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contro il califfato degli assassini

con Kobane fino alla vittoria!

Nelle ultime ore sono ripresi i combattimenti a Kobane, la città alla frontiera tra Siria e Turchia divenuta simbolo della strenua resistenza e poi della riscossa curda di fronte all’avanzata dei massacratori dell’Isis. Kobane era stata liberata lo scorso gennaio; ora le bande del califfo nero stanno tentando di riprendersela.
Le dimensioni di questo inizio di offensiva e i suoi possibili esiti non sono chiari, anche per la ridda di notizie e di smentite che sono parte a pieno titolo di un conflitto cruento tanto sui campi di battaglia che nelle mosse della propaganda. Siria e Turchia si accusano reciprocamente di aver favorito l’avanzata dei tagliagole dell’Isis per attaccare Kobane: opzioni entrambe possibili, considerando il cinismo degli uni e degli altri. Formalmente in lotta contro il califfato, in questi anni si sono in realtà impegnati l’uno a soffocare nel sangue la rivoluzione della gente comune (il regime di Assad in Siria) l’altro a contenere le aspirazioni curde all’autodeterminazione anche favorendo l’Isis (il governo Erdogan-Davutoglu in Turchia).
Come già accaduto nei mesi scorsi, i destini di Kobane spiegano molte cose del conflitto in corso e ci riguardano tutti. L’Isis è un feroce nemico dell’umanità che intende schiacciare qualunque aggregato umano non si sottometta completamente al suo potere. Può essere fermato; finora non ci sono riusciti gli eserciti di Stati poco motivati o addirittura dediti al doppio gioco per i propri interessi. Invece, lo hanno fermato e ricacciato indietro le resistenze popolari, in primo luogo quella curda: lottando con poche armi e pochi mezzi per la propria terra, hanno difeso la libertà di tutti. I loro successi sul campo di battaglia dipendono da motivazioni umane forti. Anche oggi siamo con loro.

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piedi per terra

“Bellissimo sentire il profumo dell’erba”. La frase di Samantha Cristoforetti al suo arrivo sulla Terra ha gettato uno sprazzo di poeticità sulla missione spaziale Futura che al di là dei tweet, dei collegamenti con Sanremo, dei dialoghi a tratti surreali con Fabio Fazio è una cosa molto seria. Nel cercare di spiegare la sua missione, che si è svolta con altri due astronauti, il capitano dell’Aeronautica Cristoforetti ha svelato ciò che in pochi sapevano e volevano: svolgere esperimenti e studi sul corpo umano. Uno degli obiettivi di questa missione scientifica era ed è (perché è ancora in corso sulla Terra) la possibilità di studiare la fisiologia umana conducendo, testando, studiando in vivo e in diretta alcune strutture del corpo umano come l’apparato muscolo-scheletrico e osteoarticolare, il sistema immunitario, la vista, il complesso sistema ormonale, lo stress. Le “cavie” – espressione usata dalla Cristoforetti per definire il suo compito principale – sono gli astronauti e nel caso della Cristoforetti, la cavia per eccellenza, essendo una donna ed “in età fertile”. Il corpo umano femminile di cui non si è parlato, grazie alla coltre maschilista nazionalpopolare dell’informazione e non solo è il vero oggetto del contendere per la complessità di alcune strutture, pensiamo solo a quella ormonale, di cui sappiamo ancora poco e non casualmente per le fondamenta e l’approccio patriarcale di cui sono intrise la medicina e le scienze in generale. Approccio e contenuto che questa missione non mette in discussione, anzi in qualche modo la aggrava poiché incentiva una logica di espropriazione e iniziazione: solo alcuni sanno e potranno sapere. Tutto ciò è garantito dagli enti spaziali che hanno e sono una struttura militare; qual è la finalità di questi studi che in parte si sono sviluppati in assenza di gravità ( particolare non da poco) ancora non lo sappiamo e non è certo un generico “progresso della scienza” a dipanare le nebbie dell’ignoranza che il profluvio di tweet aggrava ulteriormente non conoscendo nemmeno a chi saranno diretti e/o potrà usufruirne. Intanto sappiamo che alcuni processi in assenza di gravità sono irreversibili, come l’invecchiamento osseo che Cristoforetti e soci hanno acquisito. Gli astronauti sono in parziale isolamento non solo e non tanto per essere testati ma perché il loro sistema immunitario è fortemente indebolito; insomma, ancora una volta, a chi è rivolto tutto ciò? Tutto questo dispendio di energie mentre ancora sulla Terra milioni di persone, donne, uomini e bambini, muoiono per denutrizione, malnutrizione, obesità; patologie curabili e affrontabili che diventano insuperabili per chiara volontà e scelta di stati e organismi internazionali.
Una logica disumanizzante ci giunge da quell’avamposto dell’umanità che è per Samantha Cristoforetti la stazione spaziale internazionale (ISS); cerchiamo di guardare con occhi attenti, affettuosi e rispettosi la bellezza delle immagini della Terra su cui viviamo, vivremo e abbiamo vissuto come specie umana.
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cadute Ramadi e Palmira

con la resistenza contro il califfato nero

In pochi giorni l’Isis ha conquistato Ramadi in Iraq (a 100 chilometri da Baghdad) e Palmira in Siria. Le conseguenze immediate – oltre alle distruzioni di reperti archeologici di cui soprattutto stanno parlando giornali e telegiornali – sono eccidi di massa, decine di migliaia di persone costrette alla fuga spesso sotto il sole cocente e in zone desertiche. Profughi che poi vengono spesso respinti, nel caso iracheno, alle porte di Baghdad.
Se fino a poco fa, da parte di media e politica, si descriveva l’Isis in declino e si magnificavano i successi della “coalizione” a guida Usa, ora si rilancia precipitosamente l’allarme, si critica la strategia di Obama ma si continua a non spiegare cosa stia avvenendo e perché.
L’Isis ha subito sconfitte reali, in primo luogo da parte della resistenza curda a Kobane e poi a Tikrit innanzitutto da parte delle milizie sciite. Queste sono state le principali batoste patite dalle orde del califfato nero ma non s’è ancora generalizzata una resistenza popolare e unitaria delle diverse componenti etniche e confessionali, decisiva per batterlo definitivamente. Bombardamenti e attacchi  mirati hanno colpito la sua infrastruttura economica e militare, hanno ferito Al Baghdadi ed eliminato suoi luogotenenti ma il disfarsi del regime stragista di Assad e dello Stato iracheno insieme agli interessi delle varie potenze in gioco ridanno spazi di manovra e di ripresa ai neonazi dell’Isis. Per fermarli va rilanciato il sostegno alle resistenze popolari.
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l'unione fa la scuola,
anzi la cambia

Federico GattolinIntervistiamo Federico Gattolin, insegnante presso l’Istituto Balducci di Pontassieve (Fi) e rappresentante sindacale unitario per l’Unicobas. è responsabile di ispirare l’impegno della Comune umanista socialista tra coloro che lavorano nella scuola.

Nel mondo della scuola italiana si sta affacciando una significativa protesta che coinvolge insegnanti, studenti, collaboratori scolastici, genitori contro la riforma voluta dal governo. Puoi spiegare quali sono i punti salienti di questa riforma e le ragioni per contestarla?

La protesta in corso nella scuola nasce dall’opposizione al progetto del governo che peggiora le condizioni di lavoro e di studio, definito con grande ardire “Buona scuola”. È fin troppo evidente che la scuola attuale non risponde alle esigenze migliori di insegnanti, studenti e personale Ata, ma la proposta del governo va in direzione opposta a tali esigenze. È un inganno. Il fiore all’occhiello di questo progetto è l’assunzione dei precari. Ma, a parte il numero esiguo di precari che verrebbero assunti, va ricordato che il governo è obbligato a ciò da una sentenza della Corte europea pena una multa di 4 miliardi di euro se non affronta la questione dei precari, la cui assunzione a tempo indeterminato costa ben di meno. In chiave ricattatoria chiede agli insegnanti di accettare tutta una serie di peggioramenti: dall’introduzione della meritocrazia, cioè del premio salariale per una esigua parte di insegnanti “meritevoli” secondo giudizi e parametri stabiliti da ministero e dirigenti, alla mobilità territoriale dei nuovi assunti e di tutti coloro che, chiedendo un trasferimento o diventando soprannumerari, saranno chiamati in una data scuola a totale arbitrio del dirigente, dall’aumento vertiginoso di potere assegnato ai dirigenti e al loro staff selezionato scuola per scuola alle porte aperte agli interessi dei privati con conseguente potere di incidere a proprio vantaggio sulle attività scolastiche. Dietro formule ingannevoli si celano quindi obiettivi che mirano a portare nella scuola modelli aziendalistici, di accentuata competizione tra persone, aumento dei poteri della scala gerarchica, dirigenti scolastici e ispettori in primis. Per questo è l’impianto d’assieme che va rigettato senza mediazioni. Le ragioni del fermento si spiegano in relazione al sentimento, diffuso nella categoria, di essere di fronte a un attacco senza precedenti per organicità. Molti insegnanti avvertono che la meritocrazia sarebbe funzionale alla crescita del conformismo e del servilismo e intuiscono anche quanto ciò peggiorerebbe le loro condizioni di lavoro precipitandoli in un clima di guerra di tutti contro tutti. Questo concorre a spiegare anche l’ampiezza della protesta, per ora culminata nello sciopero del 5 maggio scorso con un’adesione record nella categoria. Tuttavia nelle scuole non stanno fiorendo comitati di agitazione o di lotta, perché ancora si tende a delegare all’azione sindacale e, aspetto fondamentale, non c’è ancora chiarezza sugli obiettivi. La coscienza è infatti variegata e spesso confusa: si va da chi rivendica una specifica questione a chi spera di poter modificare questo o quell’articolo per sventare le minacce della “Buona scuola”, a chi giustamente sostiene che essa sia da rigettare in toto ma poi guarda con nostalgia alla scuola di ieri e non fuoriesce dall’orizzonte di una scuola statale. Le prossime settimane saranno molto importanti per cercare di accrescere la consapevolezza di ciò che è in gioco.

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USA

il terrorismo neonazista e la spirale omicida

A Garland, Texas, un settore di ultradestra aveva indetto una provocatoria rassegna di vignette offensive del Profeta, a cui partecipava in veste di invitato anche il noto politico olandese xenofobo ed antiislamico Geerd Wilders. Due uomini armati sono giunti sparando sul luogo dell'evento ed hanno ferito una guardia della sicurezza privata; la reazione della polizia – presente massicciamente sul luogo, insieme a guardie private e vigilantes – li ha uccisi. Anche se non si sono registrate al momento rivendicazioni chiare, sembra che tra i due attentatori almeno uno fosse dichiaratamente vicino alle posizioni dell'Isis.
Pur non essendo andato a segno, il tentativo di compiere una strage resta gravissimo. Dopo Parigi, Copenhagen, Tunisi si conferma come per i nemici dell’umanità, in un contesto come questo di uccidibilità dilagante, sia tristemente sempre più possibile trovare individui, lupi solitari affamati di sangue, disposti a uccidere in nome del califfato neonazista e in risposta a offese vere o presunte al proprio credo. In questo caso i due attentatori hanno cercato di compiere un atto assassino contro un evento organizzato da un settore, l’estrema destra razzista americana, che a propria volta, strumentalmente, contribuisce ad alimentare un clima di violenza seminando divisioni e disvalori. D’altro canto dai fatti di Garland emerge rinnovata e rafforzata l'esigenza di uno schieramento e di una mobilitazione contro il terrorismo stragista e reazionario dell’Isis e dei suoi emuli che sia ispirato e guidato da valori umani antitetici: la difesa della comune umanità, l’impegno a fianco di musulmani, cristiani ed ebrei che vogliono la pace contro gli stati guerrafondai, l’affermazione della vivibilità contro razzismi e neofascismi che dividono e uccidono. Per questo ti aspettiamo il 10 maggio alle ore 10.30 al teatro Puccini di Firenze, in via delle Cascine 41.

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dal 13 al 27 maggio 2019


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