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Crisi di governo: la Lega cerca la forzatura

Nelle ultime ore si è aperta la crisi del governo Conte-Di Maio-Salvini nato 14 mesi fa dopo le elezioni politiche, nonostante la supponenza delle altisonanti dichiarazioni di voler durare per tutta la legislazione. È una crisi ancora in via di formalizzazione ed il cui esito appare tutt’altro che definito. Una cosa però è chiara, la crisi nasce dall’iniziativa del settore reazionario, razzista e fascistoide più all’offensiva, cioè la Lega e Salvini.
Forte di due risultati significativi ottenuti negli ultimi giorni – uno nella guerra agli immigrati ed alla solidarietà (il decreto sicurezza bis), l’altro a sostegno degli appetiti delle superborghesie (il rilancio della Tav) – e basandosi su di un crescente consenso popolare, Salvini vorrebbe ottenere rapidamente un risultato politico ed elettorale che lo rafforzi nella sua scalata al potere che si traduce in un intento di ulteriore approfondimento del carattere razzista ed autoritario della democrazia. La crescita del consenso alla Lega è frutto di un quadro di decadenza, disgregazione ed incattivimento della società e di ampli settori popolari. In questi mesi la crescita della Lega si è avvantaggiata della sudditanza, della complicità e dell’ignavia del Movimento 5 Stelle uscito anche fortemente ridimensionato dalle recenti elezioni europee. D’altra parte la sinistra parlamentare, il Pd innanzitutto, non ha rappresentato un argine alla crescita delle destre e del razzismo.
Sin dall’inizio caratterizzavamo il governo Lega-5 Stelle come un governo di collusione tra forze spurie tuttavia legate dalla sete di potere e convergenti nel dar vita ad una logica di inimicizia e di cattiveria, in particolare verso gli immigrati e la solidarietà, verso le donne e verso chi compie scelte diverse dalla normalità, verso i giovani ed i più deboli. Così è stato.
In questi mesi abbiamo visto un crescendo di cattiveria ed attacchi alle libertà, un incedere intriso di trucchetti e colpi bassi, bugie e corruzione che sono la quintessenza della politica. Di ciò si è avvantaggiata la forza che più concentra il peggio, cioè la Lega con il suo tratto reazionario, prepotente e fascistoide. Oggi con particolare protervia cerca una ulteriore forzatura possibilmente in combutta con altre forze della destra. Ciò è evidentemente un pericolo da denunciare e combattere.
Di fronte a questo scenario e nel contesto di decadenza che vede aggravarsi caos ed impazzimento della politica vi sono da rilevare contraddizioni negli stessi ambiti democratici.
Ma la possibilità di una reazione positiva nella prossima fase risiede nella contrarietà di importanti settori di credenti, in particolare cattolici della Chiesa di Francesco, nelle reazioni di associazioni, di Ong e di persone solidali, negli interrogativi e nelle spinte positive di persone di sinistra.
Ciò dà maggiore importanza all’impegno per rafforzare la preziosa opera unitaria iniziata con la costruzione del Forum indivisibili & solidali. Continuando a seguire lo sviluppo di questa crisi ci impegniamo nella denuncia e nella spiegazione, nel dialogo e nella ricerca di unità per la difesa della solidarietà e delle libertà di tutti e tutte, nella lotta contro le destre, nello schieramento con gli ultimi.

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il G7 a Firenze

la sicurezza dei potenti, un pericolo per tutti

Il 30 marzo a Palazzo Pitti in Firenze si è svolto il G7 sul tema della cultura intesa come strumento di dialogo fra i popoli. L'intento dichiarato era di trovare un accordo per difendere il patrimonio culturale da calamità naturali, terrorismo, saccheggio e traffico di opere d'arte. Il fatto stesso di convocare il G7 in uno dei più importanti musei di Firenze era inteso a trovare un ambito adeguato al tema. Questo evento organizzato a suo tempo da Matteo Renzi per dare lustro alla città, ha invece creato solo disagio per tutti, per chi lavorava e per chi visitava il museo. Soprattutto sono stati messi a rischio una città, il museo stesso e, ciò che più conta, le persone. Le imponenti misure di sicurezza, con tanto di cecchini sui tetti, erano finalizzate a proteggere la sala del vertice, mentre dal giardino di Boboli era possibile accedere al museo senza nessun controllo di sicurezza. Come sempre le priorità della sicurezza, in qualsiasi momento, sono ad uso esclusivo dei potenti.

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De Luca, Sala, Laboccetta, Marra...

Istituzione a delinquere

Vincenzo De Luca è il presidente della Regione Campania, ex sindaco “sceriffo” di Salerno e volto noto del Pd. Da sempre in prima fila contro gli immigrati, è stato indagato per istigazione al voto di scambio, dopo essere stato già plurinquisito per decine di altri reati.
Giuseppe Sala, anch’esso del Pd, si è appena sospeso da sindaco di Milano dopo aver ricevuto un avviso di garanzia inerente gli appalti dell’Expo. Lui, che di quella kermesse multimilionaria – della quale non c’è ancora neppure un bilancio pubblico – era stato il commissario e che della sua “incorruttibilità” aveva fatto una bandiera. Che oggi si rivela sdrucita.
Amedeo Laboccetta è meno noto, ma non meno indagato. È un ex parlamentare del Popolo della libertà, che insieme alla famiglia Tulliani (parenti di Gianfranco Fini e esponenti di spicco della destra romana) aveva messo in piedi, secondo gli inquirenti, un giro di riciclaggio attraverso le slot machine.
Sono solo le notizie degli ultimi 7 giorni, culminati con l’arresto di Raffele Marra, braccio destro della sindaca pentastellata di Roma Virginia Raggi. Nato e cresciuto politicamente all’ombra dei neofascisti Polverini e Alemanno, Marra era passato armi e bagagli nella “banda degli onesti” del Movimento 5 stelle. Ed ora è in carcere per corruzione, misura adottata per la sua “pericolosità sociale”.
Questo ci dice che malaffare, malversazione e corruzione sono costitutivi della politica, di tutta la politica, di destra, di sinistra e di centro, nuova e vecchia, originale o d’annata. A questa politica, contrariamente alle loro menzogne, i 5 stelle non solo sono interni, ma ne incarnano pienamente l’essenza. Sono razzisti e prepotenti, sono corrotti e avidi, sono insomma un’espressione tipica delle logiche di conquista, difesa e mantenimento con ogni mezzo e per il proprio tornaconto di un potere negativo, fuori e contro la vita e le esigenze delle persone. Hanno per lungo tempo sbraitato di onestà, ora fanno i conti con la loro omertà.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

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ancora terrorismo bellico

Prima Istanbul, poi Giacarta. Prima la strage di turisti tedeschi a Sultanahmet,poi l'assalto, che voleva replicare quanto avvenuto a Parigi, nel centro della capitale indonesiana.
Si tratta degli ultimi due atti di terrorismo che sono stati entrambi rivendicati dall'Isis.
Di nuovo si colpiscono vittime inermi, innocenti ed impreparate, mentre sono in vacanza o stanno conducendo quotidianamente le loro vite in Turchia e in Indonesia, che sono, per altro, due paesi a stragrande maggioranza musulmana. Segno evidente che siamo davvero tutti minacciati da questa terribile modalità dello stragismo reazionario che si fa guerra ai quattro angoli del pianeta. Così, mentre sul campo le resistenze popolari continuano a ottenere successi, i vigliacchi frustrati delle orde di al Baghdadi battono in ritirata e colpiscono vilmente laddove nessuno se lo aspetta o può difendersi.
Per questo vanno fermati. Per questo è importante continuare a combatterli con ogni mezzo.
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sanguinaria provocazione saudita:
a chi giova?

L’Arabia Saudita ha giustiziato 47 persone accusate di terrorismo, tra cui l’imam sciita Nimr al Nimr, una delle principali personalità di riferimento della minoranza sciita che conta due milioni di fedeli, circa il 10% della popolazione totale, concentrati soprattutto nelle province orientali. L’accusa di terrorismo è un pretesto: l’imam è stato punto di riferimento della minoranza sciita le cui proteste – contro la repressione e le discriminazioni a cui è soggetta da parte del regime – nel 2011 e 2012 hanno infiammato le province orientali in parallelo e in collegamento con le rivoluzioni arabe. La dittatura dei Saud – totalitaria e fascistoide, teocratica di fede wahabita (una variante ultrareazionaria e iperpatriarcale dell’Islam sunnita) – si è voluta così liberare di un oppositore specialmente scomodo, ancor più pericoloso in quanto molto popolare tra i giovani e perché le sue posizioni tendevano a travalicare i confini della mera divisione settaria tra sciiti e sunniti. Lo testimonia lo schieramento di al Nimr nel 2012 sia contro la dinastia sunnita Saud che contro il sanguinario dittatore siriano Assad, di fede sciita.

Ma le esecuzioni non rispondono solo a fini interni: sono soprattutto un messaggio e una provocazione internazionali. Infatti, il regime vuole così – col sangue – ribadire il proprio ruolo nella zona ergendosi a campione del mondo sunnita contro la potenza emergente dell’Iran, paese a maggioranza sciita. La provocazione è una sfida contro l’Iran e contro le popolazioni sciite. Fermo restando il carattere reazionario del regime di Teheran, è proprio l’Iran il principale e quasi unico Stato della zona realmente impegnato sul campo contro l’Isis, seppure sappiamo che il ruolo decisivo è stato sinora giocato dalle milizie e dalle resistenze curde e popolari. Così facendo, Riad per fini puramente politici, economici e di potenza regionale soffia cinicamente e ipocritamente sul fuoco della Fitna – la divisione tra sunniti e sciiti, così lacerante nella zona mediorientale – di cui l’Isis tanto approfitta. Il regime saudita sinora ha già fornito sottobanco appoggio all’Isis e a formazioni jihadiste reazionarie in chiave antisciita e antiraniana, oggi il suo ruolo acquista connotati sempre più nefasti: proprio mentre l’Isis viene sconfitta a Ramadi e attaccata su più versanti, l’Arabia Saudita lancia la sua provocazione il cui effetto sarà quello di fomentare la Fitna, favorire l’Isis e ostacolare la lotta contro il mostro neonazista di al Baghdadi.

Le potenze democratiche che hanno sinora accolto nei salotti buoni i dittatori sauditi, associati persino nelle “alleanze antiterroriste”, oggi “scoprono” alcune loro malefatte. Malcelano l’imbarazzo e palesano la crisi e l’impotenza politica. Su tutti vale l’esempio della Casa Bianca che da 70 anni ha nei sauditi i propri alleati nella zona: di fronte alle esecuzioni il Dipartimento di Stato non ha saputo far altro che chiamare il regime di Riad a “rispettare e proteggere i diritti umani” (sic!).

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