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"Z"

Coincidenza della storia vuole che nell’estate del 1938 un italiano, senza richiesta dell’alleato perché governava da solo, decidesse di fare un censimento degli ebrei. Contarli per schedarli. Estate 1938, il 13 luglio Mussolini fa scrivere la pagina più nera della storia italiana con il "Manifesto della razza"; il 22 agosto infine la conta, le leggi razziali che ne seguirono: un tragico prologo alla deportazione di migliaia di ebrei verso i campi di sterminio. E per non sbagliare, si fece con i Rom, con gli omosessuali e con ogni “diverso” così come si pensò di fare con gli ebrei.

Ottant’anni addietro fu così. 80 anni esatti per iniziare di nuovo, contare i Rom e i Sinti. Alcuni anziani sopravvissuti hanno la “Z” e il numero inciso sull’avambraccio, memoria di ciò che è stato: 500.000 assassinati, migliaia vittime di atroci sperimentazioni.

Il ministro dell’Interno non ha ritegno a mostrarsi il più famelico nel guadagnare consensi. Per succhiare consensi non c’è che da solleticare la pancia con la banalità del pregiudizio in una società sempre più di estranei, violenta, intollerante, capace di inimicizia e razzismo, di rabbia e di odio. Ma è sempre possibile, anche in questo fosco contesto, combattere la banalità del male del capopopolo di turno con l’incontro e la conoscenza, l’amicizia e la solidarietà, la comune umanità differente.