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AdessoLaStoria


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La nave Diciotti bloccata

Uniamoci per l’accoglienza

Il governo italiano continua ad esercitare la sua violenza contro chi rischia la vita in mare per cercare scampo. E’ quello che si consuma in queste ore, con 177 persone ferme al porto di Catania senza poter scendere dalla nave Diciotti dopo aver passato cinque lunghi giorni in mare. E’ il risultato della protervia del Ministro dell’Interno Salvini che continua a negare loro accoglienza e che nei giorni scorsi aveva minacciato, in spregio a qualsiasi senso di umanità, di ricondurli in Libia. I due barconi già alla deriva, carichi di persone allo stremo, sono stati raccolti in mare dalla nave della Guardia costiera italiana Diciotti che come è giusto, li avrebbe dovuti condurre in un porto sicuro. Non sembrano esserci limiti al livello di disumanità di questo governo che continua a giocare le sue partite, a speculare con la sua propaganda, sulla pelle di gente che non ha commesso nessun crimine e che cerca scampo da guerre e miserie, rischiando la propria vita in mare. E’ un’espressione di barbarie a cui il governo sta abituando la gente di questo Paese, inoculando razzismo e indifferenza, creando assuefazione e persino un attivo e pericoloso consenso in settori della popolazione. Non è la prima volta che questo avviene e proprio per questo è ancora più preoccupante e deve chiamarci ad una reazione pronta. A pochi giorni dalla tragedia di Genova e da altre che in questo Paese si consumano per l’incuria e il malaffare, è un altro segnale di disprezzo della vita, ancora una volta contro persone inermi, bisognose di cura e meritevoli di accoglienza. Siamo a fianco delle persone a bordo della nave Diciotti e ci impegniamo ad appoggiare le iniziative di cui c’è bisogno, affinché subito possano sbarcare e per far sì che questo ennesimo atto di disumanità non si ripeta. Facciamo appello a chi si sta mobilitando, sapendo che le reazioni sono ancora deboli e frammentate, ad unire le forze per l’accoglienza per tutti i profughi e gli immigrati.

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strage di immigrati a Foggia

la nuova schiavitù uccide, l’ipocrisia pure

Tra sabato 4 e lunedì 6 agosto in due incidenti stradali analoghi sono morti 16 immigrati africani che lavoravano come braccianti agricoli nelle campagne in provincia di Foggia. Erano stipati in autoveicoli malridotti che li riportavano nelle bidonville ove alloggiano durante la stagione della raccolta dei pomodori. I feriti hanno avuto difficoltà a trovare posto negli ospedali della zona.

Sono le ultime vittime di una nuova forma di schiavitù, a cui contribuisce il caporalato, diffusa nelle campagne italiane, che permette profitti a pochi e terribili sofferenze ai più e oggi si acutizza nell’intreccio col razzismo dilagante.

Esprimiamo la solidarietà più sincera ai compagni di lavoro delle vittime e ai loro cari, ci schieriamo con le manifestazioni che si sono svolte nei luoghi della strage e nello stesso tempo denunciamo le insopportabili ipocrisie e le menzogne che da più parti si sono espresse in questi giorni. Infatti ad uccidere è stata una nuova e antica forma di schiavitù ben nota, funzionale e integrata nel meccanismo economico dello sfruttamento dei braccianti: lo stesso caporalato e le organizzazioni criminali sono pienamente parte del tessuto politico e imprenditoriale. E mentre l’attuale governo, lo Stato e le sue istituzioni razziste diffondono odio ed espongono immigrati e profughi a crescenti discriminazioni, offese e violenze quando arrivano in Italia o li fanno morire in mare e torturare nei lager in Libia, il Senato celebra un minuto di silenzio per le vittime, le istituzioni tutte promettono di far “guerra” al caporalato, il ministro degli Interni, il fascioleghista Salvini può permettersi di incontrare i compagni di lavoro delle vittime insieme al suo premier Conte e di dir loro: “Aiutiamoci reciprocamente”. La demo-ipocrisia e le menzogne servono a coprire le responsabilità, salvare la faccia e far sì che questa barbarie possa continuare impunemente.

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senegalese ferito a Napoli

ancora aggressioni razziste: adesso reagiamo!

Ieri sera nei pressi di Piazza Garibaldi un nuovo agguato contro un immigrato: da uno scooter due persone hanno sparato contro un giovane immigrato senegalese che camminava con i suoi amici, ferendolo in modo grave. È un grave gesto razzista. Ogni giorno vi sono aggressioni e pestaggi contro immigrati, discriminazioni omofobe, persecuzioni verso Rom e Sinti, attacchi alle Ong e a giornalisti, volontari e persone di buone volontà che si oppongono a razzismo e attacchi alle libertà di tutti. Anche a Napoli cresce una grave disgregazione, decadenza ed incattivimento sociale che vede sempre più crollare il senso di comune umanità, di difesa della vivibilità, i valori di tolleranza e convivenza dando spazio a fenomeni criminali.
Il governo Lega - M5S ed il ministro Salvini sono la rappresentazione di questa decadenza e la alimentano con le loro dichiarazioni, i gesti, i provvedimenti, le contro-verità.

Oggi troviamoci insieme alla comunità senegalese e con le persone antirazziste

ore 17.00 Piazza Garibaldi

Solidarietà e giustizia per il giovane senegalese ferito!!
    Basta razzismo e discriminazioni, fermiamo la violenza criminale!!
   Uniamoci e reagiamo insieme!!
   Abbasso il governo Salvini-Di Maio, di inimicizia e discriminazione!!


Mercoledì 8 agosto ore 18.00 incontro aperto per discutere e reagire insieme
presso la sede de La Comune (tel: 339 2485595)

La Comune - Napoli

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"Z"

Coincidenza della storia vuole che nell’estate del 1938 un italiano, senza richiesta dell’alleato perché governava da solo, decidesse di fare un censimento degli ebrei. Contarli per schedarli. Estate 1938, il 13 luglio Mussolini fa scrivere la pagina più nera della storia italiana con il "Manifesto della razza"; il 22 agosto infine la conta, le leggi razziali che ne seguirono: un tragico prologo alla deportazione di migliaia di ebrei verso i campi di sterminio. E per non sbagliare, si fece con i Rom, con gli omosessuali e con ogni “diverso” così come si pensò di fare con gli ebrei.

Ottant’anni addietro fu così. 80 anni esatti per iniziare di nuovo, contare i Rom e i Sinti. Alcuni anziani sopravvissuti hanno la “Z” e il numero inciso sull’avambraccio, memoria di ciò che è stato: 500.000 assassinati, migliaia vittime di atroci sperimentazioni.

Il ministro dell’Interno non ha ritegno a mostrarsi il più famelico nel guadagnare consensi. Per succhiare consensi non c’è che da solleticare la pancia con la banalità del pregiudizio in una società sempre più di estranei, violenta, intollerante, capace di inimicizia e razzismo, di rabbia e di odio. Ma è sempre possibile, anche in questo fosco contesto, combattere la banalità del male del capopopolo di turno con l’incontro e la conoscenza, l’amicizia e la solidarietà, la comune umanità differente.

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Firenze, 10 marzo

solidarietà umana in cammino

Una galleria fotografica della manifestazione antirazzista di Firenze in risposta al brutale assassinio del nostro fratello Idy.

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• n. 322


dall'8 al 22 ottobre 2018


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