Italian - (it)Español(es)French (fr)English (en)

bannertop


Stampa
PDF

Argentina
manifesto

Vogliamo la vita, vogliamo la libertà
Aborto legale, sicuro e gratuito subito!

Noi donne siamo quelle che danno la vita.Scegliere liberamente se vogliamo farlo, quando e con chi fa tutta la differenza. Per questo difendiamo incondizionatamente il diritto all’aborto libero e gratuito. Ogni donna deve essere in grado di avere accesso ai metodi anticoncezionali, all’aborto assistito, alle cure mediche durante la gravidanza e il parto, avendo piena autonomia di decisione in tutti gli aspetti. Difendiamo la vita contro la morte di migliaia di donne causata dagli aborti clandestini e contro il business milionario messo su da chi lo fa privatamente. Per la prima volta, in questo paese, migliaia di donne si incontrano per combattere per la libera scelta sui propri corpi. Crediamo che lottare per il diritto di decidere sia una parte fondamentale di un impegno per la libertà delle donne, che è anche la libertà di tutti.

La sessualità femminile è violata, martoriata e schiacciata sotto i canoni patriarcali. Controllarla è ed è stato un obiettivo fondamentale e sistematico tanto delle chiese come degli Stati, inclusi quelli laici e democratici. Identificando la potenziale interezza della nostra sessualità, possiamo ripensare i sentimenti, le relazioni, il piacere e l’erotismo alla luce di valori come la conoscenza, il rispetto, la reciprocità, la libertà e il bene, cercando insieme un modo di viverla che sia radicalmente diverso dai modelli del consumo strumentale tanto dell’istituzione familiare come degli sfruttatori sessuali. La libertà di scelta affettiva e sessuale è assolutamente essenziale per essere felici, basta moralismi e discriminazione! Nessuno può negare o ostacolare questo primo diritto umano.

Tutte le donne sono generatrici di vita quotidianamente e in ogni dettaglio. Il patriarcato nega questa capacità di tutte noi e la riduce alla maternità biologica, trasformandola – nei fatti – in un obbligo per ogni donna. Questo è l’intento millenario (che però non è sempre esistito) di controllare la capacità di generare intimamente femminile, che va ben oltre lo scegliere di essere madri biologiche o no. Non siamo costrette a partorire, non è una strada obbligatoria. È una scelta, una possibilità che vogliamo valutare senza alcun tipo di pressione né imposizione statale, religiosa o familiare. Vogliamo essere libere di decidere del nostro corpo, senza eccezioni! La libertà di decidere sulla maternità, sulla sessualità e sulla sentimentalità è un ingrediente fondamentale del bene che cerchiamo, per le donne e gli uomini, le bambine e i bambini.

Vogliamo incominciare a pensare in comune e decidere liberamente su questo e su ogni aspetto delle nostre vite. Stiamo costruendo collettivi indipendenti e stabili di donne come ambiti di incontro e scambio su queste idee, per vivere e costruire solidarietà diretta, autodifesa, informazione e controinformazione, per attivarci insieme, per cambiare la nostra vita da subito senza mediazioni, senza tutele né deleghe. Se vuoi essere protagonista vieni a costruire i collettivi di donne del CAF!

Círculo de Amigas Feministas

circulodeamigasfeministas.blogspot.com

Stampa
PDF

con il sentimento di indipendenza,
contro la ragion di Stato

per la libertà e la dignità della Catalogna e di tutti i popoli
contro la repressione dello Stato
fuori le forze repressive

 “Siamo gente di pace” gridavano in coro le persone in fila ai seggi elettorali, con le mani alzate, le lacrime agli occhi e molta ingenuità, per frenare l’azione brutale della polizia nazionale e della guardia civil del governo Rajoy che si avventavano su tutto ciò che incontravano: persone, oggetti, porte, con un’azione vergognosa atta a impedire il diritto al voto, a caccia di urne e schede elettorali come se fossero ordigni da disattivare.

Poco importava loro se queste persone si reggevano sulle stampelle, se avevano i capelli bianchi o se portavano in braccio bambini. Han tirato giù dalle scale, sparato proiettili di gomma contro persone che volevano solamente esercitare il libero diritto di voto. Denunciamo con forza la repressione, esprimiamo solidarietà con il sentimento delle persone e il loro legittimo diritto di decidere, umiliato e impedito con la forza. Diritti, desideri, esigenze, voglia di libertà e di vita in comune calpestati dalla politica e dagli Stati, di cui ciascuna e ciascuno deve farsi carico in prima persona.

La decadenza e l’implosione del Regime nato nel 1978 dopo la dittatura franchista è tale da entrare in rotta di collisione con quello che fino a poco tempo fa erano le sue icone “democratiche”: le urne e le votazioni.Come possiamo tristemente vedere, i diritti e le libertà elementari sono sempre più messe in discussione dagli Stati. L’integrità fisica, la vita stessa – come sta accadendo ad alcuni feriti molto gravi – sono minacciate dalla politica degli Stati.

La mancanza di libertà si fa ogni giorno più clamorosa e le tentazioni di conquistarla attraverso la politica cadendo nei suoi stessi giochi in questo momento sono molto grandi e pericolose. Facciamo appello alla pacificazione, al dibattito aperto e rispettoso delle idee e delle opinioni differenti, senza cadere nella divisione forzata imposta dalla politica, senza scontri tra le persone perché la libertà è cosa di tutte e di tutti.

Salutiamo le espressioni di solidarietà giunte da Madrid, Valencia, Bilbao, Valladolid contro l’ingiustizia, in difesa della libertà e contro l’umiliazione della Catalogna.

Ci schieriamo al fianco del sentimento di indipendenza. L’indipendenza come capacità di decisione e di liberazione individuale e collettiva contro ogni forma di oppressione. Siamo contro la ragion di Stato, come logica e come istituzioni oppressive. Vale per gli Stati esistenti, come quello spagnolo, e per i possibili Stati che verranno.

La mobilitazione in difesa delle libertà significa, pertanto, conquistare un punto di vista indipendente dallo scontro tra le istituzioni autonome catalane e le istituzioni centrali dello Stato spagnolo, conflitto statale tra borghesie.

Libertà, dignità, pace, sono sentimenti e aneliti. Sappiamo che tali esigenze intime molto profonde sono proprie di tutti gli esseri umani in ogni luogo della Terra. Dalla Siria, con le rivoluzioni della gente comune, sono nel cuore dei popoli che vogliono liberarsi e delle persone che vogliono emanciparsi.

Vogliamo unirci e dialogare su questi contenuti, come abbiamo fatto di fronte alla recente tragedia del 17 agosto a Barcellona, quando abbiamo denunciato e ripudiato il terrorismo assassino dell’Isis, la complicità di Stati e governi, l’incapacità delle forze di polizia, chiamando alla difesa della vita e della libertà. Lo ricordiamo oggi, di fronte all’orrore di quanto accaduto a Las Vegas: un altro tipo di terrorismo che ha tolto la vita a 60 persone e causato più di 400 feriti.

Difendere la vita e la libertà significa anche unirsi per la “Pace e la libertà del popolo siriano e di tutti i popoli oppressi” sabato prossimo, 7 ottobre nella manifestazione che abbiamo convocato insieme all’associazione Tadamon.

Per la libertà e l’autodeterminazione, contro la repressione statale: con questi contenuti partecipiamo allo sciopero generale della Catalogna e alle manifestazioni nel resto dello Stato spagnolo.

Come umanisti socialisti, come Socialismo Libertario vogliamo promuovere e condividere l’immaginazione, il pensiero e il dibattito intorno alla costruzione di comunanze – una strada che già abbiamo intrapreso – e di comunità libere, come percorso di cultura e di convivenza, di libertà e di autoemancipazione che scegliamo e che proponiamo a tutte e tutti, assumendo differenze e sfumature, convinti che rispondano ad aspirazioni umane, non alle politiche dei poteri oppressivi di qualunque bandiera.

2 ottobre 2017

Socialismo libertario

Stampa
PDF

bomba a Kabul

la normalità fa strage, eccezionale è difendere la vita

Un camion-bomba è esploso questa mattina a Kabul nel quartiere delle ambasciate e del palazzo presidenziale, una delle zone ritenute più sicure della capitale afgana. Le vittime sono almeno 80, i feriti oltre 350. Anche l’ospedale di Emergency è rimasto danneggiato. L’attentato è avvenuto nell’ora di punta e ha colpito tante persone comuni. A loro, ai loro cari, alla popolazione di un paese lacerato dalle violenze di bande assassine locali e degli eserciti di una poderosa coalizione internazionale che lo occupa militarmente da quasi vent’anni va il nostro pensiero addolorato e solidale.

Questa efferata violenza non è una novità che squarcia la vita quotidiana, ma la sostanza di una normalità – non solo in Afghanistan – alla quale si vorrebbe fossimo tutti assuefatti. Una normalità che trasuda disprezzo per la vita umana perfino nei confronti dei più piccoli, come purtroppo dimostrano la recente strage al concerto di Manchester o quelle al centro commerciale di Baghdad (luglio 2016) e nel parco di Lahore (Pasqua 2016) in cui sono stati colpiti particolarmente giovani e giovanissimi, che sono anche un costante bersaglio nelle guerre incrociate che devastano l’amata Siria.

Al contrario di quanto ossessivamente ripetuto da politici e commentatori all’indomani degli attacchi – “non gliela daremo vinta, non cambieremo le nostre abitudini, la vita deve continuare a scorrere normalmente” – la vita a molti è stata recisa e per tutti è già cambiata. Non è possibile ignorare l’uccidibilità dilagante che dai fronti di guerra tracima nei mercatini natalizi. La scelta da compiere è piuttosto quella tra subire una normalità sempre più imbarbarita o intraprendere l’eccezionalità di un impegno per difendere la vita e, possibilmente, migliorarla assieme.

Stampa
PDF

caporali autorizzati

Estate 2015. 13 luglio. Nelle campagne di Andria si raccolgono pomodori, sotto l’afa e stremata dal super lavoro muore Paola, stroncata da un infarto.
22 luglio, nelle campagne di Nardò si raccolgono pomodori, sotto l’afa e stremato dal super lavoro muore Mohamed stroncato da un infarto.
Mentre per Mohamed le indagini sono arenate, il cerchio sembra stringersi intorno agli aguzzini di Paola. Infatti è di alcuni giorni fa la notizia che il g.i.p. di Trani ha ordinato l’arresto di sei persone. Tra queste, oltre al titolare dell’azienda agricola presso cui lavorava Paola come bracciante addetta all’acinellatura, anche il titolare dell’agenzia interinale “Intergroup” che “affittava” i lavoratori all’azienda agricola e due suoi dipendenti, nonché il titolare  di un agenzia di trasporti che aveva il compito di “traghettare” le lavoratrici nell’inferno del lavoro schiavistico corredato da vessazioni e minacce, il tutto per 3 euro l’ora, per 10 – 12 ore al giorno, totale 27 euro al giorno invece delle 40 che risultavano in busta paga.
L’accusa per i sei arrestati è di sfruttamento e riduzione in schiavitù ai danni di 600 donne braccianti, tra cui la povera Paola.
Si parla di neo-caporalato.  Al tradizionale caporalato si aggiunge Il nuovo caporalato, quello delle agenzie interinali che a nord come a sud sfruttano manodopera  non solo in agricoltura.
A seguito delle morti di Paola e di  Mohamed, nell’ottobre del 2015 alcuni ministri si erano auto-compiaciuti di aver approvato la legge contro il caporalato. E’ in realtà una legge di scarsissima efficacia, basta leggerla per capirlo.
Ma prima di approvare una legge contro il caporalato bisognerebbe abolire quella legge che nel 1997 istituì  le agenzie interinali, cioè la schiavitù del caporalato legalizzato, si chiama “pacchetto Treu e legge Biagi”. Ecco l’ipocrisia dei nostri governanti.
Quindi bisogna ribellarsi contro il caporalato tutto, autorizzato e non,  ma senza nessuna fiducia nelle istituzioni e nei sindacati compiacenti. Conviene altresì costruire dei percorsi indipendenti associativi dal basso, di lotta e di mutuo appoggio.

Stampa
PDF

Con la gente di Aleppo

Contro Assad e i nazijihadisti

La gente in Siria continua a soffrire una situazione drammatica, ormai da anni, da quando prima il dittatore macellaio Assad, poi anche i nazijihadisti di tutte le risme, con in testa l’Isis e Al-Nusra, si scatenarono contro la gente comune protagonista di una rivoluzione umana, pacifica ed estranea alla politica e alla guerra, per la libertà, la giustizia, la pacificazione tra le genti. Hanno soffocato quella rivoluzione, dopo solo un anno di vita, nella spirale della violenza bellica e da allora - con la complicità o l’intervento diretto di diversi stati e potenze regionali e internazionali - la gente siriana vive in condizioni terribili, al punto che metà della popolazione è profuga in patria o all’estero, più di 250mila sono i morti nella guerra civile. L’assedio di Aleppo è il simbolo di questa tragedia. Quasi due milioni di persone in questa antichissima città sono nei fatti ostaggi nello scontro tra due fronti militari che si combattono, uccidendo e martoriando in primo luogo i civili. Centinaia di migliaia di persone patiscono la mancanza di acqua, elettricità, cibo e medicine; i nove ospedali della città sono stati tutti rasi al suolo dall’aviazione russa e da quella di Assad, che ha continuato ad usare armi chimiche, secondo la denuncia di Amnesty International. La gente comune fa così le spese delle mire di potere di forze locali, regionali e internazionali che intendono spartirsi le spoglie della Siria, anche al prezzo di annientare gran parte della popolazione. I due fronti che si combattono ad Aleppo sono mostri gemelli, nemici ieri della rivoluzione e da sempre della gente comune: da una parte il macellaio Assad, sostenuto da milizie sciite filoiraniane dell’Iraq e da Hezbollah libanese e, soprattutto, dall’aviazione russa; dall’altra un fronte composito in cui sono ormai purtroppo prevalenti forze nazijihadiste tra cui spicca Al- Nusra (fino a ieri filiale siriana di Al Qaeda). Con i primi sono schierati, in una alleanza sciagurata e criminale, le principali forze curdo-siriane, mentre diverse forze nazijihadiste si avvalgono di finanziamenti di Arabia Saudita e Qatar. Intanto l’ONU, come ha fatto sempre di fronte alle principali tragedie degli ultimi 30 anni, sta a guardare, tra impotenza e complicità.
Denunciamo ancora una volta i mostri gemelli e gli stati coinvolti, responsabili dell’assedio e del martirio di Aleppo. Sosteniamo le forze organizzate che resistono contro Assad rimanendo indipendenti dalla galassia nazijihadista. Stiamo dalla parte delle gente comune di Aleppo e della Siria che soffre e cerca scampo, con chi difende la vita propria e altrui, con i tanti eroi ed eroine anonime, i tanti volontari, medici e gente solidale che, pur in mezzo alla guerra, aiutano. Chiamiamo all’accoglienza nel nostro paese come forma di solidarietà con chi ne ha più bisogno, di schieramento con la vita contro l’uccidibilità.

Ultimo Numero

 • n. 337


dal 13 al 27 maggio 2019


è uscito
umanesimo
socialista
n.5

us4