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Palazzo

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un altro omicidio di Stato

verità e giustizia per Andrea Soldi

Non è il primo, Andrea Soldi, a rimanere ucciso durante un'operazione di uomini in divisa. È successo a Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Riccardo Magherini, e purtroppo a molti altri.
Esprimiamo solidarietà ai suoi cari. Andrea “doveva” essere sottoposto a cure mediche: è stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio. Secondo numerosi testimoni, tre agenti di polizia municipale, con l'aiuto di uno psichiatra, lo hanno circondato, uno dei vigili lo ha preso da dietro per il collo a lungo, è stato gettato a terra e ammanettato dietro la schiena. Andrea è giunto morto all'ospedale di Torino.
I quattro sono indagati dalla procura; si prospetta, purtroppo l'ennesimo lungo percorso processuale dall'esito quanto mai dubbio. Perché sappiamo, purtroppo, che difficilmente lo Stato condanna se stesso e i suoi uomini, difficilmente la magistratura colpisce le forze dell'ordine, difficilmente si può sperare di avere verità e giustizia da parte delle istituzioni statali per omicidi che sono di Stato. Le rare volte in cui ciò è accaduto, tale esito è dipeso dal coraggio e dalla tenacia con cui sorelle, madri, amici delle vittime hanno lottato per ottenere verità e giustizia, per difendere la dignità e la memoria dei loro cari. Ci uniamo a loro in questo intento.
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Cina: la lenta decadenza dell’ultimo impero

Abbiamo titolato così il tema dedicato alla Cina di domenica 12 luglio nel programma della Lunga estate di Vallombrosa. Mentre in tanti parlano dell’ascesa dell’economia cinese, noi, viceversa, stiamo provando ad argomentare cosa sta maturando nel profondo della società cinese che racchiude una grande parte dell’umanità, così come nelle viscere del dominio totalitario e reazionario di Pechino.
Il crack della borse di Shanghai e di Shenzhen di mercoledì 8 luglio conferma la nostra interpretazione di una lenta decadenza che si va esprimendo anche sul piano economico dove la Cina è indubbiamente molto più forte dei suoi concorrenti. In un giorno sono stati bruciati 2.500 miliardi di dollari a cui ne vanno aggiunti altri 1.000 persi nel corso del mese e una somma imprecisata persa nelle vicine borse asiatiche. Cifre gigantesche che non sono confrontabili con quelle del debito della Grecia. Eppure una grande parte della stampa e diversi commentatori hanno minimizzato l’accaduto. Inoltre, alcuni hanno spiegato il crollo definendo il mercato borsistico cinese ancora debole e immaturo. Una spiegazione ipocritamente rassicurante che cerca di occultare la magnitudo dell’accaduto e il significato che ha perché la novità poco sottolineata è che si tratta del primo crollo borsistico di grandi dimensioni che avviene in Cina, ritenuta da tutti la locomotiva dell’economia mondiale. Il crack è avvenuto non per una presunta immaturità ma proprio perché quello cinese è parte integrante di quella macchina infernale chiamata mercato finanziario mondiale.
Il crollo è stato fermato (per ora) solo perché il Partito comunista cinese è intervenuto per decreto: i due terzi dei titoli sono stati sospesi dalla contrattazione e di quelli in possesso dello Stato è stata vietata la vendita per i prossimi sei mesi. La capacità finanziaria di parare il colpo da parte dello Stato cinese è senza dubbio grande. Ma il segnale della lenta decadenza è altrettanto evidente.

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dove va il Movimento 5 stelle?

A Laives (Bolzano) il Movimento 5 stelle ha fatto un accordo programmatico con la Lega neofascista di Salvini. A Roma hanno partecipato ad una manifestazione insieme a CasaPound (i cosiddetti “fascisti del terzo millennio”) contro il sindaco di Roma Ignazio Marino. A Gela hanno ricevuto l’appoggio di Forza Italia contro il corrotto Domenico Crisafulli del Pd. E il “Grillo qualunque”, leader attualmente defilato dei pentastellati, ha fatto dichiarazioni naziste dicendo che se non si manda a casa Marino presto Roma sarà sommersa da “topi, spazzatura e clandestini”. In un recente passato il movimento e i suoi vertici hanno espresso posizioni reazionarie con un referendum on line che a maggioranza ha votato contro l’abolizione del reato di clandestinità; addirittura Alessandro Di Battista l’estate scorsa dichiarò la necessità di trattare con i neonazisti dell’Isis. Il M5s tende a destra.
Questa dinamica ci preoccupa e dovrebbe preoccupare anche quei tanti attivisti ed elettori dei cinquestelle che sono gente solidale e per bene. C’è chi continua a credere che il movimento-partito di Grillo possa essere uno strumento per mandare a casa i politici attuali e/o per sbloccare l’attuale sistema, facendo qualcosa di buono per la gente. In primis si dovrebbe fare i conti con il fatto che sono passati più due anni dal successo elettorale alle politiche che ha portato una consistente truppa di grillini in parlamento. Quale contributo hanno dato per cambiare in meglio la vita delle persone e della società? Nessuno. Cosa è cambiato nella politica? Niente di sostanziale. La corruttela dilaga, nonostante la rinuncia ai rimborsi elettorali del M5s. Il governo e lo Stato sono sul piede di guerra contro gli ultimi, a partire dalle sorelle e dai fratelli immigrati. Il motivo fondamentale è che il sistema e lo Stato democratico sono irriformabili, inevitabilmente costituiti da partiti politici che come bande criminali si contendono ricchezza e potere negativo, estranei ai bisogni più profondi delle persone. Il qualunquismo dei vertici dei 5 stelle non solo è inane rispetto a tale andamento ma ne è complice: illudendo sulla riformabilità del sistema, in sostanza difende lo status quo democratico. L’assunto statutario del movimento “non siamo né di destra né di sinistra” in sostanza esprime un disprezzo per le idee, per i valori e inevitabilmente per le persone. Per questo è interno agli assetti dominanti decadenti e tende a destra. Con la politica non si cambia in meglio, anzi si peggiora, anche con quella a cinquestelle.

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Stato turco e Isis

un’infame convergenza

Arriva indirettamente, dal web, la conferma del torbido ruolo dello Stato turco nelle vicende belliche in corso in Medio Oriente sulla pelle di milioni di persone.
Negli ultimi giorni l’attenzione si è focalizzata sul risultato delle elezioni generali del 7 giugno in cui il partito del presidente Erdogan – pur rimanendo maggioritario – ha perso per la prima volta dopo 13 anni la maggioranza assoluta. Un risultato da considerare come un positivo argine allo strapotere presidenziale, reso possibile grazie al voto della minoranza curda e delle opposizioni di sinistra che hanno permesso al Hdp (Partito democratico del popolo) di superare la soglia di sbarramento fissata al 10% dei voti e ostacolare così ulteriori progetti di Erdogan di accentramento del potere.
Proprio all’indomani del voto, l’Isis ha pubblicato un magazine online in lingua turca, Konstantinyye, volto a conquistare proseliti in un paese che viene dipinto come “fonte di risorse umane” per il  califfato nero. Negli articoli non v’è traccia di accuse di apostasia nei confronti dei governanti né minacce di voler portare guerra o attentati in territorio turco. La pubblicazione, al contrario, sembra confermare l’infame ruolo di appoggio alle bande neonaziste dell’Isis svolto fin qui dagli apparati statali turchi: in questi mesi, essi hanno impedito con la forza l’afflusso di volontari in difesa di Kobane, garantendo allo stesso tempo le linee di rifornimento e di finanziamento dell’Isis.
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sciogliere per mafia lo Stato italiano

Sciogliere per mafia solo il Comune di Roma? No, tutto lo Stato italiano! Tale è l’enormità del permanente romanzo criminale dei potenti di questo paese di nuovo alla ribalta con i nuovi arresti per la fascio-mafia bipartisan romana. Sappiamo che non è possibile e neanche sarebbe una soluzione ma è il minimo che viene da pensare. Renzi parla di “corrotti” che “devono pagare” e intanto il Pd, pieno di tirapiedi di Carminati, si è finanziato con le offerte di Buzzi e compari. Salvini e Meloni chiedono le dimissioni di Marino circondati da mazzieri del “mondo di mezzo” e da gente che ha fatto i soldi con lo sfruttamento dei profughi e dei campi rom.
I minimizzatori e i tranquillizzatori di professione ci dicono che si tratta di “deviazioni”. Deviazioni? Invece di Mafia Capitale è più giusto dire che la Mafia è il Capitale; si dovrebbe parlare di Mafia nazionale e di Mafia strutturale visto il carattere organico, sistematico, chiuso e irriformabile della criminalità organizzata al potere, come dimostrano ampiamente le vicende degli ultimi decenni. Nell’attualità i poteri costituiti tendono sempre più ad assomigliare ad un’accozzaglia di bande in lotta e in combutta tra di loro per fare affari – con ogni mezzo e senza nessun progetto che non siano i propri profitti – sulla pelle della gente comune.
Non c’è davvero una soluzione politica perché la politica è parte costituente del problema. Non è credibile una soluzione giudiziaria, al di là dell’attività di una minoranza isolata e screditata di magistrati, perché la magistratura e le forze dell’ordine sono strutturalmente sottomesse alla politica e alla borghesia (anche a quella mafiosa): possono colpirne singoli esponenti, non affrontare il problema alla radice. Non c’è una via d’uscita semplice: va cercata un’alternativa in prima persona e condivisa, di idee e di valori, di bene comune e di libertà positiva, di verità e giustizia sottraendosi con convinzione al circuito criminoso dei potenti.

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