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Lavoro

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Genova, sciopero alla Costa crociere

difendiamo il posto di lavoro,
estendiamo la solidarietà

I lavoratori e le lavoratrici di Costa Crociere stanno subendo un grave attacco dai vertici dell’azienda, i cui contorni non sono ancora ben definiti: la scelta di trasferimento di quattro dipartimenti ad Amburgo comporta la dislocazione di alcuni dipendenti e mette a rischio il posto di lavoro di circa un centinaio di persone. Lo sciopero di ieri è stato un primo passo importante e che sosteniamo: 200 dipendenti sono scesi in piazza per respingerlo, indignati per la prepotenza e l’arroganza con cui i vertici si stanno muovendo. L’unione, la determinazione e il coraggio sono presupposti fondamentali perché possa crescere un percorso di solidarietà per difendere in prima persona e insieme la dignità e il posto di lavoro di tutti e tutte. Questo inizio di mobilitazione potrà rafforzarsi se la solidarietà si amplierà anche alla popolazione, come già successo in occasione di altre lotte a Genova, anche considerata la valenza generale che le scelte dell'azienda hanno sulla città intera.
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Il pretesto

Contro i vigili di Roma  – l'83% dei quali, con diverse motivazioni, non era presente al lavoro la notte di San Silvestro – si è scatenata un'aggressione politica e mediatica di rara violenza: “assenteisti che saranno presto puniti” per aver utilizzato impropriamente, secondo le accuse, l'istituto della malattia come una sorta di sciopero. Poco o nulla si dice sul fatto che è in corso una vertenza e che alla categoria in lotta era stata respinta la richiesta di riunirsi in assemblea il 31 dicembre.
La vicenda – al di là dello specifico sia della vertenza che della categoria – ha fornito il pretesto per scatenare l'ennesima campagna di denigrazione e linciaggio morale nei confronti dei lavoratori del pubblico impiego. “Il potere degli intoccabili”; “Dossier: malati 100 milioni di giorni l'anno”; “Febbre di lunedì e cappuccino al bar” sono i titoli de La Stampa di oggi, non dissimili da quelli di altri quotidiani. Una realtà opposta trapela negli stessi articoli e soprattutto può essere testimoniata dai milioni di lavoratori e lavoratrici sotto attacco: nelle assenze “strillate” dei titoli è compreso tutto, dalle ferie ai permessi per assistenza a familiari disabili; le assenze per malattia – che da anni incidono sulla busta-paga, quasi che ammalarsi sia una colpa – sono una percentuale risibile. Milioni di dipendenti pubblici hanno i contratti bloccati da sette anni, nonostante l'aumento delle tariffe su beni essenziali quali luce, gas, acqua, ecc. L'esperto di turno, intervistato dal quotidiano di Torino, ammette candidamente che l'annuncio di un “inasprimento delle norme” proclamato dal governo non ha alcuna utilità: “La riforma Brunetta del 2009 ha già previsto tutto il possibile”. Dunque: chi sono gli intoccabili?
Di fronte a vicende di corruzione e violenza enormi – da Venezia all'Expo di Milano fino alla Roma di mafia-capitale – è evidente l'intento di distogliere l'attenzione dal marcio che investe tutta la politica e di fare dei lavoratori del pubblico impiego l'oggetto di un'ulteriore attacco: sarebbero loro il problema, la ragione di tanti sprechi e inefficienze, la causa di disagi e difficoltà che colpiscono tante persone costringendole a crescenti sacrifici nella vita quotidiana. Ma l'attacco contro una singola categoria è un attacco rivolto a tutte le persone che lavorano o che cercano un lavoro e dunque è importante reagire tutti, esprimendo solidarietà e rifiutandosi di cadere nel collaudato tranello delle divisioni.

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sciopero generale del 12 dicembre

piazze fiduciose ma con molte incertezze

La giornata di lotta del 12 dicembre ha avuto un esito significativo che non era scontato. Malgrado i ricatti padronali in molti hanno scelto di scioperare motivati dalla difesa della dignità e dei diritti e dalla necessità di fronteggiare leggi e misure antipopolari. Nonostante gli insulti e il boicottaggio del governo che aveva persino deciso la precettazione nei trasporti – poi però velocemente ritirata –, alcune centinaia di migliaia persone (non il milione e mezzo dichiarato da Cgil e Uil) sono scesi in piazza.
Nelle piazze si respirava l’indignazione e la rabbia contro gli imbroglioni e i ladroni dei Palazzi. Si sentiva la fierezza e l’orgoglio morale delle persone oneste che lavorano, assediati da minacce e precarietà, o che un lavoro lo cercano, o già in pensione, a fronte di una casta di corrotti e disonesti.
Nei volti, negli slogan ma anche nei silenzi, si percepiva la soddisfazione di essere in tanti, il desiderio di unirsi al di là delle sigle sindacali, la disponibilità a continuare a reagire e a interrogarsi sui perché di una situazione odierna così difficile per le maggioranze popolari.
Tante domande esplicite o appena accennate che restano senza risposte. Non vengono e non possono giungere dalle sinistre politiche che o sono scomparse o non hanno più nulla da dire. Non vengono e non possono giungere dalle direzioni sindacali burocratiche che chiamano allo sciopero (spesso anche separato) mentre tacciono sulle responsabilità accumulate negli anni con svendite e accordi firmati con la Confindustria e i governi di turno.
Perciò è comprensibile che assieme al coraggio di scendere in piazza, all’orgoglio e alla fierezza di essere altro rispetto ai corrotti, alla fiducia di potersi unire, ci sia anche l’ombra delle tante incertezze su come proseguire la mobilitazione, con quali prospettive e con quale idea di futuro.
Su queste domande di fondo c’è un bisogno enorme di dialogare e riflettere assieme cercando strade nuove rispetto al vicolo cieco della politica e valori differenti da contrapporre ai disvalori dominanti. Abbiamo cercato di farlo nelle piazze diffondendo La Comune ad alcune migliaia di persone. Vogliamo continuare a farlo nelle prossime mobilitazioni e in altri luoghi di incontro.

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precetto e ritratto

Maurizio Lupi, ministro dei trasporti del governo Renzi, ha prima precettato i ferrovieri in vista dello sciopero di domani (a cui per la categoria ne seguirà uno sabato sera), per poi ritrattare dopo le furibonde reazioni del sindacato che al contempo ha però ridotto la durata dell’astensione dal lavoro. A poche ore dallo sciopero generale e dalle manifestazioni di domani contro il Jobs Act e la legge di stabilità, quelle stesse manifestazioni che il premier e leader del PD aveva detto di non temere annunziando di voler “tirare dritto”, la precettazione operata da Lupi appare come una provocazione ed insieme un segnale evidente di debolezza. Ma esprime anche la reazione scomposta di una classe politica che mostra ogni giorno di più la propria reale natura prepotente e malaffaristica, attaccando i lavoratori, che invece domani in tanti si preparano a riempire le piazze. Ma di questo vogliamo continuare a parlare con tutti loro sulla nostra edizione cartacea.

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sciopero del 14 novembre

diverse piazze … con problemi di fondo

Nella giornata del 14 novembre si è intrecciato lo sciopero dei metalmeccanici della Fiom e quello “generale e sociale” proclamato da una parte del sindacalismo di base, insieme ai centri sociali e alcune realtà studentesche. Le decine di migliaia di persone che sono scese in piazza confermano la disponibilità e la volontà a dare continuità alla mobilitazione contro le politiche antipopolari del governo delle piccole/larghe intese e dei ceti padronali che lo sostengono.
Sono state piazze molto diverse tra loro per composizione e modalità, ma bisogna riconoscere alcuni seri problemi che si ripropongono e che ostacolano la possibilità di far crescere fiducia, unità, solidarietà e di indicare un’alternativa credibile. Ciò potrebbe avvenire se si discutesse di più su come soddisfare i bisogni immediati insieme a quelli umani più essenziali come lavoratori, precari e senza lavoro, ma anche come vittime di alluvioni e dei disastri ambientali; sul modo di far incontrare questi bisogni con quelli delle persone immigrate sottoposte ad una vandea razzista capeggiata dalle destre sempre più minacciosa; su come far crescere relazioni solidali contro l’inimicizia e la violenza che rendono la vita quotidiana più difficile per tutti; su come comprendere che la resistenza popolare al mostro dell’Isis riguarda umanamente anche noi. In breve scendere in piazza è importante, ma oggi è più che mai decisivo incontrarsi, confrontarsi, discutere e condividere quali siano le idee e i valori su cui unirci fronteggiando un contesto sociale e morale molto difficile.
In questo senso non aiuta fissare un ansioso calendario di scioperi come terreno di dannosa competizione e divisione tra le molteplici sigle dello stesso sindacalismo di base, così come tra questo e la confederazione burocratica di Cgil, Cisl e Uil. Non aiuta enfatizzare il successo del 14 moltiplicando la partecipazione ai cortei come hanno fatto i rappresentanti del sindacalismo di base, pur sapendo che in piazza come organizzazioni si contavano in poche centinaia. Nello stesso tempo è sempre più dannoso l’agire di quei gruppettari che – non sapendo proporre altro – vanno in piazza unicamente per incrociare i propri bastoni con i manganelli della polizia.
Tutto ciò è da ostacolo alla crescita di un autentico protagonismo delle persone. Le burocrazie sindacali insieme a ciò che resta della sinistra dominata sono organicamente contro questa possibilità. Non a caso la principale preoccupazione è la gara tra di chi mette la prima bandierina sul prossimo sciopero generale. Così si è mossa la Cgil convocando lo sciopero generale del 5 dicembre non cercando nemmeno formalmente l’unità con Cisl e Uil con le quali non ha certamente differenze strategiche. Questi scontri all’interno delle caste burocratiche riproducono nuove divisioni tra le persone che vogliono reagire, mentre c’è bisogno di suscitare fiducia, unità e solidarietà.

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dal 4 al 18 novembre 2019


 

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