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Palazzo

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Syriza 

con la politica non si cambia

Com'era prevedibile l'esaltazione per il successo di Syriza in Grecia, con il coro italico di peana per la vittoria elettorale, sembra già finita. Costretto dalle impellenti scadenze europee a scoprire le sue carte, Tsipras rivela una realtà molto diversa da quella annunciata in campagna elettorale. E se era stato relativamente facile, in nome della governabilità, far digerire al suo partito l'accordo con i nazionalisti di destra di Anel, ben più difficile appare ora convincere chi l'aveva sostenuto della bontà delle intenzioni esposte all'Europa. Cambiando nome alla nemica Troika, divenuta ora “Istituzioni internazionali”, ma di fatto riproponendo seppur con cambi l'odiato Memorandum – il pacchetto di riforme contro cui aveva impostato tutta la sua propaganda – il governo di Syriza ha aperto una pericolosa spaccatura interna sintetizzata perfettamente dalla parole di Manolis Glezos, il partigiano 92enne eurodeputato e figura iconica della sinistra greca: “Da parte mia mi scuso con il popolo greco perché ho partecipato a questa illusione. Prima che sia troppo tardi, dobbiamo reagire...”.
È evidente come ormai, all'interno della politica, nel momento in cui se ne accettano le regole e se ne condividono forme e sostanza, gli spazi di manovra siano ridottissimi e in fondo sia pressoché impossibile cambiare davvero. Se si sta dentro le istituzioni non c'è possibilità di reale soddisfazione dei bisogni della gente. Neppure per Syriza.
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non c’è tregua in Ucraina

I combattimenti che continuano a Debaltsevo danno la dimensione autentica del “cessate il fuoco” concordato a Minsk. Non c’è ritiro delle armi pesanti dalla linea del fronte e non c’è una vera tregua quanto piuttosto una pausa che i contendenti cercano di utilizzare per riorganizzarsi e rafforzarsi sul terreno. Le varie potenze non riescono a risolvere i conflitti bellici con mezzi politici e diplomatici. I loro diversi e contrastanti interessi strategici tendono ad alimentare lo scontro e, d’altra parte, esse hanno difficoltà a controllare le forze armate che si confrontano sul campo. Questo riguarda, dal lato del governo di Kiev, i neonazi inquadrati nei battaglioni ucraini e, da quello del governo di Putin, i loro omologhi ultranazionalisti russi presenti tra gli indipendentisti di Donetsk.
Chi ne fa le spese sono le diverse popolazioni ucraine in parte coinvolte attivamente nel conflitto, in parte vittime passive. Dallo scontro in atto non hanno niente da guadagnare né ce l’hanno gli altri popoli della zona. Una prospettiva difficile ma possibile per un futuro migliore per tutte le popolazioni coinvolte passa per l’affermazione del diritto all’autodeterminazione di tutte e ciascuna, per la cessazione reale del conflitto e il ritiro di tutte le truppe, per l’apertura di un reale dialogo tra le diverse comunità e al loro interno, per una strada di pacificazione indipendente da tutti i governi e da tutte le potenze in gioco.
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un nuovo presidente da una vecchia repubblica

Come da programma renziano, Sergio Mattarella è il dodicesimo presidente della Repubblica italiana. Presentato come il “meglio della Prima repubblica”, questo vecchio democristiano incolore è stato il vero atout giocato dal premier per compattare il proprio partito: chi nella minoranza avesse rotto la disciplina interna lo avrebbe fatto palesemente contro la leadership e non certo per chissà quale candidatura alternativa. Infatti l’antiberlusconiano giudice costituzionale Mattarella era un nome buono per tutti a sinistra, da Vendola a Bersani passando dai nostalgici del compromesso storico. Forte dell’unità del Pd, Matteo Renzi ha imposto il proprio candidato al centrodestra senza dover cercare accordi con esso. Nell’insieme, è stata una mossa spregiudicata fino all’azzardo ma è risultata vincente: ora può dire al centrodestra – sia ad Alfano (al governo) che a Berlusconi – chi è che comanda.
Intanto la vita continua. Qualcuno si è interessato per un po’ al gioco democratico del toto-quirinale che in questi giorni imperversava su giornali e tv. Ma anche i più ingenui o gli scommettitori incalliti sono presto tornati alle proprie occupazioni: sanno o intuiscono che tutto ciò è molto lontano da tragedie e speranze grandi e piccole.

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elezioni in Grecia

Syriza va al governo. Con la destra

Razzisti, omofobi, nazionalisti di destra, nati da una scissione (appunto da destra) di Nea Demokratia, i conservatori dell’ex-premier Samaras. Sono i Greci Indipendenti (Anel), gli alleati di Syriza nel nuovo governo formato all’indomani della vittoria elettorale. Che ha a che fare ciò con le speranze, confuse ma reali, di milioni che hanno votato sperando in un cambiamento positivo? E con quelle di chi ha animato decine di scioperi e lotte, di chi porta avanti esperienze solidali, di chi sostiene profughi ed immigrati contro il razzismo violento crescente nel paese ellenico? Anel è per la chiusura delle frontiere, per lo sgombero delle case occupate dai senzatetto - che ad Atene sono aumentati di dieci volte negli ultimi cinque anni –, ha posizioni omofobe e liberticide legate a quelle dei settori più retrivi delle gerarchie della Chiesa ortodossa. È questa l’alba radiosa di una nuova sinistra di cui ci straparlano i fan italici di Tsipras? Trasvolati ad Atene per “imparare come si fa la sinistra” ci dicono ora che è solo un passo tattico, anzi no che “non è come il Patto del Nazareno” perché “c’è un accordo di programma”, che Anel è contro i diktat dell’Unione Europea. Se è per questo lo sono anche Marine Le Pen, Salvini e Meloni che non a caso hanno salutato favorevolmente il risultato elettorale. Forse sono disposti in futuro ad allearsi anche con loro gli alchimisti sinistri nostrani alla ricerca della pietra filosofale che trasformi il piombo (i minimi termini a cui sono ridotti) in oro (successi elettorali e quindi oro di rimborsi e prebende statali)?
Se questi sono i primi passi della presunta nuova sinistra, è facile prevedere che defrauderà ancora una volta le speranze popolari e aggraverà la confusione coscienziale tra la gente comune. Il governismo, l’ossessione istituzionale, il machiavellismo sono malattie originarie e croniche di queste sinistra, una prigione del pensiero che rinchiude dentro un sistema decadente. Per la gente di sinistra che vuole progettare strade di cambiamento reali, e non inseguire nuove chimere elettorali, c’è bisogno di cercare un’altra strada, altri punti di partenza, altre priorità, altri orizzonti, altre coordinate, altri valori. Direttamente umani, non politici.

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Roma(nzo) criminale

Tra gli altri: associazione di tipo mafioso, corruzione, usura, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, turbativa d'asta, false fatturazioni... sono questi i principali capi d'accusa che hanno portato all'arresto di 37 esponenti del mondo politico-imprenditoriale-criminale di Roma, tra cui spiccano i nomi dell'ex membro dei NAR e capo Banda della Magliana Massimo Carminati, dell'ex ad di Ente Eur Riccardo Mancini, dell'ex presidente AMA Franco Panzironi ma anche di Luca Odevaine, dirigente comunale con Veltroni. Con loro è stato indagato anche l'ex sindaco Gianni Alemanno.
Vicende come questa fanno notizia ormai più per la loro enormità che per i fatti in sé, che sono diventati la normalità per il sistema in cui viviamo. Ci preme sottolineare, oltre al livello di coinvolgimento dell'estrema destra e dei neofascisti, che una fetta della torta è stata proprio la spartizione dei soldi destinati all'Emergenza Nordafrica, quando a seguito della guerra in Libia e non solo tante persone arrivarono in Italia in cerca di rifugio e di una vita migliore. Ce lo ricordiamo bene perché sostenemmo loro e l'Associazione 3 febbraio nella coraggiosa lotta per l'accoglienza e il soggiorno umanitario per tutti, denunciando in tempo reale le condizioni degradanti e le ingiustizie che si vivevano in alcuni centri d'accoglienza all'epoca. Ora iniziano ad emergere segmenti di verità e si scopre così che i soldi per quei centri venivano gestiti e spartiti tra gli stessi criminali che inneggiano alla legalità, gridano all'invasione e fomentano l'odio razzista verso le persone sulla cui pelle, poi, lucrano. 

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