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Palazzo

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processo Berlusconi

alla loro immoralità non c’è (as)soluzione

Con la sentenza assolutoria della Cassazione si chiude definitivamente la vicenda penale di Berlusconi riguardo al processo del cosiddetto “caso Ruby”. I giudici hanno ritenuto che davvero Berlusconi non conoscesse la minore età della ragazza e che le pressioni esercitate sulla questura di Milano per farla affidare a Nicole Minetti non fossero un reato anche perché nel frattempo la legge è stata cambiata.
Questa assoluzione ha ridato vigore allo stanco ed anziano leader del centrodestra italiano, alla ricerca di una nuova credibilità e scavalcato nel consenso popolare nel suo elettorato dal fascio-leghismo di Salvini e soci neofascisti. Fra barzellette oscene e promesse elettorali vuole riproporsi al centro della scena politica. Resta, al di là di tutto, il disgusto per questa squallida vicenda, specchio del malaffare e del degrado della superborghesia di questo paese ed insieme espressione del disfacimento valoriale e morale di una società che nei vent’anni del berlusconismo ha dato il peggio di sé, in termini di egoismo sociale, cupidigia, malevola scaltrezza e mito del successo ad ogni costo, in questo imparando dai potenti e dai politici che la dominano, imitandoli e alimentando i loro stessi comportamenti.
L’assoluzione di Berlusconi, se chiude la storia processuale, non può certo rimuovere i danni coscienziali che quel lungo ventennio hanno prodotto sulla gente comune di questo triste angolo di mondo.
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il razzismo e lo share

Gianluca Buonanno è un europarlamentare leghista che si è contraddistinto in tutta la sua “carriera” politica per posizioni esplicitamente e violentemente reazionarie, omofobe e razziste. Ed è una presenza abbastanza frequente in radio e TV. 
L’ultima sua uscita è stata nel programma di Corrado Formigli PiazzaPulita, nel quale ha definito i rom “feccia della società”, attirandosi, con il suo populismo razzista, un applauso di parte dello studio. La presa di distanza del conduttore, dall’applauso ma non dalle parole del Buonanno, è servita semmai solo a rimarcare le posizioni del triste figuro, che sa di essere ormai diventato indispensabile ai mezzi di comunicazione di questo decadente paese.
Infatti è solo aizzando l’odio, cercando costantemente la rissa, fomentando omofobia e razzismo, cercando facili compiacenze di maggioranze grette e pavide, che i programmi si assicurano un’audience maggiore. E Buonanno è perfetto per tutto questo. Così, anche se le sue parole più che di essere riverberate avrebbero bisogno di essere confutate, denunciate e combattute, nell’etere italiota trovano invece una grande eco. Ulteriore segno del degrado che viviamo e da cui, anche culturalmente, abbiamo bisogno di sottrarci.
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contro le destre ci vogliono idee ed unità,
non petardi e divisioni

In piazza Vittorio a Roma, nel pomeriggio di sabato 28 febbraio, alcune centinaia di persone hanno cominciato il corteo indetto da diverse realtà della sinistra politica, coinvolgendone successivamente alcune migliaia, contro la marcia su Roma organizzata da Salvini. Un tentativo, quello dei leghisti, di raggruppare i settori che esprimono i peggiori istinti  violenti, razzisti, sciovinisti, nazionalisti, omofobi in questo paese. I compagni e le compagne de La Comune di Roma, coerentemente con quanto da tempo si denuncia dalle pagine del nostro giornale, hanno scelto di essere presenti con un volantino che esprimeva la necessità e la priorità dello schieramento: “Per affermare e difendere una vita migliore. Contro tutti i neonazismi e i neofascismi” e su questa base l’importanza della mobilitazione più ampia ed unitaria. 
Ci schieriamo contro il principale nemico oggi, l’Isis neo-nazista, denunciandone la natura mortifera e bellicista che lo accomuna alle varie espressioni organizzate razziste e neofasciste quali Casa Pound, Forza nuova, Alba Dorata, Front National.  
Nella piazza della contro-manifestazione era palpabile una tensione che rendeva difficile la partecipazione, situazione aggravata dal clima creato dagli scontri del giorno precedente tra la polizia e settori impegnati nella lotta contro gli sfratti nella capitale. Un clima alimentato irresponsabilmente anche da una parte dei settori scesi in piazza. Questo ha impedito la partecipazione più ampia di chi, a sinistra, sentiva la necessità di mobilitarsi contro la deriva razzista e fascistoide rappresentata dalla Lega e dai suoi sodali.  
Incondivisibile, inoltre, era la scelta settaria e divisionista degli organizzatori di mettere sullo stesso piano la Lega e il Pd. Uno degli striscioni principali dichiarava: “ Contro il Pd e il fascioleghismo”, un altro: “Mai con Renzi, Mai con Salvini” e nello stesso senso andavano le dichiarazioni degli organizzatori intervistati nel corso della manifestazione. Come La Comune siamo invece convinti della necessità, dell'urgenza, e della possibilità, contro la barbarie che avanza, di cercare unità fra le persone e le forze che desiderano affermare e difendere una vita migliore.
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destre in piazza

pochi ma pericolosi

“Un'accozzaglia pericolosa” li abbiano definiti dalle pagine de La Comune n. 250 e come tale si è manifestata la nuova alleanza fra Lega e neofascisti in piazza del Popolo ieri a Roma. Segnata da una partecipazione non rilevante, la manifestazione promossa da Matteo Salvini si è però contraddistinta per tratti reazionari che non possono lasciare indifferenti. Fra croci celtiche e gigantografie di Mussolini, saluti romani e bandiere russe in omaggio a Putin, il palco ha sciorinato un repertorio di grettezza e maschilismo, razzismo e xenofobia, che mostrano d'entrata il vero volto di questa destra. Una destra che minaccia rom e immigrati, che rivendica il diritto di uccidere, che mostra il suo volto pericoloso e squadrista e che trova in Salvini e nel suo populismo che si fa politica una possibilità per rialzare indegnamente la testa. 
Il neofascismo italiano – in un momento nel quale l'impegno contro il neonazismo è prioritario – va combattuto per la sua pericolosità della quale bisogna essere consapevoli. Bisogna difendersi ed autodifendersi, offrendo un'alternativa di idee e di impegno possibile e praticabile. Contro Salvini e la sua pericolosa accozzaglia.
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Syriza 

con la politica non si cambia

Com'era prevedibile l'esaltazione per il successo di Syriza in Grecia, con il coro italico di peana per la vittoria elettorale, sembra già finita. Costretto dalle impellenti scadenze europee a scoprire le sue carte, Tsipras rivela una realtà molto diversa da quella annunciata in campagna elettorale. E se era stato relativamente facile, in nome della governabilità, far digerire al suo partito l'accordo con i nazionalisti di destra di Anel, ben più difficile appare ora convincere chi l'aveva sostenuto della bontà delle intenzioni esposte all'Europa. Cambiando nome alla nemica Troika, divenuta ora “Istituzioni internazionali”, ma di fatto riproponendo seppur con cambi l'odiato Memorandum – il pacchetto di riforme contro cui aveva impostato tutta la sua propaganda – il governo di Syriza ha aperto una pericolosa spaccatura interna sintetizzata perfettamente dalla parole di Manolis Glezos, il partigiano 92enne eurodeputato e figura iconica della sinistra greca: “Da parte mia mi scuso con il popolo greco perché ho partecipato a questa illusione. Prima che sia troppo tardi, dobbiamo reagire...”.
È evidente come ormai, all'interno della politica, nel momento in cui se ne accettano le regole e se ne condividono forme e sostanza, gli spazi di manovra siano ridottissimi e in fondo sia pressoché impossibile cambiare davvero. Se si sta dentro le istituzioni non c'è possibilità di reale soddisfazione dei bisogni della gente. Neppure per Syriza.