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Palazzo

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Stato-mafia

A kiss is just a kiss, ma l’intesa è per sempre

Totò Riina torna a parlare nell’ora d’aria e rivela che non ci fu bacio tra Andreotti e lui, però conferma che s’incontrarono nel 1987. Come del resto – reato provato ma prescritto – il più volte capo del governo, uomo-chiave della Prima Repubblica a centralità democristiana s’era incontrato ripetutamente, negli anni ’70 con altri capi mafiosi. Perciò diversi hanno nuovamente sollevato qualche (ovvio) dubbio sul processo per mafia da cui Andreotti uscì sostanzialmente indenne. Alcuni hanno poi fatto notare che Andreotti è stato celebrato, alla sua morte, come grande statista, “padre della patria” da parte di tutti i vertici istituzionali a cominciare da Napolitano. La questione che sfugge però è che tali celebrazioni non sono avvenute “malgrado” i legami conclamati di Andreotti con la mafia. Una delle funzioni del defunto senatore è stata proprio quella relativa ai rapporti organici, più profondi di qualunque trattativa momentanea, tra apparati statali e organizzazioni mafiose, tanto la borghesia mafiosa dei colletti bianchi e dei notabili che i suoi bracci armati. Andreotti fu un grande statista (e a suo tempo non fu condannato) proprio perché così è lo stato italiano realmente esistente: inseparabile dalle mafie, parti costituenti e imprescindibili di esso a cominciare dall’Unità d’Italia.
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Blair

un consigliere democratico per i dittatori

Vi ricordate Tony Blair, primo ministro laburista celebrato come alfiere di una sinistra moderna (la Terza via) e rivendicato come modello anche da Matteo Renzi? Il più indefesso alleato di Bush jr nell’esportazione manu militari della democrazia (vedi Afghanistan ed Iraq), dal 2007 ricopre l’incarico di inviato “per la pace” nel Medio Oriente su mandato di ONU, Unione europea, USA e Russia e allo stesso tempo fa affari con diversi dittatori a cui offre, per milioni di euro, consulenze politiche. È il caso del kazako Nazarbayev, passato da segretario del Partito comunista locale ai tempi dell’ex-URSS ad essere autocrate inamovibile della repubblica centroasiatica. In una lettera a lui rivolta due anni fa e da poco resa nota, Blair lo consiglia su come rendere accettabile all’opinione pubblica occidentale il massacro di almeno 14 operai in sciopero. Quello che è stato a lungo leader di una delle principali democrazie occidentali va a braccetto con un burocrate stalinista riciclato. Non è un caso isolato: un altro alfiere della Terza via, l’ex-premier socialdemocratico tedesco Schröder, è al servizio di Putin, boss del Cremlino cresciuto nelle fila del KGB. Del resto i consigli di Blair riguardavano un discorso che Nazarbayev – tra l’altro insignito del titolo di “cavaliere di gran croce al merito della Repubblica italiana” – era stato invitato a tenere all’università di Cambridge, una delle più prestigiose del mondo occidentale. Sono normali questi apparentamenti per i vari poteri oppressivi politici, economici ed accademici. Diversi nelle forme e nei gradi dell’oppressione, sono vincolati in mille modi tra loro ai danni della stragrande maggioranza dell’umanità.
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mafia & soldi

A pensarci bene, la notizia non è costituita dalle "rivelazioni" di Emilio Fede al proprio allenatore a proposito dei rapporti del signor B. e sodali con la mafia al fine di ammassare soldi e potere. I legami mafiosi di Dell’Utri, braccio destro dell’ex-Cavaliere in tutto il suo percorso, sono una verità riconosciuta dagli stessi tribunali italiani, davvero poco inclini a condannare i potenti. Le frequentazioni criminali della villa di Arcore sono arcinote. Quella è la fonte primaria da cui ha attinto le risorse per la propria ascesa chi ha dominato la Seconda repubblica. Più significativo è che il signore in questione, malgrado una condanna definitiva, sia oggi un soggetto fondamentale delle riforme istituzionali di cui tanto si parla. Non a caso il presidente della repubblica, dopo la clamorosa assoluzione (in appello) del Pregiudicato suddetto nel processo Ruby, parla di "condizioni più favorevoli" per la "riforma della giustizia". Mafia & soldi sono un binomio basilare per lo Stato italiano, sostanzialmente accettato da (quasi) tutti quelli che lo dominano, non solo da chi se ne avvale direttamente. Non è credibile cacciare "fuori la mafia dallo Stato", è indispensabile provare a fuoriuscire umanamente dallo Stato-mafia.

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Il patto del Nazareno e la resurrezione del Pregiudicato

E alla fine, di tutto il Ruby-gate, non rimase che una bolla di sapone. Il pregiudicato di Arcore assolto da tutte le accuse in appello, il fatto che non sussiste, la minore età ignorata davvero, la concussione mai esistita… “Giustizia ad orologeria” era uno degli slogan prediletti dal Caimano, e “giustizia ad orologeria” è stata davvero questa volta. Non appena confermato, ribadito e garantito il patto del Nazareno sulle riforme istituzionali con Matteo Renzi, ecco che d’incanto le accuse svaniscono e il Cavaliere viene in qualche misura resuscitato. Come avrebbe detto qualcuno "sono coincidenze ma coincidono".
Ma l’assoluzione ci dice di più delle semplici supposizioni politiche: svela una volta ancora il degrado morale di questo paese e della sua classe politica, ci dice di un attacco nei fatti alla dignità e alla coscienza di tantissime donne, sulla cui pelle il mercimonio diviene pratica legalizzata, del potere corrotto che corrompe nella più totale impunità, del malaffare che procede, del paese della truffa che si mostra in tutto il suo squallore. Ci dice della politica e dello stato democratico e della loro irreversibile decadenza.

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indagato l’ex presidente francese Sarkozy

dove la corruzione è di casa

Martedì scorso l’ex presidente francese Sarkozy è stato trattenuto in stato di fermo negli uffici di polizia giudiziaria di Nanterre, accusato di aver tentato di ottenere informazioni su un’inchiesta che lo riguarda. Già prima di lui, la maggior parte dei presidenti della Quinta repubblica – da Giscard d’Estaing a Mitterrand fino a Chirac – erano stati accusati di corruzione, ma è la prima volta che la più alta carica dello stato francese finisce in guardina, sia pure per poche ore: la novità principale è nel clamore con cui il caso esplode. I magistrati stanno indagando sui finanziamenti che Sarkozy ha ricevuto durante la campagna elettorale che l’ha portato all’Eliseo nel 2007: un suo grande finanziatore occulto sarebbe stato Gheddafi, il che suggerisce una versione diversa da quella ufficiale sul movente e sui mandanti dell’uccisione del dittatore libico nella guerra del 2011 fortemente voluta dalla Francia.

Qualche giorno prima di questa notizia, scrivevamo: “L’inevitabilità del legame guerra&corruzione afferisce alla costituzione del sistema democratico e la rende sostanzialmente incorreggibile o, se si vuole, irriformabile. La democrazia è intimamente corrotta e corruttiva.” (“Guerra & corruzione. I pilastri della democrazia”, di Antonio Pedace e Francesca Vitellozzi, La Comune n.235 del 23 giugno 2014).

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