appello "Siamo qui- sanatoria subito" nell'ultima settimana si sono mobilitate in Italia centinaia di persone. Da Trento a Palermo, da Firenze a Novara fino al presidio che c'è stato a Roma il 26 giugno al Pantheon dove si sono ritrovate alcune delle forze che sostengono l'appello: noi de La Comune e dell'A3F i centri sociali del Nord-Est e delle Marche e alcune associazioni di volontari. Di queste, le iniziative più importanti sono state quelle promosse da La Comune con la comunità del Bangladesh e alcune realtà solidali a Firenze dove centinaia di fratelli e sorelle immigrati sono scesi in piazza per la sanatoria e contro il razzismo e a Novara dove abbiamo promosso un presidio contro le violenze razziste e per la sanatoria di tutti e tutte gli immigrati a cui hanno partecipato varie realtà organizzate ma soprattutto centinaia di giovani ne sono stati protagonisti. Il segnale unitario che viene da questi momenti è significativo visto l'urgenza di trovare piani comuni di intesa di fronte alle emergenze che viviamo e purtroppo alla frammentazione delle iniziative. Questo primo quadro dà a noi de La Comune spunti di riflessione e incoraggiamento per rilanciare l'impegno del Forum Indivisibili e solidali sul piano locale locale conoscendo e approfondendo la relazione con le realtà della solidarietà diretta, autorganizzata, antirazzista.

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Manifestazioni antirazziste

Non cedere all'escalation

Ieri a Louisville, Kentucky, un bianco ha sparato contro i manifestanti antirazzisti scesi in piazza come ogni giorno dal 25 maggio. Contemporaneamente era stato autorizzato un controraduno di “patrioti”, come si definiscono i suprematisti bianchi di Ku Klux Klan e affini. Si sono recati in strada armati, e lo erano anche alcuni fra gli attivisti di Black Lives Matter. Prevedibile ciò che sarebbe successo: l'uomo, incoraggiato dalle grida dei razzisti inneggianti al potere bianco, ha sparato decine di volte sulla folla uccidendo un uomo e ferendone un altro.

Nella giornata, Trump ha salutato i suprematisti bianchi come “persone fantastiche” con un tweet che è stato poi costretto a cancellare per la scarica di indignazione proveniente anche dal campo repubblicano.

Negli Stati uniti risiede il 4,4% della popolazione terrestre, ma il 42% dei civili armati del mondo. Basta questo a rendere la situazione davvero pericolosa ma, se quello di Louisville dovesse essere un precedente per le prossime manifestazioni e dovesse dunque cronicizzarsi un'escalation della violenza armata, può peggiorare con enormi danni per l'incolumità e le coscienze delle persone comuni. Per prime quelle che si esprimono oggi contro il razzismo e che si trovano ancora una volta a piangere vittime innocenti.

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Sulla vicenda di Mondragone...

Pensiamo alla salute, combattiamo razzismo, schiavismo e criminalità

Una donna partorisce in un ospedale e viene trovata positiva al Covid-19, di qui si risale ai possibili contagiati. Pensando alla salute della donna, del suo bambino, a quella dei vicini e della comunità nell'assieme tutto potrebbe svolgersi con cura, attenzione e rispetto pur attivando le giuste misure di contenimento e distanziamento e garantendo il giusto sostegno a chi è in quarantena. Siamo a Mondragone (CE), nella terra dello schiavismo e dello sfruttamento. La donna è della comunità bulgara e vive in un quartiere ghetto dove la gente è costretta ad ammassarsi in case fatiscenti, unica di dimora per che sgobba nelle campagne 10 ore al giorno per 30 euro. A questo si aggiunge la repressione delle istituzioni, lo sciacallaggio dei politici, la violenza di fascisti e criminali che hanno interesse a distrarre l'attenzione dallo sfruttamento feroce per dirottarlo sugli immigrati sporchi e cattivi. Denunciamo per prima cosa proprio lo schiavismo e il razzismo, mali da combattere la cui cura è quanto mai urgente oggi. Promuoviamo e proponiamo l'impegno per la cura di tutti gli esseri umani affermando il diritto ad una vita degna per gli immigrati e i residenti della zona. Solo insieme, unendosi e non scontrandosi si possono affrontare le emergenze e i mali che ci attaccano.

Con questo spirito invitiamo tutti/e alla Assemblea di solidarietà e contro il razzismo promossa dalle realtà che fanno riferimento al Forum Indivisibili e Solidali (A3F, la Comune, Comunità Senegalese, Comunità Lankitalia dello Sri Lanka, Associazione Manden del Mali, Comunità del Bangladesh, Comunità del Pakistan, Comunità indiana):

Mercoledì 1° luglio alle ore 18 in Vico Donna Romita 12 – Chiesa di Donna Romita (presso piazza S. Domenico a Napoli)

La Comune Napoli, via Nardones 14 tel. 0813447895

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