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sorellanza2019



Lavoro

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Appello

Giù le mani dai bambini

Ogni giorno nei nidi, nelle scuole dell’infanzia e primarie, nelle strutture per minori, vengono perpetrate violenze su bambine e bambini da parte di chi dovrebbe prendersi cura di loro e della loro crescita.

Il clima di omertà che regna fra chi lavora in questi luoghi viene rafforzato da un brodo di coltura in cui è normale che gli adulti urlino contro i bimbi, li strattonino, siano verbalmente aggressivi e prepotenti con loro, esprimano insulti razzisti, approfittando dell’impossibilità dei piccoli a difendersi. Lasciar passare questi comportamenti quotidiani, espressi a diversi livelli, non permette di cogliere, anche ai più sensibili, la gravità di ciò che sta accadendo, assuefacendo alla rassegnazione.

È in gioco l’umanità di tutti: quanto riusciamo a guardare i piccoli come spaccato dell’umanità tutta e del suo futuro? Che idea e sentimento ne abbiamo? Possiamo, come insegnanti ed educatori, confrontarci sui bisogni infantili? È fondamentale per i bambini crescere in un clima umano in cui si valorizzi l’unicità di ciascuna/o, in cui ci si senta accolti, ascoltati, curati con calore e affetto, costruirlo in prima persona fa bene anche agli adulti. Ci rivolgiamo a tutte le persone più sensibili, sapendo che è decisivo interrogarsi su come si interpreta e vive il rapporto con bimbe e bimbi.

Ora basta! Reagiamo!
Non si può rimanere in silenzio!

  • difendiamo l’infanzia dai maltrattamenti e le offese
  • sospensione permanente dal servizio per chi usa violenza su bambine e bambini
  • affermiamo il valore del rispetto per tutti a partire dai più piccoli e indifesi

Firmando questo appello ci si impegna a costruire relazioni educative rispettose, accoglienti, volte alla crescita felice dei più piccoli, denunciando insegnanti, educatrici, personale che maltratta chi è indifeso, contrastando comportamenti irrispettosi verso i bambini e rompendo, così, con l’indifferenza e l’abitudine vigente a girarsi dall’altra parte.

Prime/i firmatarie/i: Chiara Raineri (Insegnante di sostegno Scuola dell’infanzia I.C. Rita Levi Montalcini – Rm), Daniela D’Alessio (Insegnante Scuola dell’infanzia I.C. Simonetta Salacone – Rm), Antonella Proietti Appodia (Insegnante Scuola dell’infanzia I.C. Simonetta Salacone – Rm), Elisabetta Buja (Insegnante Scuola primaria I.C. Giacosa Casa del Sole – Mi), Tiziana Frittitta (Educatrice nidi d’infanzia – Bo), Silvia Barton (Insegnante Scuola dell’infanzia I.C. Poggiali –Pizzichino – Rm), Emy Benvenuti (Insegnante Scuola dell’infanzia I.C. Santa Maria a Coverciano – Fi), Valentina Martorana (Insegnante Scuola dell’infanzia Ragusa Moleti – Pa), Maria Bicchielli (Insegnante Scuola primaria I.C. Pieraccini – Fi), Luciana Caporaso (Insegnante Scuola dell’infanzia I.C. Foscolo – Na), Jacopo Andreoni (Educatore Coop. L’Agorà – Fi), Beatrice Valla (Educatrice Coop. Aeris – Mi), Valentina Narciso (Educatrice nidi – Rm), Francesca Riccio (Educatrice Progetto 1/6 Coop. Cadiai – Bo), Arianna D’Ambrini (Insegnante Scuola primaria I.C. Pelago – Fi) Laura Serrini (Insegnante Scuola primaria I.C Dante Alighieri Rignano sull’Arno – Fi), Monica Monticone (Insegnante Scuola dell’Infanzia E. Firpo – Ge).

Per adesioni: giulemanidabimbiebimbe@gmail.com

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caporali autorizzati

Estate 2015. 13 luglio. Nelle campagne di Andria si raccolgono pomodori, sotto l’afa e stremata dal super lavoro muore Paola, stroncata da un infarto.
22 luglio, nelle campagne di Nardò si raccolgono pomodori, sotto l’afa e stremato dal super lavoro muore Mohamed stroncato da un infarto.
Mentre per Mohamed le indagini sono arenate, il cerchio sembra stringersi intorno agli aguzzini di Paola. Infatti è di alcuni giorni fa la notizia che il g.i.p. di Trani ha ordinato l’arresto di sei persone. Tra queste, oltre al titolare dell’azienda agricola presso cui lavorava Paola come bracciante addetta all’acinellatura, anche il titolare dell’agenzia interinale “Intergroup” che “affittava” i lavoratori all’azienda agricola e due suoi dipendenti, nonché il titolare  di un agenzia di trasporti che aveva il compito di “traghettare” le lavoratrici nell’inferno del lavoro schiavistico corredato da vessazioni e minacce, il tutto per 3 euro l’ora, per 10 – 12 ore al giorno, totale 27 euro al giorno invece delle 40 che risultavano in busta paga.
L’accusa per i sei arrestati è di sfruttamento e riduzione in schiavitù ai danni di 600 donne braccianti, tra cui la povera Paola.
Si parla di neo-caporalato.  Al tradizionale caporalato si aggiunge Il nuovo caporalato, quello delle agenzie interinali che a nord come a sud sfruttano manodopera  non solo in agricoltura.
A seguito delle morti di Paola e di  Mohamed, nell’ottobre del 2015 alcuni ministri si erano auto-compiaciuti di aver approvato la legge contro il caporalato. E’ in realtà una legge di scarsissima efficacia, basta leggerla per capirlo.
Ma prima di approvare una legge contro il caporalato bisognerebbe abolire quella legge che nel 1997 istituì  le agenzie interinali, cioè la schiavitù del caporalato legalizzato, si chiama “pacchetto Treu e legge Biagi”. Ecco l’ipocrisia dei nostri governanti.
Quindi bisogna ribellarsi contro il caporalato tutto, autorizzato e non,  ma senza nessuna fiducia nelle istituzioni e nei sindacati compiacenti. Conviene altresì costruire dei percorsi indipendenti associativi dal basso, di lotta e di mutuo appoggio.

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l'unione fa la scuola,
anzi la cambia

Federico GattolinIntervistiamo Federico Gattolin, insegnante presso l’Istituto Balducci di Pontassieve (Fi) e rappresentante sindacale unitario per l’Unicobas. è responsabile di ispirare l’impegno della Comune umanista socialista tra coloro che lavorano nella scuola.

Nel mondo della scuola italiana si sta affacciando una significativa protesta che coinvolge insegnanti, studenti, collaboratori scolastici, genitori contro la riforma voluta dal governo. Puoi spiegare quali sono i punti salienti di questa riforma e le ragioni per contestarla?

La protesta in corso nella scuola nasce dall’opposizione al progetto del governo che peggiora le condizioni di lavoro e di studio, definito con grande ardire “Buona scuola”. È fin troppo evidente che la scuola attuale non risponde alle esigenze migliori di insegnanti, studenti e personale Ata, ma la proposta del governo va in direzione opposta a tali esigenze. È un inganno. Il fiore all’occhiello di questo progetto è l’assunzione dei precari. Ma, a parte il numero esiguo di precari che verrebbero assunti, va ricordato che il governo è obbligato a ciò da una sentenza della Corte europea pena una multa di 4 miliardi di euro se non affronta la questione dei precari, la cui assunzione a tempo indeterminato costa ben di meno. In chiave ricattatoria chiede agli insegnanti di accettare tutta una serie di peggioramenti: dall’introduzione della meritocrazia, cioè del premio salariale per una esigua parte di insegnanti “meritevoli” secondo giudizi e parametri stabiliti da ministero e dirigenti, alla mobilità territoriale dei nuovi assunti e di tutti coloro che, chiedendo un trasferimento o diventando soprannumerari, saranno chiamati in una data scuola a totale arbitrio del dirigente, dall’aumento vertiginoso di potere assegnato ai dirigenti e al loro staff selezionato scuola per scuola alle porte aperte agli interessi dei privati con conseguente potere di incidere a proprio vantaggio sulle attività scolastiche. Dietro formule ingannevoli si celano quindi obiettivi che mirano a portare nella scuola modelli aziendalistici, di accentuata competizione tra persone, aumento dei poteri della scala gerarchica, dirigenti scolastici e ispettori in primis. Per questo è l’impianto d’assieme che va rigettato senza mediazioni. Le ragioni del fermento si spiegano in relazione al sentimento, diffuso nella categoria, di essere di fronte a un attacco senza precedenti per organicità. Molti insegnanti avvertono che la meritocrazia sarebbe funzionale alla crescita del conformismo e del servilismo e intuiscono anche quanto ciò peggiorerebbe le loro condizioni di lavoro precipitandoli in un clima di guerra di tutti contro tutti. Questo concorre a spiegare anche l’ampiezza della protesta, per ora culminata nello sciopero del 5 maggio scorso con un’adesione record nella categoria. Tuttavia nelle scuole non stanno fiorendo comitati di agitazione o di lotta, perché ancora si tende a delegare all’azione sindacale e, aspetto fondamentale, non c’è ancora chiarezza sugli obiettivi. La coscienza è infatti variegata e spesso confusa: si va da chi rivendica una specifica questione a chi spera di poter modificare questo o quell’articolo per sventare le minacce della “Buona scuola”, a chi giustamente sostiene che essa sia da rigettare in toto ma poi guarda con nostalgia alla scuola di ieri e non fuoriesce dall’orizzonte di una scuola statale. Le prossime settimane saranno molto importanti per cercare di accrescere la consapevolezza di ciò che è in gioco.

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scuola, il governo attacca il diritto di sciopero

Matteo Renzi e la ministra Giannini hanno portato un attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Nella scuola infatti c’è crescente fermento contro il disegno di legge della “Buona scuola”: il 24 aprile uno sciopero promosso da gran parte del sindacalismo di base ha cominciato a dimostrare una certa reattività e la preoccupazione che lo sciopero del prossimo 5 maggio, convocato anche dai sindacati di stato, sia molto partecipato ha fatto sì che le famigerate prove Invalsi, da settembre in calendario per quella data, siano state posposte dal governo per evitare che saltino ovunque. Immediate le reazioni di vari sindacati contro un’azione chiaramente antisindacale e lesiva del diritto di sciopero. 
Un attacco che da un lato dimostra che lo sciopero è uno strumento ancora utile, altrimenti non si spiegherebbe perché le controparti mirino a sabotarlo, e che dall’altro indica quanto i meccanismi democratici non siano affatto uno scudo per la tutela dei diritti.
Aspetti che motivano ulteriormente l’impegno contro la “Buona scuola”: partendo dalla dignità di persone che lavorano e che in solidarietà cercano di difendere e migliorare le proprie condizioni di lavoro e di vita si può costruire uno sciopero massiccio che non si limiti a ritoccare il disegno del governo, ma ne esiga invece il ritiro definitivo.
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sentenza Eternit, o dell’ingiustizia

Ribaltando la precedente sentenza, la Cassazione ha oscenamente dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale per il quale Stephan Schmidheiny era stato condannato a 18 anni. Dunque niente risarcimenti né tantomeno giustizia per migliaia di vittime e per un intero territorio avvelenati dall’amianto: non perché la strage non ci sia stata né perché il padrone della fabbrica non sia stato riconosciuto colpevole ma perché “è passato troppo tempo”. Per ottenere tale risultato i giudici, con un cavillo da azzeccagarbugli, hanno separato le cause (lontane nel tempo) dagli effetti tuttora in corso: di amianto, a Casale Monferrato e dintorni, si continua a morire, cosa di cui la direzione della fabbrica era a conoscenza ben prima di interrompere la produzione. Stiamo parlando di quasi tremila morti per tumori provocati dall’inalazione di polveri d’amianto.
Ai sopravvissuti, ai familiari delle vittime, alla comunità locale che si sono battuti con coraggio in tutti questi anni va tutta la nostra solidarietà.
Significativa la dichiarazione del procuratore che ha chiesto la prescrizione: “tra diritto e giustizia, il giudice deve sempre scegliere il diritto”, come a dire che la vita degli esseri umani conta meno della legge. Questa è la giustizia di Stato, della cui riforma da anni si discetta. Ma la verità è che le rare volte che in un’aula di tribunale si ottiene un po’ di giustizia contro un potente ciò dipende da qualche magistrato e giornalista onesto e soprattutto dall’impegno e dalla vigilanza delle persone comuni – spesso organizzate in comitati dei familiari delle vittime – impegnate contro insabbiamenti, depistaggi e cavilli.

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 • n. 342


dal 29 luglio
al 9 settembre 2019


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 Mai così tante persone a

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di differentei paesi e

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