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Palazzo

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la politica è in crisi, Berlusconi crolla:

CACCIAMOLO!

I risultati dei ballottaggi confermano la crisi della politica: non vanno a votare 4 elettori su 10 alle comunali, 1 su 2 a Napoli e oltre la metà alle provinciali a riprova di una stanchezza crescente verso la corruttela e le malversazioni. Emergono le persone come Pisapia e De Magistris molto più che i partiti, che sono sentiti lontani e freddi, consorterie estranee dalla vita e dalle esigenze della gente. In questo quadro il centro-destra e soprattutto Berlusconi subiscono una sconfitta netta a vantaggio delle forze del centro-sinistra: perdono chiaramente a Milano, loro roccaforte, vivono un vero e proprio tracollo a Napoli, una batosta significativa a Cagliari, città storicamente di destra, ma anche a Trieste, Novara e in tanti altri luoghi. Una parte ampia della popolazione di questo Paese esprime, attraverso il voto, il proprio desiderio di cambiamento, la propria preoccupazione e il proprio rifiuto delle espressioni più volgari del malaffare e dell’egoismo sociale incarnati dal centro-destra, del suo razzismo becero, dei suoi disvalori e del suo affarismo criminoso. Una parte importante delle classi dominanti si sta smarcando da Berlusconi: è, ad esempio, la borghesia “buona” che torna a governare a Milano, meno greve, più lungimirante di quella “cattiva”, berlusconiana e leghista, ma comunque concentrata a difesa dei profitti padronali e del potere statale.
La maggioranza governativa e il suo padrone appaiono, nella società, una minoranza incattivita, rancorosa ed arroccata a difesa di privilegi contro gli altri, pronta a corrompere e a discriminare. Berlusconi è in crisi come non mai: è il momento di cacciarlo! Questo è ciò che esprime il voto di milioni di persone, ma sappiamo che le manovre dei partiti sono un terreno infido per le aspirazioni della gente comune. IdV, PD e SeL hanno chiesto le dimissioni del capo del governo: siano coerenti con questo proposito.
Non affidiamo alla politica le speranze di miglioramento della vita: dipendono interamente dall’impegno tra le persone nella società, dalle idee e dai valori di un’alternativa positiva che affermiamo in prima persona e in piena indipendenza dalle decadenti istituzioni della politica. Far cadere il governo Berlusconi è un passo necessario.
 
30/5/2011 ore 21



 

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elezioni amministrative

nel caos delle urne perde il centrodestra
l’alternativa è fuori e contro il sistema
e tutte le logiche politiche

Il test elettorale delle amministrative che ha coinvolto tredici milioni di votanti esprime il caos coscienziale, la crisi e la decadenza della politica democratica. Un terzo delle persone aventi diritto non è andata a votare, a queste bisogna aggiungere il dato, che non conosciamo, di coloro che si sono astenuti o hanno annullato la scheda. Continua a crescere l’astenzione e ad esprimersi in forme diverse un distacco dalla politica da parte di ampi settori della popolazione stanchi della corruzione e delle malefatte – bipartisan – della politica. Il voto è sempre più “leggero”, contingente, volatile, riflette la crescente omologazione della politica nelle sue diverse varianti e si esprime con una forte frammentazione.
Dalle urne emergono alcuni fatti:  Berlusconi e il centrodestra, compresa la Lega Nord, portano a casa una nitida sconfitta, specialmente nel loro “feudo” di Milano. Non vincono dove pensavano di stravincere, non avanzano laddove erano certi di sfondare, arretrano dove hanno costruito una rendita di posizione.
Dall’altra parte, c’è un centrosinistra che si presenta diversamente (s)composto e che sbandiera la positiva sorpresa di un risultato elettorale limitato, presentandolo addirittura come l’inizio di una presunta svolta storica. A fronte di un’imprevista incrinatura del centrodestra si squaderna uno scenario politico dove domina un’evidente frammentazione caotica di partiti, liste e listini elettorali di centrodestra, centro e

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Nello scontro tra mostri gemelli, ucciso Bin Laden

 
Barak Obama in persona ha annunciato l'uccisione di Osama Bin Laden da parte di un commando delle forze speciali americane ad Abbattabad, nei pressi della capitale del Pakistan.
Le circostanze specifiche dell'operazione sono e probabilmente rimarranno oscure. È difficile aspettarsi chiarezza e trasparenza da entità che fanno del mistero e delle manovre un cardine fondamentale del loro dominio. Ma l’annuncio enfatico dell’uccisione di Bin Laden costituisce senza dubbio un significativo rilancio di immagine per una leadership in crisi come quella statunitense.
Questa uccisione avviene e si inserisce nel quadro di uno scontro in atto tra mostri gemelli, diversi per riferimenti ma sostanzialmente convergenti nella logica di uccidibilità: sia il sistema democratico sia formazioni “antisistema” tipo al-Qaeda ricorrono costantemente al terrore e al terrorismo per affermarsi, per imporre o conservare il dominio. Per questo sono entrambi nemici dell’umanità. Lo sono gli Usa, che tentano di riaffermare il proprio predominio nel modo che conoscono meglio, ricorrendo alla violenza e scontri all’ultimo sangue, a vendette e morti celebrate in mondovisione, come successo ieri con l’ex alleato Saddam Hussein e succede oggi con Bin Laden, a sua volta cresciuto e arricchitosi nell’ambito dei normali affari sporchi del sistema.
Sono ugualmente nemiche dell’umanità le formazioni che si rifanno ad al-Qaeda, di cui Bin Laden era fondatore e capo, e che da due decenni seminano morte, terrore e distruzione in tutto il mondo: in Occidente – in particolare con gli attacchi alle Torri gemelle e alle metropolitane di Madrid e di Londra –, in Africa e in Asia e con particolare ferocia nel mondo musulmano, nonostante si richiamino e cerchino di legittimarsi proprio da un punto di vista religioso, islamico.
In nome della lotta, anzi della guerra, a questo incedere terrorista gli Stati – in testa le potenze democratiche o di altra natura, come la Russia – hanno a loro volta  bombardato ed ucciso migliaia di popolazioni civili inermi, hanno armato, sostenuto e difeso feroci dittatori come Ben Ali, Mubarak, Gheddafi e tanti altri ancora, hanno ulteriormente limitato la dignità e i diritti delle persone, calpestando con un accanimento speciale quelli delle sorelle e dei fratelli musulmani e arabi, nei loro paesi di origine come in Occidente. Ciò non rappresenta una novità nelle logiche oppressive statali, poiché fondano da sempre il loro dominio sulla violenza concentrata, esercitata o minacciata.
La morte di Bin Laden difficilmente porrà fine alla sanguinosa attività delle miriadi di organizzazioni più o meno piccole che si rifanno ad al Qaeda, al suo discorso e alla sua simbologia di morte, né farà diminuire le misure liberticide che tutti gli Stati mettono in campo in nome della presunta lotta al terrorismo.
La decadenza del sistema democratico porta con sé un imbarbarimento ed un inasprirsi del bellicismo e del terrorismo che minaccia tutti i popoli, verso cui tutti gli Stati sono canaglia.
Una possibile fuoriuscita dalla micidiale tenaglia guerra/terrorismo hanno invece iniziato ad indicarla e a percorrerla coraggiosamente i popoli in rivolta ed in rivoluzione che nel Mondo arabo – e non solo – hanno dato vita da dicembre ad oggi a colossali processi di trasformazione, cominciando a mettere in discussione tradizionali schemi politici e religiosi.
Pur nella differenza dei processi che compongono questa ondata rivoluzionaria, al centro è il protagonismo diretto per richiedere e affermare la dignità e la libertà, la giustizia e la vita, ovvero un impegno popolare per affermare o difendere spazi di vivibilità. Tutto l’opposto di ciò che invece caratterizza il predominio di pochi oppressori, più o meno legittimati dal consesso degli Stati.
Il nostro schieramento ci colloca fuori dallo scontro sanguinoso tra mostri gemelli: noi scegliamo la vita e ci impegniamo per la vivibilità contro tutti i tipi di uccidibilità, in ragione del nostro umanesimo socialista, per costruire fuori e contro il sistema.
 
2 maggio 2011, ore 18.30

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