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SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO LIBICO IN LOTTA PER LA VITA!
BASTA MASSACRI! VIA GHEDDAFI  E IL SUO REGIME ASSASSINO E CORROTTO!
ABBASSO I SUOI COMPLICI ITALIANI !

In questi giorni ed ore drammatiche guardiamo con partecipazione e trepidazione ai nostri fratelli e sorelle libiche, alla loro coraggiosa lotta per la vita e la libertà, agli ostacoli che essa incontra.
Sospinte ed incoraggiate dal vento della rivoluzione araba, grandi maggioranze di popolazione si sono rivoltate contro un potere assassino e corrotto che domina la società da oltre quarant’anni. La repressione durissima e le stragi compiute dai mercenari e dalle truppe fedeli a Gheddafi non ha spezzato la determinazione dei manifestanti nonostante il bagno di sangue. Contro persone inermi e pacifiche sono state utilizzate armi da guerra: ieri a Tripoli l’aviazione militare ha bombardato dal cielo i manifestanti. Nella capitale, a Bengasi, in tutto il paese i morti sono ormai molte centinaia. Una volta di più appare evidente che violenza e caos non vengono dalle sacrosante rivendicazioni dei popoli ma dalla controrivoluzione concentrata nei poteri statali, disposti al massacro pur di preservare i privilegi di odiose minoranze.
Nonostante la violenza scatenata, il regime vacilla. Non è riuscito ad affogare nel sangue la rivolta, non è riuscito a circoscriverla a Bengasi e nella Cirenaica. Essa dilaga anche nella capitale e guadagna la simpatia di settori di base dell’esercito, dove si moltiplicano i casi di fraternizzazione. Di fronte a questa pressione, cominciano a saltare le alleanze su cui si è basato il ferreo controllo della società: settori di vertice dell’esercito si dissociano dalla repressione, capi tribali rompono l’alleanza con il clan di Gheddafi, alcuni diplomatici si schierano apertamente a favore della rivolta. Segnali che indicano chiaramente l’approssimarsi della fine del regime per com’è stato fino ad ora. Segnali che allo stesso tempo evidenziano i pericoli: la rivolta popolare rischia di trasformarsi in guerra civile a causa della disperata violenza del regime e per le pre-esistenti divisioni nella società, alimentate dai diversi gruppi di potere politico-militare. La guerra civile è quanto preannunciato dal figlio del rais nel suo discorso televisivo due giorni fa, in cui ha minacciato decine di migliaia di morti.
Oggi più che mai di fronte al massacro e a questi pericoli il popolo libico ha bisogno della nostra solidarietà, così come noi abbiamo bisogno di imparare dal suo coraggio. Solidarietà a partire dalle popolazioni arabe, protagoniste in questi mesi di lotte e rivolte o, come nel caso egiziano, dei primi passi di una vera e propria rivoluzione. Una solidarietà che può espandersi ulteriormente anche qui, coinvolgendo tutte le comunità arabe, gli immigrati e le comunità di altri paesi, persone di origine italiana, incontrandosi e riconoscendosi nella comune identità umana ed in quella ricerca di miglioramento della vita che ci fa schierare contro il massacro e che ci può unire e accomunare.
Lontanissimi dalla lotta e sofferenza del popolo libico, così come dalla solidarietà umana che sollecita, appaiono i calcoli politici della demo-ipocrita Europa. Né l’UE né suoi singoli Stati faranno nulla per fermare il massacro. Essi sono troppo preoccupati dal vento della rivoluzione che soffia sulle sponde meridionali del Mediterraneo. Hanno a cuore la “stabilità” del terrore e dei loro affari, vedono vacillare un alleato prezioso nella guerra contro gli immigrati a causa della quale giacciono in fondo al mare ventimila fratelli e sorelle africane.
Per queste ed altre ragioni, la solidarietà con il popolo libico acquista un significato speciale in questo paese. Lo Stato Italiano ha enormi responsabilità storiche e attuali per le sofferenze delle popolazioni libiche, dalla guerra coloniale di sterminio cent’anni fa (a proposito di storia dell’unità nazionale) fino all’attuale capo del governo ed ai suoi alleati leghisti. Berlusconi è amico e compare d’affari di un genocida del suo stesso popolo: di fronte a questo, impallidiscono le altre pur gravi e numerose accuse nei suoi confronti. In mezzo ci sono gli accordi firmati dai governi di entrambi gli schieramenti (dunque anche del centrosinistra) in base ai quali l’Italia ha pagato Gheddafi, rafforzandolo nel suo potere, come argine all’immigrazione dall’Africa: fuori dal linguaggio demoipocrita, lo Stato italiano ha pagato Gheddafi come carceriere e torturatore di altri esseri umani “colpevoli” solo di mettersi in viaggio per cercare di migliorare la propria esistenza.
Promuoviamo e partecipiamo, ovunque sia possibile, a iniziative e presidi di solidarietà con il popolo libico per fermare i massacri. Denunciamo gli accordi firmati dallo Stato italiano con Gheddafi, rivendichiamo ed organizziamo l’accoglienza per tutti i profughi e gli immigrati.

22 febbraio 2011 ore 14