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sorellanza2019



Società in movimento

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Kenia

insieme, difendendo la vita propria e altrui

Era già successo, ma questa volta l’epilogo è stato ben diverso. Un gruppo di Shebab – formazione somala affiliata all’Isis – ha assalito un pullman con l’intenzione di trucidare i non musulmani a bordo però questa volta non sono riusciti a separare gli uni dagli altri: al di là delle differenze di credo religioso, i passeggeri si sono uniti e hanno impedito la strage.
Appena si sono accorte del pericolo, le donne musulmane hanno dato un velo a quelle cristiane per confondere gli assassini; poi, quando gli assalitori hanno dato l’ordine agli uni di risalire sul mezzo e agli altri di restare a terra per essere uccisi, nessuno ha obbedito: “Ammazzateci tutti oppure lasciateci andare”. Sorpresi e frustrati, gli uomini in armi hanno dovuto battere in ritirata. Abituati a sentirsi onnipotenti – ma solo di fronte a persone inermi – nulla hanno potuto contro la determinazione e la volontà di salvarsi insieme.
Un episodio drammatico con uno splendido epilogo, uno straordinario esempio di come è possibile difendersi e reagire: riconoscendosi reciprocamente, unendosi, sollecitando le proprie risorse migliori per difendere la vita e sconfiggere l’odio mortifero dell’Isis e dei suoi sostenitori.
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Sinjar, l’Isis è in rotta

vita, libertà, resistenza!

Sinjar, nel nord dell’Iraq, è libera. In queste ore miliziani curdi e yazidi hanno messo in fuga le forze assassine e terroriste dell’Isis. È una vittoria importante che salutiamo con gioia, dal profondo significato umano di riscatto: nella cittadina di Sinjar e sul monte omonimo lo scorso anno gli assassini neonazisti dell’Isis hanno provato a liquidare un’intera comunità, la piccola e millenaria minoranza yazida massacrando, torturando, violentando, riducendo in schiavitù le donne e i bambini. Non ci sono riusciti. Donne e uomini yazidi hanno formato le loro milizie e si sono uniti ai peshmerga curdi per riprendersi la loro terra. Oggi, senza neanche attendere la fine dei combattimenti, la popolazione sta tornando alle proprie case.
Sinjar è a metà strada tra Raqqa (in Siria) capoluogo dello Stato islamico, e Mosul, metropoli irachena anch’essa in mano all’Isis; la vittoria odierna è un colpo molto duro al califfato nero. Non a caso esso è frutto in primo luogo non dell’intervento delle grandi potenze ma della resistenza popolare, curda e non solo, l’unica finora ad aver arginato e respinto le milizie terroriste e stragiste.
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Comunicato stampa


A Suruc (Turchia): attentato ai giovani manifestanti curdi

IL TERRORISMO REAZIONARIO E VIGLIACCO NON FERMERÀ LA RESISTENZA!

Lunedì 20 luglio a Suruc, cittadina turca al confine con la Siria, in occasione di un incontro in solidarietà con le popolazioni di Kobane da parte di diverse associazioni curde e della sinistra turca, un attentato (sembra ad opera di un o una kamikaze che si è fatto esplodere) ha mietuto una trentina di vittime tra i volontari e le volontarie e un centinaio sono i feriti.
Queste persone, curde per la maggioranza, si apprestavano a passare il confine per raggiungere e aiutare le popolazioni di Kobane che stanno eroicamente resistendo e combattendo l’Isis, il più grande pericolo attuale per l’umanità: uno stato teocratico neonazista che sta cercando di espandere il proprio potere, di sottomissione, stupri, assassinii. L’attentato – al momento ancora non rivendicato, ma riconducibile all’Isis o suoi emuli – è il primo di questo tipo in Turchia. Lo Stato democratico turco ha finora ostacolato o impedito ai tanti profughi curdo-siriani di poter raggiungere le proprie genti per sostenerle nella resistenza al Califfato nero e al contempo ha lasciato agire indisturbato il mostro neonazista con cui è molto probabile abbia collaborazioni e complicità nascoste, come attestano diverse fonti informative.
Denunciamo con forza la gravità di questo attentato che si somma ai numerosissimi altri attuati in questi mesi in diverse parti del mondo. Ma questa volta – sia direttamente che simbolicamente – si vuole colpire chi resiste contro un mostro in azione e la solidarietà alla resistenza.
Solidarizziamo con i volontari e le giovani avanguardie curde colpite a Suruc, con le popolazioni che in Siria e in Iraq stanno cercando di respingere la minaccia più grave per noi tutti, con le popolazioni curde impegnate in questo schieramento. Solidarizziamo con le comunità curde anche qui in Italia. Con loro ci siamo ritrovati uniti nella lotta contro l’Isis in numerose occasioni, tra le quali la manifestazione nazionale a Firenze del 10 maggio scorso.
Attivamente schierati contro l’Isis, per la libertà di Kobane, per la liberazione di tutte le terre occupate dalle truppe assassine di Al Baghdadi, noi esprimiamo vicinanza e gratitudine ai combattenti curdi per l’opera di difesa della vita non solo delle popolazioni della loro terra, ma di noi tutti. Rinnoviamo un forte appello a tutte le persone e le realtà di solidarietà, a tutte le persone di ogni credo che vogliono la pace, a rafforzare lo schieramento e a far sentire una voce unitaria e forte contro l’Isis, i suoi emuli, che agiscono pressoché impuniti nell’inanità e/o la complicità internazionali di tutti gli Stati.

Martedì 21 luglio 2015 ore 12

 

 

 

per info e contatti


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attentato in Turchia

il terrorismo stragista
contro l’impegno per la pace

Questa mattina ad Ankara due ordigni sono esplosi tra i manifestanti che stavano affluendo nella capitale per il corteo del pomeriggio: è stato un orrendo massacro, con un bilancio provvisorio di 86 morti e almeno il doppio di feriti. Siamo al fianco delle vittime e dei loro cari, persone colpite mentre si preparavano a manifestare per una soluzione pacifica del conflitto che contrappone lo stato turco e il Pkk curdo. Un video in rete riprende le danze in strada interrotte da due tremende esplosioni in sequenza.
Mentre scriviamo non è giunta alcuna rivendicazione dell’attentato vile e stragista; un attentato gravissimo in sé e che accentua i pericoli in un’area del mondo segnata da una escalation bellica. Se al momento non è possibile dire con certezza chi sia il mandante di queste bombe, è però necessario sottolineare il carattere storicamente stragista dello stato turco e la logica di guerra e terrore che lo ha contraddistinto nei decenni nei confronti del popolo curdo. In particolare il presidente Erdogan è nemico giurato della convivenza pacifica tra turchi e minoranza curda, sostenitore dei neonazisti dell’Isis dietro le quinte (neanche troppo), pronto a sprofondare il paese nella paura pur di rafforzare il proprio potere alle prossime elezioni di fine mese: egli è come minimo il mandante morale della strage di oggi. Solidarizziamo con quella parte della società che in Turchia già nei mesi scorsi è stata ripetutamente colpita dalla repressione del governo e dal terrorismo assassino (ricordiamo le 34 vittime di Suruc e quelle di Diyarbakir), per l’impegno – che condividiamo – al fianco della resistenza popolare curda, quasi la sola a contrastare sul campo i nemici dell’umanità dell’Isis.

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finisce un ramadan insanguinato

Milioni di musulmani hanno celebrato l’Aid al-fitr, la fine del ramadan, il mese per loro più sacro. Ma per molte comunità islamiche la celebrazione non è stata una festa. Nel mese appena trascorso quasi ogni giorno una qualche componente della umma ed una parte del dal al-Islam sono state colpite da terribili attentati che hanno sempre provocato decine di morti, e spesso oltre il centinaio. Alcuni attentati sono stati particolarmente sanguinosi: da quelli che, insieme a quello che ha ucciso circa una quarantina di turisti in Tunisia, ne hanno massacrati altre centinaia in Kuwait ed in Somalia all’inizio del ramadan, fino a quelli altrettanto cruenti che ne hanno segnato la fine in Nigeria ed in Iraq. Tra l’inizio e la fine si contano decine di autobombe e kamikaze che hanno bersagliato la Libia, lo Yemen, il Ciad, il Pakistan, l’Afghanistan ed un' infinità di altri luoghi dove si osservava il digiuno. La stragrande maggioranza delle vittime sono musulmane e tutti gli attentati sono stati rivendicati da uno dei tanti rami di al-Qaeda, da al-Shabab, da Boko Haram e altri, in oltre il 90% dei casi dall’Isis o da organizzazioni e individui ad esso affiliati, formazioni che in nome dell’Islam stanno portando avanti i loro progetti di morte e di dominio, che nel caso dell’Isis assume la sostanza di un Califfato dai tratti inequivocabilmente neonazisti.
Per milioni di musulmane e musulmani da anni il ramadan non scorre più all’insegna del raccoglimento, dell’unione e del perdono, come da loro concepito e oggi forse più che mai anelato. Da anni il ramadan è funestato dall’attività e dall’attivismo criminale di formazioni che sfruttandone il portato simbolico portano avanti i loro disegni barbari e vigliacchi e quest’anno segna un’ulteriore involuzione, sotto la spinta dell’Isis, Stato teocratico ultrareazionario perché di stampo neonazista. Coloro che si riconoscono in questi progetti o vi trovano l’esempio da emulare colpiscono in tutto il mondo, anche e con grande enfasi in Occidente – un mese fa in Francia di nuovo e pochi giorni fa negli Stati uniti –, uccidono, violentano e riducono in schiavitù uomini e soprattutto donne e bambini, cristiani, ebrei, persone di altri credo, religiosi e non. Ma pur muovendosi in nome dell’Islam stanno anche e soprattutto dilaniando decine di migliaia di musulmani e ne stanno sconquassando le comunità, trasformandone i momenti e i luoghi più venerati in occasioni e teatri di inenarrabili ed innumerevoli stragi, specialmente durante il ramadan, in nome dell’Islam.
Chi crede in un altro Islam non deve sentirsi di dimostrare nulla a nessuno, ma c’è l’urgenza di riconoscere il dramma che sta vivendo la stessa umma e le sue radici. Un dramma i cui responsabili vanno fermati e le cui radici vanno strappate in nome della salvaguardia e del futuro dell’intera umanità.

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- il pamphlet -

 Mai così tante persone a

Casa al Dono: 850 iscritti, 

di differentei paesi e

provenienze, da una sponda

all'altra dell'oceano...



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