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De Luca, Sala, Laboccetta, Marra...

Istituzione a delinquere

Vincenzo De Luca è il presidente della Regione Campania, ex sindaco “sceriffo” di Salerno e volto noto del Pd. Da sempre in prima fila contro gli immigrati, è stato indagato per istigazione al voto di scambio, dopo essere stato già plurinquisito per decine di altri reati.
Giuseppe Sala, anch’esso del Pd, si è appena sospeso da sindaco di Milano dopo aver ricevuto un avviso di garanzia inerente gli appalti dell’Expo. Lui, che di quella kermesse multimilionaria – della quale non c’è ancora neppure un bilancio pubblico – era stato il commissario e che della sua “incorruttibilità” aveva fatto una bandiera. Che oggi si rivela sdrucita.
Amedeo Laboccetta è meno noto, ma non meno indagato. È un ex parlamentare del Popolo della libertà, che insieme alla famiglia Tulliani (parenti di Gianfranco Fini e esponenti di spicco della destra romana) aveva messo in piedi, secondo gli inquirenti, un giro di riciclaggio attraverso le slot machine.
Sono solo le notizie degli ultimi 7 giorni, culminati con l’arresto di Raffele Marra, braccio destro della sindaca pentastellata di Roma Virginia Raggi. Nato e cresciuto politicamente all’ombra dei neofascisti Polverini e Alemanno, Marra era passato armi e bagagli nella “banda degli onesti” del Movimento 5 stelle. Ed ora è in carcere per corruzione, misura adottata per la sua “pericolosità sociale”.
Questo ci dice che malaffare, malversazione e corruzione sono costitutivi della politica, di tutta la politica, di destra, di sinistra e di centro, nuova e vecchia, originale o d’annata. A questa politica, contrariamente alle loro menzogne, i 5 stelle non solo sono interni, ma ne incarnano pienamente l’essenza. Sono razzisti e prepotenti, sono corrotti e avidi, sono insomma un’espressione tipica delle logiche di conquista, difesa e mantenimento con ogni mezzo e per il proprio tornaconto di un potere negativo, fuori e contro la vita e le esigenze delle persone. Hanno per lungo tempo sbraitato di onestà, ora fanno i conti con la loro omertà.