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sciogliere per mafia lo Stato italiano

Sciogliere per mafia solo il Comune di Roma? No, tutto lo Stato italiano! Tale è l’enormità del permanente romanzo criminale dei potenti di questo paese di nuovo alla ribalta con i nuovi arresti per la fascio-mafia bipartisan romana. Sappiamo che non è possibile e neanche sarebbe una soluzione ma è il minimo che viene da pensare. Renzi parla di “corrotti” che “devono pagare” e intanto il Pd, pieno di tirapiedi di Carminati, si è finanziato con le offerte di Buzzi e compari. Salvini e Meloni chiedono le dimissioni di Marino circondati da mazzieri del “mondo di mezzo” e da gente che ha fatto i soldi con lo sfruttamento dei profughi e dei campi rom.
I minimizzatori e i tranquillizzatori di professione ci dicono che si tratta di “deviazioni”. Deviazioni? Invece di Mafia Capitale è più giusto dire che la Mafia è il Capitale; si dovrebbe parlare di Mafia nazionale e di Mafia strutturale visto il carattere organico, sistematico, chiuso e irriformabile della criminalità organizzata al potere, come dimostrano ampiamente le vicende degli ultimi decenni. Nell’attualità i poteri costituiti tendono sempre più ad assomigliare ad un’accozzaglia di bande in lotta e in combutta tra di loro per fare affari – con ogni mezzo e senza nessun progetto che non siano i propri profitti – sulla pelle della gente comune.
Non c’è davvero una soluzione politica perché la politica è parte costituente del problema. Non è credibile una soluzione giudiziaria, al di là dell’attività di una minoranza isolata e screditata di magistrati, perché la magistratura e le forze dell’ordine sono strutturalmente sottomesse alla politica e alla borghesia (anche a quella mafiosa): possono colpirne singoli esponenti, non affrontare il problema alla radice. Non c’è una via d’uscita semplice: va cercata un’alternativa in prima persona e condivisa, di idee e di valori, di bene comune e di libertà positiva, di verità e giustizia sottraendosi con convinzione al circuito criminoso dei potenti.