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Palazzo

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l’armaiolo del terrorista

È in carcere in Francia da quasi un anno, già accusato di traffico internazionale di armi; ora gli inquirenti indagano anche su un suo coinvolgimento negli attentati di Parigi del gennaio scorso. Claude Hermant, già dirigente del Front National, mercenario, probabilmente spia al soldo dei servizi segreti francesi e belgi, avrebbe fornito le armi con cui Coulibaly ha ucciso una poliziotta e quattro tra le persone che teneva in  ostaggio nel supermercato kosher. Nel suo criminale curriculum – secondo le sue stesse dichiarazioni – c’è anche quella di agente provocatore: all’epoca delle rivolte nelle banlieus della capitale aveva il compito di alzare ulteriormente la tensione per fomentare una reazione xenofoba e securitaria favorevole al partito di Marine Le Pen.

Ricapitolando: un criminale dell’estrema destra bianca e razzista, xenofoba e islamofoba è accusato di aver armato il terrorista assassino sostenitore del neonazismo in salsa islamica dell’Isis. Fantapolitica? Tutt’altro: la storia è credibile e in ogni caso verosimile. Essa ci racconta di come progetti diversi e contrapposti – ma che si fondano entrambi sull’esclusione violenta di chi è diverso e sulla negazione di una possibile convivenza rispettosa e nella solidarietà umana – si alimentino vicendevolmente poiché basati su un’analoga logica di sopraffazione fino all’estremo limite della negazione della vita altrui. La notizia di oggi ci dice anche di inconfessabili traffici che si svolgono dietro le quinte tra cotanto ignobili attori, sempre e comunque contro persone comuni per lo più indifese.

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elezioni in Francia

il peggio in crescita

Il risultato al primo turno delle elezioni regionali vede quale primo partito, per la prima volta, la destra razzista e xenofoba del Front National che è in testa in 6 regioni su 13; soltanto secondo il centrodestra dell’ex presidente Sarkozy, addirittura terzi i socialisti.
È un risultato pessimo ma non un fulmine a ciel sereno. Infatti, anche se alcuni quotidiani francesi hanno accolto i risultati titolando “Choc”, il Front National è da anni in costante crescita, nelle urne come nella società. Il suo successo non stupisce: ha raccolto ulteriori consensi lucrando cinicamente sugli attacchi bellici di Parigi del mese scorso e il peggio – anche sul piano elettorale – non può che nutrirsi di un contesto internazionale segnato dall’affermazione del califfato neonazista e dalla generale crescita dell’uccidibilità.
 Il FN fa breccia in settori borghesi e popolari razzisti, nazionalisti e islamofobi, sollecitandone l’egoismo e la paura. La sua affermazione è enormemente facilitata dal fallimento storico delle sinistre e dalla rincorsa a destra di tutte le forze politiche, deriva che da questo esito riceve nuovo vigore. Anche sul piano elettorale trova espressione una crisi ben più generale, culturale e coscienziale, sofferta in modo particolarmente acuto nella gioventù.
In questo quadro, è da rimarcare il voto in controtendenza espresso dagli elettori di Parigi: nella capitale il FN si ferma al 9,65% e nell’XI arrondissement, teatro degli attacchi stragisti dello scorso 13 novembre, è al 7,5%.
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la Turchia abbatte aereo russo

Un aereo da guerra russo impegnato in Siria è stato abbattuto oggi dalle forze armate turche che lo  accusano di aver violato lo spazio aereo di Ankara; la notizia è confermata da entrambi i paesi coinvolti che però hanno una versione opposta riguardo alla dinamica dei fatti. 
Si tratta di un episodio che complica ulteriormente il già intricato scenario di guerra in Siria e nell’intera regione, i cui possibili sviluppi potrebbero avere addirittura conseguenze più generali. Ma anche a caldo è possibile evidenziare il pessimo ruolo svolto dallo Stato e dal governo turco: a parole schierato contro l’Isis, esso ne ha piuttosto finora garantito le retrovie, concentrandosi invece nel bombardare le postazioni curde e oggi colpendo l’aviazione russa. Ankara sembra di gran lunga più interessata a rimarcare il ruolo di potenza regionale della Turchia impedendo l’autodeterminazione curda piuttosto di fare la sua parte nel fermare il califfato nero, obiettivo invece così urgente per salvaguardare le popolazioni della regione e la vita di tutti.
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troppo tardi

Così Tony Blair ha ammesso di aver sbagliato quando ha deciso di invadere l’Iraq con le truppe inglesi insieme alla coalizione a guida Usa. Di più, ha dichiarato che senza quella guerra sbagliata probabilmente l’lsis non sarebbe mai sorta. Una duplice ammissione di colpa che oggi a distanza di più di un decennio suona beffarda oltre che tardiva. Che se ne fanno i milioni di persone che da allora hanno drammaticamente sofferto per quella guerra e per i suoi sviluppi successivi degli ipocriti rimpianti dell’ex leader laburista? La realtà è che,  come si ricorda sull’editoriale del numero in corso de La Comune, di quella guerra, della sua pericolosità e della sua inutilità, si erano accorti in moltissimi dando vita ad una importante – ancorché effimera – insorgenza pacifista che non fu ascoltata, né poteva esserlo, dai vertici del sistema democratico. Che una volta di più rivelarono in quell’occasione il loro vero volto di nemici dell’umanità dai quali non si può attendere alcunché di positivo. Né allora né ora.

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il meteo come propaganda di guerra

Su Rossija 24, canale televisivo pubblico russo, l’altro giorno le previsioni del tempo sono state dedicate in parte alla Siria. L’annunciatrice ha spiegato che i cieli sarebbero stati limpidi offrendo buone condizioni per le azioni dei piloti dei caccia russi. Il riferimento è agli aerei da guerra inviati da Putin a sostegno del regime stragista di Assad e che sono, da giorni, impegnati a bombardare il territorio siriano, formalmente per colpire l’Isis, mentre nei fatti attaccano indiscriminatamente tutte le formazioni di oppositori di Assad e fanno strage anche di civili.
Se la situazione non fosse tragica, verrebbe da pensare che si è passati da un servizio meteo garantito dall’aereonautica militare (com’è stato per decenni nella televisione italiana) a uno asservito alla propaganda dei bombardamenti. In realtà non si tratta solo di un’espressione greve del rilancio della potenza russa sullo scenario internazionale. Più profondamente, è un’immagine, banale ed agghiacciante, dell’uccidibilità degli stati che invade ed avvelena, praticamente e ideologicamente, la vita quotidiana nei suoi più diversi aspetti. Naturalmente non farà avanzare di un millimetro l’indispensabile lotta contro le bande di Al Baghdadi.

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