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Società in movimento

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Nuovo attacco bellico ad Istanbul, ancora sangue innocente

Chi fermerà l’Isis?

Ieri sera, alle 22 ora locale, un commando di sette persone ha compiuto una strage nell’aeroporto Ataturk di Istanbul, in Turchia. Il gravissimo bilancio è per ora di 41 morti e 239 feriti tra viaggiatori, poliziotti e lavoratori aeroportuali. Dalle prime ricostruzioni, gli assassini hanno prima sparato sulla folla per poi farsi esplodere.

Siamo al fianco delle vittime e dei loro cari, partecipi del dolore provocato da tanta ferocia; siamo anche vicini alle persone che vivono in Turchia, un paese segnato più volte in questi mesi da attacchi bellici e attentati terroristici, oltre che dalla guerra dello stato turco contro la minoranza curda e più generalmente oppresso da un regime ultrareazionario che continua a negare tra l’altro il genocidio degli armeni.

Nel momento in cui scriviamo, non è giunta alcuna rivendicazione della strage, ma per la dinamica e per l’obiettivo scelto è lecito ipotizzare la responsabilità dell’Isis. In Siria, Iraq e Libia gli uomini del califfato neonazista sono oggi incalzati sul terreno da milizie locali ed eserciti internazionali, sono costretti a ritirarsi o comunque sulla difensiva. Più perdono terreno sul campo più reagiscono colpendo altrove, scatenando una logica bellica internazionale con vigliacca ferocia contro persone inermi, con l’obiettivo di seminare quanta più morte e terrore possibile. L’Isis bolla come “traditore” il governo di Ankara, ma il regime di Erdogan ha flirtato con gli uomini del califfato nero, garantendo loro traffici e libertà di movimento. Se in questi ultimi mesi esso si riposiziona, stringendo legami con il regime di Putin che sta sostenendo il regime criminale di Assad massacratore del popolo siriano o riallacciando il dialogo con Israele che opprime il popolo palestinese e non ha mosso un dito contro l’Isis, ciò non vuol dire che Erdogan voglia lottare contro i neonazisti di Al Baghdadi.

Più in generale tutte queste potenze oppressive che si scontrano e si riavvicinano per i loro interessi economici e di potere non hanno voluto combattere seriamente l’Isis. Esso è il primo nemico dell’umanità – non l’unico – e va implacabilmente sconfitto.

Una volta di più, l’attentato di ieri dimostra che gli stati non sono in grado di difendere la vita delle persone comuni perché i loro poderosi apparati hanno tutt’altre finalità. L’aeroporto di Istanbul è considerato tra i più importanti al mondo, eppure ciò non ha impedito a un commando organizzato di arrivare fino al terminal dei voli internazionali.

Di fronte al messaggio di morte dell’Isis, siamo tutti minacciati. In questo senso sosteniamo le resistenze popolari (curde, arabe, sciite, yazide) ma senza alcuna ambiguità nei confronti di Assad, dei regimi criminali e delle forze che lo sostengono.

Ci battiamo per la solidarietà internazionale e la pacificazione tra i popoli.

Sta a noi tutti l’elementare compito di informarci, di imparare a guardarci attorno, di evitare per quanto possibile le situazioni e i luoghi più a rischio. Sta a noi superare la passività e la delega di fronte alle “rassicurazioni” istituzionali. Sta a noi cercare un nuovo incontro con le persone più prossime, con i nostri cari, con chiunque voglia impegnarsi per difendere la vita innocente minacciata provando a unirci e ad avere reciproca cura tanto nei momenti di pericolo che nella vita quotidiana. Non possiamo attenderci protezione e soccorso da Stati distratti e/o complici, a loro volta indifferenti alla difesa e alla cura della vita umana, come dimostra il trattamento da loro riservato ai profughi e agli immigrati ma anche ai propri stessi cittadini.

 

29/6/2016 ore 17.00

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Pakistan, ancora una volta terrorismo stragista e reazionario

attentato alla vita e al futuro

Oltre 70 persone sono state uccise e più di 340 ferite in un parco giochi. Erano in gran parte donne e soprattutto bimbi e bimbe, colpite mentre giocavano e festeggiavano la Pasqua, perché per lo più appartenenti alla comunità cristiana. Attaccate da un vigliacco e terribile atto d’odio, in spregio alla loro voglia di vita e al loro desiderio di futuro. Quello che è accaduto a Lahore, in Pakistan, ci ricorda di nuovo, brutalmente, che la vita di tutti è minacciata, in ogni angolo di questo pianeta, dal terrorismo bellico stragista e reazionario. Questa volta a colpire sono stati i talebani pachistani di Tehrik e Taleban, che si sono autoproclamati alleati dello Stato islamico. Di nuovo quindi è sotto l’egida del mostro ultrareazionario del Califfo con la svastica che si perpetrano crimini indicibili contro l’umanità, che si colpisce gente inerme ed impreparata.
Per questo dobbiamo continuare a combatterlo e a sostenere che lo combatte, per questo di nuovo non possiamo affidare la nostra sicurezza agli Stati, che anche in questo caso non hanno potuto e voluto difendere le persone.

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difendere la vita della gente,
sconfiggere il terrorismo bellico

Una nuova sequenza di attacchi bellici rivendicato dall’Isis neonazista ha colpito Bruxelles, prima con diverse esplosioni all’aeroporto di  Zaventen, poi in una stazione della metropolitana a poca distanza dalle sedi delle istituzioni dell’Unione europea. Il bilancio delle vittime e dei feriti è già molto alto. Si è trattato di attacchi vigliacchi, che hanno colpito nel mucchio persone inermi seguendo una logica già attuata: cercare di recuperare in questo modo consensi criminali visto che sul campo, in Siria ed Iraq, il Califfato nero non riesce ad avanzare nella conquista. E’ per questo che prova ad esportare la guerra stragista nel resto del mondo colpendo vigliaccamente persone ignare ed indifese.
Quelli di Bruxelles fanno seguito a numerosi attacchi bellici che in queste settimane hanno colpito in diversi paesi, dalla Costa d’Avorio al Mali fino ad Ankara.
La nostra solidarietà va a tutte le vittime e ai loro cari.
Il sistema democratico finora si è mostrato incapace di combattere seriamente l’Isis.  E non riesce nemmeno a garantire l’elementare sicurezza e prevenzione in luoghi da mesi considerati “obiettivi sensibili”. Ad esempio nell’aeroporto di Bruxelles non era stato innalzato il livello dei controlli all’entrata dopo l’allerta degli ultimi giorni, né dopo il primo attentato è stata chiusa precauzionalmente la metropolitana.
Gli stati democratici non sanno e non vogliono preoccuparsi della difesa della vita umana, non investono sulla sicurezza delle persone, anzi le espongono a rischi crescenti; d’altronde da sempre ritengono sacrificabile la vita umana in nome di interessi politici ed economici “superiori”. Gli stati sono un pericolo per le persone, è qualcosa di insito nella loro stessa natura che nasce dalla guerra. Ma anche le società sistemiche che si disgregano vedono crescere nel proprio seno valori particolarmente negativi, dall’indifferenza al cinismo fino al crescere di settori di popolazione che incarnano un disprezzo per i propri simili che ricorda gli esordi del nazismo. E’ significativo che Abdeslam (l’attentatore di Parigi superstite) abbia potuto vivere tranquillamente per mesi in un quartiere di Bruxelles anche per l’omertà e la complicità di una parte dei suoi abitanti.
Ciò che avviene a Bruxelles è inseparabilmente collegato ad altri scenari, in primo luogo di guerra.
Le numerose potenze che sono intervenute in Medio Oriente hanno aggravato una tremenda tenaglia di morte e guerra. Ciò ha significato in primo luogo tenere in vita la dittatura di Assad che ha goduto del sostegno di Putin e di altre potenze oppressive e che si sta rafforzando. Presentata come un baluardo contro l’Isis la presenza di varie potenze statali internazionali e dittature locali non ha significato attuare una lotta vera per sconfiggere definitivamente l’Isis, né tanto meno lo ha colpito efficacemente sostenendo le resistenze popolari che lo combattono. Con la guerra degli stati l’uno contro l’altro e con la logica di spartizione si è enormemente innalzato il prezzo che pagano i popoli e sono aumentati i pericoli per la gente comune in tutto il mondo.
L’Europa in questo contesto sceglie inoltre di inasprire la propria chiusura come fortezza respingendo e maltrattando, facendo morire in mare i profughi in fuga dal Medio-oriente, quei profughi che anche oggi a Idomeni manifestavano per dire al mondo la loro estraneità ed opposizione al terrorismo bellico.
L’impegno contro l’intento neo-nazista dell’ Isis e le sue inedite caratteristiche di morte è più che mai una priorità, ed è un impegno che da oltre un anno e mezzo ci contraddistingue.
L’Isis non è invincibile: tutt'altro, come dimostra la determinazione delle popolazioni che gli resistono.
La difesa della vita delle persone, la nostra stessa vita, non può essere delegata a stati che non vogliono e non sanno difenderla. Chi parla di “tornare alla normalità, di far finta di nulla per non darla vinta ai terroristi” nega la realtà e invoca una normalità atroce. La normalità di cui parlano è impregnata di oppressione e di pericoli, di discriminazioni e pavidità. L’indifferenza verso ciò che avviene ai nostri simili in ogni parte del mondo, la superficialità ed il disimpegno alla fine si ritorcerà contro le persone stesse.
Avere consapevolezza dei pericoli, riconoscere che dopo Parigi e dopo tutti questi attentati la vita quotidiana in Occidente è già cambiata, significa mettere in atto pensieri e azioni adatte all’autodifesa, alla vigilanza e alla salvaguardia delle vite umane anche qui. Rafforziamo lo schieramento contro L’Isis, a fianco delle resistenze popolari; coltiviamo le premesse teoriche e pratiche per una logica di pacificazione e solidarietà fra le genti in ogni luogo di lavoro, di studio, di vita. E’ impegno per la vivibilità, in generale ma anche nella vita di tutti i giorni.

22 marzo 2016  ore 21.00
La Comune

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questa strana guerra riguarda tutti

difendersi assieme!

Gli ultimi attentati di Bruxelles (più di trenta  morti, centinaia di feriti) suscitano ancora  dolore e rabbia e ci dicono chiaramente tre  cose. Primo: i terroristi dell’Isis malgrado le  sconfitte subìte in Irak e Siria, dove sono  nati e sono protagonisti di una strana  guerra, colpiscono alla cieca con relativa  facilità vittime innocenti ed ignare in altri  paesi, europei e non solo. Secondo: gli Stati sono preoccupati  innanzitutto di difendere il proprio potere  non la sicurezza dei loro cittadini. Il sistema  degli Stati cerca “soluzioni” all’enigma  medio-orientale confacenti ai propri  interessi che sono spesso momentaneamente  divergenti tra loro ma sempre contrastanti  con i bisogni delle popolazioni. Nella strana  guerra che ne deriva, l’Isis è il fattore più  eclatante ed immediatamente minaccioso  su scala internazionale, ma soprattutto  sono previsti gravi “danni collaterali”, cioè  centinaia di vittime civili, in gran numero  donne e bambini, che cadono in Siria e  conseguentemente in altri paesi. Malgrado la  reciproca inimicizia, gli Stati sono del tutto  simili e sin dall’origine convergenti nella  logica oppressiva antiumana dell’uccidibilità.  Perciò permettono la sopravvivenza di uno  dei peggiori dittatori della contemporaneità:  Assad, sterminatore del popolo siriano  appoggiato dalla Russia e dall’Iran, tollerato  dagli Usa e dai suoi alleati. Perciò d’altra  parte la Turchia, membro della Nato, e  l’Arabia saudita, protagonista di primo  piano della finanza mondiale, finanziano e  foraggiano attivamente l’Isis. Terzo: la gente comune consapevole ed  organizzata può affrontare questa strana  guerra e provare a risolverla autonomamente  in ragione della propria libertà. Lo dimostra  la resistenza attiva e capace di successi in  loco contro il tentativo dell’Isis di instaurare  uno Stato ultratotalitario. La stampa e i  politici censurano questa resistenza che  rappresenta una speranza per il Medio  Oriente ed una lezione più generale. Allo  stesso modo i media non raccontano la  verità sulle minacce che riguardano tutti noi  e come affrontarle. Anche in Italia i terroristi possono attaccare  luoghi pubblici che lo Stato non è in grado  di difendere adeguatamente. È non solo  falso ma pericoloso sostenere che bisogna  continuare a “vivere normalmente”. Per  continuare a vivere e cercare di vivere  meglio bisogna prestare attenzione,  guardarsi attorno, provare ad individuare  amici e nemici potenziali. In questa  fase bisogna evitare il passaggio o la  permanenza in luoghi molto affollati, specie  dove non siamo attivamente protagonisti  assieme agli altri, bisogna provare ad  inventarsi delle alternative per spostarsi e  viaggiare. Soprattutto e fondamentalmente  bisogna cercare ed attivare il contatto e la  conoscenza, la coscienza e l’aggregazione  con e tra le persone di ogni provenienza,  riconoscere il reciproco interesse a convivere  pacificamente, basandolo sulla sincerità,  sulla solidarietà, sul mutuo appoggio,  sul ritorno creativo ad una elementare  comunanza umana.

23 marzo 2016
La Comune umanista socialista

scarica il volantino in pdf

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Siria

di nuovo nelle piazze per la libertà e la dignità

Maaret al Numan, Siria, 4 marzo 2016

Nonostante la sconfitta subita, nonostante i massacri del dittatore Assad, nonostante la barbarie dei neonazisti dell’Isis, la forza e lo spirito della straordinaria rivoluzione cominciata nel 2011 rimane nei cuori e nella mente di milioni di siriani. Venerdì 4 marzo, approfittando della fragile tregua, si sono svolte in molte località della Siria manifestazioni che hanno ripreso simboli e slogan della rivoluzione pacifica del 2011. Sono state manifestazioni numericamente ridotte, ma espressione di straordinario coraggio e di quanto ancora sia vivo il sentimento della rivoluzione. Alle manifestazioni erano presenti molti bambini e bambine;  assenti, invece, richiami anche simbolici ai gruppi armati e con richiami religiosi. Tanti gli slogan lanciati identici a quelli del 2011. Manifestazioni si sono svolte nella Ghouta dell’est (Damasco), a Rastan, a Bosra, dove la gente si è riunita in un teatro romano del 106 d. c.. Qui i bambini hanno disegnato con una lettera su ogni vestito la scritta “Siamo tutti Daraya” in solidarietà al sobborgo di Damasco bombardato dal dittatore. Altre manifestazioni a Kafranbel (Homs), ad Aleppo, a Marat an Nu’man, nelle periferie di Damasco ed in altre città. È stato ripetuto lo slogan "Il popolo unito vuole la caduta del regime”. Ad Homs si leggeva su uno striscione: “Il coprifuoco è il coprifuoco; la nostra rivoluzione pacifica è ancora in corso fino alla caduta di Assad per imporre la giustizia su tutta la Siria”. E soprattutto dappertutto si è cantato hurriya e karama, libertà e dignità. Un’espressione dell’eccezionalità del coraggio umano di questa gente e di quanto sia viva la speranza cominciata nel 2011.

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-programma-

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- il pamphlet -

 Mai così tante persone a

Casa al Dono: 850 iscritti, 

di differentei paesi e

provenienze, da una sponda

all'altra dell'oceano...



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umanesimo
socialista
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