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Cda2020

        

                           

             
al 24 febbraio            
abbiamo raccolto          

249.762 euro    


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elezioni regionali del 31 maggio 2015

astensione contro la corruzione

La prossima tornata elettorale che coinvolge alcune regioni – Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Puglia – si svolge in un contesto di degrado, di violenza, di cinismo dilaganti.
La politica – in tutte le sue varianti – è contrapposta alle esigenze più elementari di miglioramento della vita ed alimenta la corruttela, gli interessi egoistici, il razzismo, le divisioni.
Il governo Renzi svela la sua intima natura antipopolare. Basti pensare agli ultimi esempi: attacca pesantemente il mondo della scuola con toni sprezzanti verso la mobilitazione di migliaia di insegnanti e precari, difende le frontiere secondo logiche militari in spregio alla vita di profughi e immigrati, mentre peggiorano le condizioni di vita dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati, della gente comune. Piccole e spesso demagogiche concessioni rispondono alla cinica logica di alimentare le divisioni e la competizione egoistica tra le persone, tra le generazioni, tra le categorie (e al loro interno). È il brodo di coltura in cui proliferano logiche reazionarie e generalmente regressive, e infatti, non a caso, lo stesso Pd – come dimostra la vicenda della lista capitanata da De Luca nella regione Campania – non esita ad allearsi con squallidi personaggi di destra.
Non è sul terreno di queste elezioni che si può contrastare l’odiosa offensiva fascioleghista che si accanisce in primo luogo contro i fratelli e le sorelle immigrate, ma unendosi in chiave solidale e aut organizzata e costruendo un fronte unico comune contro Salvini e i suoi compari.
Il Movimento 5 stelle ha dimostrato che dietro il fumo protestatario che riesce ad attrarre un certo consenso ci sono da parte dei suoi leader posizioni direttamente reazionarie contro gli immigrati e pesantemente patriarcali contro le donne.
Dentro il quadro politico elettorale non ci sono alternative nemmeno parzialmente positive, favorevoli al miglioramento della vita per la maggioranza della popolazione.
Nella società emergono iniziali controspinte umane come quella delle mobilitazioni degli insegnanti, del personale non docente e degli studenti, di coraggiose lotte di immigrati contro la schiavitù, di spinte associative e di quotidiana solidarietà all’opera. Segnali di reattività da sostenere e alimentare contrastando anche gli intenti strumentali di riassorbimento da parte della politica che fa indietreggiare il  protagonismo e favorisce la delega.
Queste tensioni meno che mai in queste elezioni potranno trovare risposte e alternative da parte della politica. Milioni di persone sono giustamente indignate di fronte al malaffare della politica e disertano le urne. Questo ovviamente non basta e di per sé non conduce a niente di positivo. Una possibilità di reagire sta nell’impegno tenace e paziente della ricostruzione di un tessuto di solidarietà, nel sostegno ai movimenti indipendenti e ai processi di autorganizzazione. Per noi questo è parte di un impegno per costruire un’alternativa che parta dalla vita e da una logica di vivibilità al di fuori dalle logiche politiche e dal sempre più stanco rituale elettorale. Perciò il 31 maggio diciamo di non votare, di astenersi o di annullare la scheda.

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un paese in dissesto 

Il crollo pressoché simultaneo di un controsoffitto in una scuola di Ostuni e di un pilone di un ponte sull'autostrada Palermo-Catania sono solo gli ultimi di una lunga serie di dissesti, rotture, incidenti, che spesso hanno provocato vittime e rischi, oltre a grandi disagi, a moltissime persone.
Si tratta di eventi sempre più frequenti che ormai fanno parte della quotidianità di questo Paese e non hanno – al contrario di quanto si legge o si afferma da più parti – il carattere dell'imprevedibilità. Sono i frutti malati di un dissesto che ha cause precise: il malaffare, la ruberia, la grande abbuffata di soldi che politici, imprenditori e grande criminalità hanno compiuto a spese delle opere pubbliche.
Mentre il governo, sulla scia di quelli che lo hanno preceduto, si pulisce la coscienza con commissioni d'inchiesta e contemporaneamente rilancia per l'ennesima volta la bugia delle “grandi opere”, già di per sé emblemi di devastazioni naturali e malaffari crescenti, la realtà italiana ci dice di una situazione infrastrutturale sempre più compromessa, della quale, come sempre, paga il prezzo salatissimo la gente comune.
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manifestazione Fiom

una reazione parziale,
una speranza ancora debole

Quarantamila persone, in tanta parte della Fiom ma anche di altri settori della Cgil, gente di sinistra che si è unita all’iniziativa del sindacato dei metalmeccanici e poi gruppi e partiti di ciò che rimane della sinistra politica. Una maggioranza di uomini, pochissimi giovani, pochi immigrati. Un segnale parziale di reattività contro l’arroganza governativa e padronale. Una speranza seppur flebile di cambiamento attorno alla proposta ancora non definita di “coalizione sociale”. Questa può essere una fotografia della manifestazione nazionale promossa dalla Fiom. Nella piazza più che un’idea positiva verso il futuro, sembrano prevalere la rabbia per il peggioramento delle condizioni di vita ad opera delle minoranze dominanti e la frustrazione per l’incapacità di rispondere da parte delle sinistre. C’è fiducia in Landini che appare coerente nella sua attività sindacale e sincero nella sua intenzione di “riunificare il Lavoro” con una “coalizione sociale”. Quest’idea, che suscita speranze ed aspettative in tante persone comuni e in tanta gente di sinistra stanca delle delusioni del passato, appare però vaga e i suoi presupposti deboli e problematici. Il Lavoro, cuore della proposta, è, pur nella sua importanza relativa, una parzialità coatta e sempre più separata rispetto all’interezza della vita delle persone e la società è a pezzi, lacerata da ogni tipo di egoismo e isolamento. L’esistenza di ciascuno è sempre più vincolata a quella di tutti i nostri simili sul Pianeta. È possibile allora unirsi senza ripartire dalla vita, senza iniziare a ripensarla, senza riaffermare la comune umanità al di là di ogni confine, senza cominciare a ricostruire rapporti umani positivi? Parlando con tanti partecipanti al corteo abbiamo trovato persone che riconoscevano l’esigenza di un nuovo impegno comune chiedendosi dei suoi possibili contenuti e fini. Un primo passo di un dialogo che vogliamo continuare.

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Russia

le bande del potere uccidono

La rapida soluzione del delitto Nemtsov con la presunta pista islamista – l’oppositore di Putin sarebbe stato assassinato per la sua condanna degli attentati di Parigi – sembra già saltata. Dadaev, uno degli accusati, ex-ufficiale di un corpo speciale della polizia cecena, ha ritrattato la confessione che, come ha rivelato a un attivista per la difesa dei diritti dei carcerati, sarebbe stata estorta con la tortura. Secondo molti, mandanti ed esecutori dell’omicidio risalirebbero sì alla Cecenia ma sarebbero legati al governatore Kadyrov, cioè ad un uomo di Putin, suo plenipotenziario che ha dominato con il pugno di ferro la repubblica caucasica già martoriata da una guerra atroce. Allo stesso ambito sarebbero imputabili altri omicidi di personaggi di opposizione e di voci scomode come ad esempio Anna Politovskaya. Al tempo stesso questi eventi sembrerebbero acuire uno scontro di potere tra segmenti dei diversi apparati del regime. Al di là delle vicende specifiche, molto emblematiche e di cui s’è trattato sul numero 252 della versione cartacea della nostra testata, una cosa va sottolineata. Stiamo parlando del regime oppressivo e del politico spietato, ultranazionalista, razzista, guerrafondaio e violentemente omofobo – Putin appunto – che è il principale riferimento per il fascio-leghismo e che bene incarna i propositi nefasti dell’accozzaglia guidata da Salvini. Stiamo parlando anche del capo di governo che Renzi è andato tranquillamente a visitare puntando a razzolare un po’ di contratti per le grandi imprese italiane.

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processo Berlusconi

alla loro immoralità non c’è (as)soluzione

Con la sentenza assolutoria della Cassazione si chiude definitivamente la vicenda penale di Berlusconi riguardo al processo del cosiddetto “caso Ruby”. I giudici hanno ritenuto che davvero Berlusconi non conoscesse la minore età della ragazza e che le pressioni esercitate sulla questura di Milano per farla affidare a Nicole Minetti non fossero un reato anche perché nel frattempo la legge è stata cambiata.
Questa assoluzione ha ridato vigore allo stanco ed anziano leader del centrodestra italiano, alla ricerca di una nuova credibilità e scavalcato nel consenso popolare nel suo elettorato dal fascio-leghismo di Salvini e soci neofascisti. Fra barzellette oscene e promesse elettorali vuole riproporsi al centro della scena politica. Resta, al di là di tutto, il disgusto per questa squallida vicenda, specchio del malaffare e del degrado della superborghesia di questo paese ed insieme espressione del disfacimento valoriale e morale di una società che nei vent’anni del berlusconismo ha dato il peggio di sé, in termini di egoismo sociale, cupidigia, malevola scaltrezza e mito del successo ad ogni costo, in questo imparando dai potenti e dai politici che la dominano, imitandoli e alimentando i loro stessi comportamenti.
L’assoluzione di Berlusconi, se chiude la storia processuale, non può certo rimuovere i danni coscienziali che quel lungo ventennio hanno prodotto sulla gente comune di questo triste angolo di mondo.
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il razzismo e lo share

Gianluca Buonanno è un europarlamentare leghista che si è contraddistinto in tutta la sua “carriera” politica per posizioni esplicitamente e violentemente reazionarie, omofobe e razziste. Ed è una presenza abbastanza frequente in radio e TV. 
L’ultima sua uscita è stata nel programma di Corrado Formigli PiazzaPulita, nel quale ha definito i rom “feccia della società”, attirandosi, con il suo populismo razzista, un applauso di parte dello studio. La presa di distanza del conduttore, dall’applauso ma non dalle parole del Buonanno, è servita semmai solo a rimarcare le posizioni del triste figuro, che sa di essere ormai diventato indispensabile ai mezzi di comunicazione di questo decadente paese.
Infatti è solo aizzando l’odio, cercando costantemente la rissa, fomentando omofobia e razzismo, cercando facili compiacenze di maggioranze grette e pavide, che i programmi si assicurano un’audience maggiore. E Buonanno è perfetto per tutto questo. Così, anche se le sue parole più che di essere riverberate avrebbero bisogno di essere confutate, denunciate e combattute, nell’etere italiota trovano invece una grande eco. Ulteriore segno del degrado che viviamo e da cui, anche culturalmente, abbiamo bisogno di sottrarci.
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contro le destre ci vogliono idee ed unità,
non petardi e divisioni

In piazza Vittorio a Roma, nel pomeriggio di sabato 28 febbraio, alcune centinaia di persone hanno cominciato il corteo indetto da diverse realtà della sinistra politica, coinvolgendone successivamente alcune migliaia, contro la marcia su Roma organizzata da Salvini. Un tentativo, quello dei leghisti, di raggruppare i settori che esprimono i peggiori istinti  violenti, razzisti, sciovinisti, nazionalisti, omofobi in questo paese. I compagni e le compagne de La Comune di Roma, coerentemente con quanto da tempo si denuncia dalle pagine del nostro giornale, hanno scelto di essere presenti con un volantino che esprimeva la necessità e la priorità dello schieramento: “Per affermare e difendere una vita migliore. Contro tutti i neonazismi e i neofascismi” e su questa base l’importanza della mobilitazione più ampia ed unitaria. 
Ci schieriamo contro il principale nemico oggi, l’Isis neo-nazista, denunciandone la natura mortifera e bellicista che lo accomuna alle varie espressioni organizzate razziste e neofasciste quali Casa Pound, Forza nuova, Alba Dorata, Front National.  
Nella piazza della contro-manifestazione era palpabile una tensione che rendeva difficile la partecipazione, situazione aggravata dal clima creato dagli scontri del giorno precedente tra la polizia e settori impegnati nella lotta contro gli sfratti nella capitale. Un clima alimentato irresponsabilmente anche da una parte dei settori scesi in piazza. Questo ha impedito la partecipazione più ampia di chi, a sinistra, sentiva la necessità di mobilitarsi contro la deriva razzista e fascistoide rappresentata dalla Lega e dai suoi sodali.  
Incondivisibile, inoltre, era la scelta settaria e divisionista degli organizzatori di mettere sullo stesso piano la Lega e il Pd. Uno degli striscioni principali dichiarava: “ Contro il Pd e il fascioleghismo”, un altro: “Mai con Renzi, Mai con Salvini” e nello stesso senso andavano le dichiarazioni degli organizzatori intervistati nel corso della manifestazione. Come La Comune siamo invece convinti della necessità, dell'urgenza, e della possibilità, contro la barbarie che avanza, di cercare unità fra le persone e le forze che desiderano affermare e difendere una vita migliore.

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