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Cda2020

        

                           

             
al 24 febbraio            
abbiamo raccolto          

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la loro fiducia

Alla fine, il governo Letta ha ottenuto la fiducia con ampissimo margine. Perfino il noto pregiudicato signor B ha votato a favore - smentendo le dichiarazioni della vigilia, quindi senza smentire se stesso. L’ennesimo indigesto spettacolo del Palazzo avrebbe il sapore della farsa se non si trattasse purtroppo di una operazione a tutto danno delle maggioranze che vivono in questo paese.
Il governo ha ottenuto addirittura più consensi rispetto alla somma dei parlamentari dei partiti che lo sostengono (PD, PdL, Scelta Civica): ha la possibilità di andare avanti almeno per un po’, continuando a colpire i ceti popolari e a garantire gli interessi di padronato, banche, ceto politico. La chiamano stabilità; per essa si sono spesi in tanti, da Napolitano alla Confindustria, dalla Borsa alla Banca centrale europea, ripetendo instancabilmente che “il paese non può permettersi la crisi e nuove elezioni” al punto da convincere anche i più incalliti leccapiedi di Berlusconi a smentire il capo e convincerlo a più miti consigli.
Ora Letta avrà qualche margine di manovra in più per condurre le proprie politiche antipopolari, a partire dalla prossima Legge di stabilità (appunto). Non potrà però in alcun modo frenare la crisi di sistema che è complessiva e che li costringe a navigare a vista, difendendo con determinazione i privilegi di pochi e il loro potere oppressivo contro le persone comuni.
Quanto le grandi questioni umane dell’epoca in cui viviamo siano loro del tutto estranee è ben raffigurato dal contrappunto tra gli intrighi e i giochi di palazzo a Roma da un lato e l’immensa tragedia di Lampedusa dall’altro, frutto non della fatalità ma delle loro bipartisan leggi razziste.

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sparatoria a Palazzo Chigi

tra violentismo omicida e unità nazionale

Tre persone ferite, due carabinieri (uno di loro tutt’ora in pericolo di vita) e una passante: questo il bilancio dei colpi di pistola sparati da Luigi Preiti ieri mattina a Roma di fronte a Palazzo Chigi in un attacco diretto “contro i politici”. Ci uniamo alla solidarietà che tantissime persone sentono per le vittime e condanniamo la sparatoria. A maggior ragione abbiamo bisogno di comprendere i significati fondamentali di ciò che è avvenuto, al di là delle spiegazioni e dei commenti ripetuti ossessivamente da mass media e politici. Si è trattato, stando alle informazioni disponibili, di un gesto individuale; individuale però non vuol dire casuale. Ha delle cause profonde che non coincidono con le motivazioni su cui si concentrano pennivendoli e pappagalli di regime ossia le difficoltà economiche e personali di chi ha sparato, l’esasperazione “causata dalla crisi” o l’odio alimentato “contro la politica” a cui corrisponderebbe, come soluzione, una politica “responsabile e rinnovata”. Le ragioni più essenziali riguardano invece la logica di disperazione e la violenza diffusa, alimentate dalla decadenza irreversibile del sistema dominante. Dalla sua economia di rapina, dal dilagare dell’egoismo e della conflittualità cieca che lacerano la società, dalle prevaricazioni permanenti da parte delle istituzioni statali e dei partiti del malaffare. All’interno di questo contesto disperante, se si rimane prigionieri di questa logica negativa, l’azione violentista di qualcuno è una minaccia crescente che peggiora la vita e mortifica le speranze delle grandi maggioranze rafforzando il quadro dominante. Una volta di più e come dimostra tutta la storia di questo paese, il violentismo e il terrorismo servono solo ai potenti. Per questo vanno denunciati e fronteggiati in nome degli interessi e dei bisogni delle persone e della possibilità di una convivenza umana libera e benefica. Colpisce in questa vicenda la relativa impotenza delle forze dello Stato di fronte a questa strana sparatoria. Un uomo armato è arrivato davanti alla sede del governo in un momento clou della vita delle istituzioni potendo sparare un intero caricatore sostanzialmente indisturbato. Cosa rimane della pretesa dello Stato di essere indispensabile per difendere la vita dei “cittadini” se non è capace neanche di difendere se stesso? Questa pretesa è stata già smentita tragicamente tante volte dalle violenze di esponenti delle forze dell’ordine che hanno colpito e ucciso persone innocenti, come ad esempio Federico Aldrovandi, ma oggi risulta ancor meno credibile. Infine non è per niente casuale il modo in cui, dal mondo della politica e dei mass media, stanno utilizzando queste vicende. Più volgarmente, come nel caso di alcuni esponenti del centro-destra, oppure provando a richiamare i bisogni delle persone, come ha fatto la presidente della Camera Boldrini, il coro dominante è quello dell’unità nazionale: “tutti assieme” per “dare risposte al Paese che aspetta”, cioè tutti a sostegno del governo Letta che nasce. Il governo, che cercano di presentarci come innovativo o addirittura “rivoluzionario”, è il frutto di un accordo tra tutti i protagonisti della Seconda Repubblica ed è pronto a colpire le grandi maggioranze in nome della “ripresa”, a favorire il padronato ma sanno di fronteggiare una situazione di scontento e sfiducia da parte di tante persone. Proprio per questo vogliono preventivamente mettere la museruola a chi possa contestare od opporsi a questo governo, vogliono utilizzare la paura che un attentato provoca per guadagnare consenso e rinsaldare il proprio potere politico traballante. È una trappola per le coscienze e le scelte di tante persone, per chi vuole provare a difendere e migliorare le condizioni di vita di tutti e ad affermare i bisogni comuni, per chi vuole contrastare le malefatte dei potenti. È bene sottrarsi a questo ricatto, che vorrebbe incatenarci alle loro istituzioni decadenti, è inseparabile dal cercare assieme un’alternativa positiva.

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Firenze: al corteo antifascista aggredite donne del PD

La violenza degli estremisti

Sabato 9 marzo scorso, a Firenze, settori legati alle destre parlamentari avevano indetto una manifestazione in occasione della giornata nazionale di commemorazione delle vittime delle Foibe. Come avviene da alcuni anni, per contraltare da parte di un cartello di realtà dell’estremismo e antagonismo fiorentino, è stata convocata una contro-manifestazione antifascista.
Delle decine di persone che hanno animato la prima ci interessa ben poco, salvo la necessaria denuncia di questi tristi figuri, fascistoidi, che ancora oggi, in nome dell’arrivismo, dell’egoismo sociale e del razzismo, si riconoscono in personaggi di assoluto e pericoloso squallore come il Cavaliere ed il suo entourage.
Ma anche dalle poche centinaia che hanno dato vita al corteo antifascista abbiamo avuto una riprova di quanto ormai la politica e l’azione delle sinistre, in particolar modo di quelle estremiste sempre più qualunquiste e violente, sia espressione di una decadenza senza fine. Infatti alcuni settori dei centri sociali e della rete dei collettivi studenteschi, forse frustrati dal non aver potuto fare la loro triste e rituale schermaglia con polizia o avversari, hanno pensato bene di riversare la loro rabbia reazionaria contro le uniche due donne, figlie di partigiani, che avevano osato sfilare portando una bandiera del PD. Aggredite a male parole, spintonate fuori dal corteo, sono state costrette a lasciarlo, insieme ai militanti di SEL che le hanno difese e che se ne sono andati per protesta, costringendo l’ANPI, che aveva co-promosso la manifestazione, a sfilare separata ed il suo presidente provinciale (Silvano Sarti, partigiano di 88 anni) a camminare da solo, tra gli insulti, ai lati del corteo.
Alle due donne e a tutti coloro che hanno subito gli attacchi da parte di quegli “ultras della democrazia” ridotti al lumicino, va la nostra solidarietà. Noi, che a quella manifestazione abbiamo scelto di non partecipare, conoscendo bene il clima che vi si respirava e non condividendone né la piattaforma né la motivazione (non scendiamo in piazza a rivendicare i massacratori titoisti), stiamo impegnandoci quotidianamente per costruire solidarietà e accoglienza, per cercare di dare vita ad aggregazioni umane sempre più basate su valori etici positivi e condivisi. Loro, i qualunquisti estremisti violenti, respingono e aggrediscono chi non la pensa esattamente come loro. Anche per questo la politica, anche quella delle sinistre istituzionali o estremiste che siano, è destinata a finire, o, più evidentemente, è già finita.

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