Italian - (it)Español(es)French (fr)English (en)

bannertop



Società in movimento

Stampa
PDF

scuola, il governo attacca il diritto di sciopero

Matteo Renzi e la ministra Giannini hanno portato un attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Nella scuola infatti c’è crescente fermento contro il disegno di legge della “Buona scuola”: il 24 aprile uno sciopero promosso da gran parte del sindacalismo di base ha cominciato a dimostrare una certa reattività e la preoccupazione che lo sciopero del prossimo 5 maggio, convocato anche dai sindacati di stato, sia molto partecipato ha fatto sì che le famigerate prove Invalsi, da settembre in calendario per quella data, siano state posposte dal governo per evitare che saltino ovunque. Immediate le reazioni di vari sindacati contro un’azione chiaramente antisindacale e lesiva del diritto di sciopero. 
Un attacco che da un lato dimostra che lo sciopero è uno strumento ancora utile, altrimenti non si spiegherebbe perché le controparti mirino a sabotarlo, e che dall’altro indica quanto i meccanismi democratici non siano affatto uno scudo per la tutela dei diritti.
Aspetti che motivano ulteriormente l’impegno contro la “Buona scuola”: partendo dalla dignità di persone che lavorano e che in solidarietà cercano di difendere e migliorare le proprie condizioni di lavoro e di vita si può costruire uno sciopero massiccio che non si limiti a ritoccare il disegno del governo, ma ne esiga invece il ritiro definitivo.
Stampa
PDF

terremoto in Nepal

Sale il bilancio delle vittime del terribile sisma che ha colpito il paese la mattina del 25 aprile: ad oggi sono oltre 3700 le persone rimaste uccise e oltre 7 mila i feriti. Colpite a morte an­che decine di persone in India, in Tibet e perfino due in Bangladesh, 500 km più a est.
L’epicentro del sisma – abbastanza superficiale, dunque più devastante – è tra la capitale Kathmandu e la città di Pokhara, cioè nella regione più densa­mente popolata. Difficili le comunica­zioni e le informazioni anche per i tan­ti che hanno cercato di avere notizie dei loro cari da altre zone del mondo. Come in altre vicende di questa por­tata, si sono susseguiti gli episodi e le manifestazioni di solidarietà e di aiuto reciproco: molti scavano anche a mani nude per salvare vite umane mentre si allestiscono improvvisati cam­pi di soccorso. Ma la situazione resta drammatica: nella parte vecchia della capitale intere aree sono state rase al suolo, così come luoghi di culto e mo­numenti, fra cui la torre di Dharahara – completamente ricostruita dopo il terremoto che nel 1934 provocò circa 16 mila vittime – con i suoi 9 pia­ni e 62 metri di altezza, che si sono completamente sbriciolati travolgen­do oltre 250 persone. 
Il Nepal è un paese di circa 30 mi­lioni di abitanti con una superficie pari a circa la metà dell’Italia. Pilastro di un’economia povera è il turismo, so­prattutto legato all’alpinismo. Tra le vittime del sisma si contano anche 22 scalatori, alla cui morte i media occi­dentali hanno dato risalto poiché molti di essi sono stranieri; a ciò si aggiun­gono anche i 200 dispersi tra le vette dell’Himalaya. 
La nostra solidarietà va a tutte le persone colpite da questa grande tragedia.
Stampa
PDF

riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato

buongiorno Redazione
e buongiorno cittadini del mondo
noi siamo Anonymous

Nonostante le centinaia di account oscurati, le pagine e i siti web, nonostante sappiamo chi sono e li smascheriamo pubblicamente, nonostante le pesanti sconfitte che hanno accumulato sia in campo virtuale che reale vedi la grande vittoria di Kobane, il sedicente Stato Islamico ha commesso di nuovo l’errore di attaccare la libertà di parola, di stampa, di satira e di comunicazione con la recente e patetica esibizione di forza volta a oscurare la tv francese Tv5Monde.
Noi facciamo hacking ai massimi livelli, siamo in grado di accedere a ogni server e in luoghi impensabili pur di trovarli. Quando decidiamo un’operazione, è accuratamente e strategicamente studiata. Quello che ci unisce è una causa comune, sebbene siamo individui sparsi in ogni angolo del globo e siamo connessi tra noi solo dalla rete e dalla nostra causa.
Recentemente abbiamo preso possesso informatico di un satellite asiatico e abbiamo in mano la lista di tutti quelli in orbita. In questo modo siamo riusciti a violare la sicurezza dei servizi segreti arabi e a impossessarci della board con i loro accessi, e-mail, posizionamenti e IP di collegamento.
Ora sappiamo esattamente dove sono, chi, come agiscono, chi li sostiene e attraverso queste nuove informazioni li attaccheremo proprio dove loro hanno fallito.
Sta per iniziare una nuova Op mirata all’oscuramento delle Tv arabe e di mezzi di comunicazione che sostengono il Califfato. Presto uscirà il comunicato di Anonymous che spiega perché e cosa colpiremo. In anteprima per la Comune possiamo dirvi che ISIS non avrà scampo e che noi continueremo a combattere sul web ogni loro tentativo di minare la libertà e la loro miserabile ricerca di potere e ricchezza, privi di quella morale religiosa dietro la quale si trincerano e irrispettosi della vita e soprattutto di chi la dà la vita.
Anonymous combatte ogni forma di violenza con particolare riguardo ai bambini e alle donne. Abbiamo squadre che lavorano solo nella pedofilia e squadre che lavorano nel campo della violenza domestica e dello stalking. Siamo impegnati su ogni fronte sociale perché noi siamo persone. Dietro la maschera, noi siamo persone e siamo con il popolo, per il popolo con il popolo.
Noi siamo il popolo.
We are Anonymous!
Stampa
PDF

uccisi da “fuoco amico”

bombe sui cooperanti

 Nell’imbarazzo e tra le polemiche Obama si scusa e assume la responsabilità della morte di Giovanni Lo Porto e Warren Weinstein, cooperanti rapiti tre anni fa dai talebani pakistani, colpiti a morte nel gennaio scorso da un bombardamento “mirato” americano. Solidarietà e vicinanza va a parenti e amici delle vittime, colpiti prima da anni di incertezza sulla sorte dei propri cari, poi dal dolore di due vite spezzate.
Questa emblematica vicenda vede convergere, contro chi opera per portare aiuto a popolazioni colpite da decenni di guerra, da un lato i rapitori e dall’altro la micidiale macchina bellica americana. Poco importano le polemiche politiche sulle modalità e i tempi dell’annuncio, rinviato per mesi.
L’odiosa espressione “danni collaterali” è tornata d’attualità in tutta la sua ipocrisia e acquista rilievo solo per l’identità delle vittime. Ma queste sono le ultime in ordine di tempo di un lungo elenco. Le “bombe intelligenti”, i droni, gli attacchi “mirati” hanno fatto stragi in Iraq, in Yemen, in Pakistan e in Afghanistan: hanno colpito bambini mentre portavano il bestiame al pascolo, amici e parenti ad un banchetto di nozze, gli abitanti di interi villaggi forse rifugio di terroristi. Nelle guerre, per strategia o per errore, i morti civili sono molto più numerosi dei combattenti. È così, immancabilmente, almeno dalla Seconda guerra mondiale. Le scuse di oggi lasciano il tempo che trovano.
Stampa
PDF

L’Aquila sei anni dopo

Circa diecimila persone hanno partecipato alla fiaccolata che da ormai cinque anni ricorda le vittime del terremoto del 6 aprile 2009. Una partecipazione importante che, a differenza degli ultimi anni, ha dato un carattere non soltanto luttuoso alla commemorazione. È la prima fiaccolata che si svolge dopo l'assoluzione in appello di sei dei sette membri della Commissione Grandi Rischi che una settimana prima del terremoto tranquillizzò la popolazione aquilana piegandosi ad interessi politici e mediatici invece di attuare misure preventive.
Quest'anno un settore della manifestazione, come sempre silenziosa, ha esposto magliette e cartelli contro la sentenza di appello, sottolineando come “il fatto non sussiste ma uccide”. Diverse persone intervistate hanno espresso una sfiducia nello Stato che sul terremoto ha speculato ed hanno sottolineato la necessità di continuare la battaglia per la verità e per la giustizia.
Questa rinnovata consapevolezza può essere uno spunto per cominciare a ripensare una ricostruzione (che ad oggi ha restituito soltanto il 3% del centro storico nonostante le false promesse dei governi che si sono succeduti), che parta in primo luogo dalla ricostruzione delle relazioni umane e sociali che si sono via via sgretolate.