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in Liguria, in Toscana e in tutta Italia

lo Stato di Fango uccide

Sono davvero terrificanti le immagini che i notiziari TV e i portali internet stanno trasmettendo sulle ondate di fango abbattutesi tra il 25 e il 26 ottobre in Liguria e Toscana. Le Cinque Terre e la Lunigiana si sono trasformate in un inferno d'acqua e terra che ha travolto abitazioni e persone con un bilancio drammatico di nove morti. Il maltempo ha spazzato via strade e ponti e provocato frane e allagamenti in un'area vastissima a cavallo tra Liguria e Toscana.


Questo è solo l'ennesimo episodio di un dramma che continua a svolgersi senza sosta sotto i nostri occhi, in occasione di ogni temporale. Sembra che in questo paese piova solo adesso, mentre prima splendeva sempre il sole. Così, ogni previsione di maltempo è accompagnata da un allarme della Protezione Civile.
Solo nei mesi di settembre e ottobre, oltre all'alluvione in Liguria, si sono registrati i violentissimi nubifragi di Roma e Napoli che la settimana scorsa hanno provocato 2 vittime e altre alluvioni in Valtellina e nel Salernitano, a San Gregorio Magno e Buccino. E come dimenticare l'alluvione e le inondazioni di Vicenza di un anno fa, di Giampilieri nel 2009 o di Sarno nel 1998. E stiamo ricordando solo le più gravi: la punta di un iceberg immerso in un paese di fango.
Legambiente ha stimato che negli ultimi  80 anni si sono verificate in Italia 11 mila frane e 5.400 alluvioni. Frane e alluvioni sono tra le manifestazioni tipiche del dissesto idrogeologico. Si stima che ben 5581 comuni sono a rischio idrogeologico, circa il 70% dei comuni italiani, di cui 1700 a rischio frane(sono stati censiti  486 mila siti), 1285 a rischio alluvione e 2596 soggetti ed entrambi i rischi. Inoltre, le aree a rischio elevato e molto elevato di alluvione sono molto estese e consistono in una superficie di 7.774 kmq, pari al 2,6 % del territorio nazionale.
Perché succede tutto questo?
Le cause del dissesto sono evidentemente la cementificazione del territorio, l'incuria e la profanazione dei corsi d'acqua e l'abbandono delle campagne da parte dei coltivatori. Sono peggiorate le relazioni tra le persone e tra queste e l'ambiente in cui esse vivono. È questa una situazione umana tutta da comprendere, da affrontare per cambiarla. La mancanza di un presidio umano attivo nel territorio, volto alla salvaguardia dell'ambiente, è alla base delle cause di degrado. Nel caso della Liguria tutto ciò è palese. I cigli dei torrenti, i terrazzamenti e la vegetazione a monte una volta erano costantemente curati e vigilati. Con l'urbanizzazione selvaggia e l'abbandono delle terre, ciò che era fonte di bellezza e di sostentamento si è trasformato in un pericolo costante per la vita delle persone che abitano in quelle zone.
Il presidente del Consiglio nazionale dei geologi , Gian Vito Graziano, all'inizio di ottobre, intervenendo sul dissesto idrogeologico in Italia, ha dichiarato che ogni anno  in Italia vengono consumati circa 500 km quadrati di suolo, che equivale a dire che “ogni 4 mesi sul territorio della nazione nasce un'altra Milano”. La cementificazione è avvenuta quasi sempre in maniera legale o legalizzata ed è sempre meno finalizzata al soddisfacimento delle necessità abitative della gente, ma piuttosto, soprattutto negli ultimi 15 anni, ad investimenti finanziari. Questo fatto la dice lunga su quanto conti per lo Stato la vita umana di fronte agli interessi economici. Purtroppo, bisogna rilevare anche un altissimo grado di complicità da parte della gente comune che ha fatto proprie le logiche disumanizzanti del sistema.
Così la vita in questo paese è costantemente in pericolo, anche per cause ambientali. È necessario un moto di riscatto anche da questo punto di vista. C'è bisogno di un impegno solidale anche per affrontare quella che è una vera e propria emergenza umana. C'è bisogno di una mobilitazione delle coscienze per fomentare le intenzioni umane migliori, con la consapevolezza che è possibile recuperare il territorio ad un uso più rispettoso della vita umana e delle altre specie dalle quali dipendiamo. Ci si dirà che i soldi non ci sono e che ne servono anche tanti. Ma questo non è vero. Perché non ridurre drasticamente le spese militari e utilizzare i soldati italiani, che sono decine di migliaia, a questo scopo benefico, anziché utilizzarli a scopo di guerra fuori dal territorio nazionale? Perché non requisire e assegnare le terre abbandonate e demaniali a cooperative e associazioni di disoccupate/i e coltivatori, creando lavoro e  promuovendo la cura dell'ambiente?  Perché non bloccare almeno per un decennio le nuove costruzioni e promuovere il recupero e la selezione del patrimonio edilizio esistente? Quante migliaia di posti di lavoro si creerebbero se si varasse così quello che potrebbe essere un grande piano di intervento, di recupero e cura territoriale in tutta Italia? Sarebbe un bel capitolo di un piano anti-crisi che, invece di imporre sacrifici per l'economia di carta, crea opportunità di miglioramento e salvaguardia della vita.