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Lavoro

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alluvione nello spezzino

disastri e tragedie sull'altare del profitto

Purtroppo lo spezzino e la parte settentrionale della Toscana è stata ripetutamente colpita in questi ultimi anni da fenomeni alluvionali e franosi. Il bilancio dell'ondata di maltempo abbattutasi sulla zona quarantott'ore fa è drammatico: è salito a nove morti il bilancio ancora provvisorio: alle 6 vittime di  Borghetto Vara e alle 2 ad Aulla, si aggiunge una settima persona trovata questa mattina senza vita a Monterosso, nelle Cinque Terre.
Ci uniamo al cordoglio dei parenti e amici delle vittime, siamo anche vicini a chi si sta adoperando per riportare la zona ad una vivibilità quotidiana che ora appare lontana.
È sempre più evidente che l'opera di sfruttamento dell'ambiente e la scarsa conoscenza della natura prima perpetuata dall'uomo, mettono a rischio o uccidono sempre più persone.
Le immagini terribili che i media ci propongono con frequenza crescente, testimoniano la profonda imperizia non disgiunta da una totale inadeguatezza, al limite del nichilismo, di una classe dirigente che pretende di gestire, in questo caso la "società Italia", permettendo annualmente un'impermealizzazione di una superficie di territorio pari a tre volte la superficie occupata da Milano. Tant'è vero che sono già in corso esposti verso lo Stato per disastro colposo. L' "homo economicus" continua imperterrito nell'attività che porta alla devastazione del territorio, in totale spregio dell'ambiente e degli ecosistemi che in esso si sviluppano.
La gente comune che si organizza per prestare soccorso o per iniziare a ripristinare la vivibilità di un luogo colpito da un disastro simile, deve prender maggiormente consapevolezza della grandissima opera di cui è protagonista e rilanciarla ancora più in avanti ed in prospettiva. Ciò comporta attività di conoscenza, monitoraggio, salvaguardia e manutenzione del territorio, nel massimo rispetto della natura prima. Un'opera che può esser messa al centro nella costruzione di comitati che si autorganizzino localmente per non demandare alla gestione statale la salvaguardia della vita che non è assolutamente in grado di assolvere mentre sempre più spesso la minaccia.

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Libertà di manifestare per i lavoratori della Fiat!
No al divieto dei cortei a Roma!

 

Il sindaco di Roma e la Questura hanno vietato il corteo di venerdì 21 ottobre dei lavoratori di Fiat e Fincantieri per difendere le proprie condizioni di vita convocato dalla Fiom.
Sfruttando abilmente l’operato reazionario della frangia di rivoltosi nichilisti che hanno operato devastazioni sabato scorso 15 ottobre a Roma nel corteo degli indignati, le forze del centro-destra  impediscono la possibilità di esprimersi adeguatamente a migliaia di persone – i lavoratori ed i loro cari – che stanno vivendo un grave rischio per il proprio lavoro, il salario e le prospettive di una vita decente, messe in discussione dai piani di Marchionne e dal governo. Il padronato ed il governo ringraziano.
Vediamo quindi come un’ulteriore conseguenza drammatica dell’operato, sabato scorso e non solo, di questi settori di “arrabbiati” è stata quella di danneggiare le esigenze e le lotte dei lavoratori.
Denunciamo la proibizione attuata dal sindaco Alemanno di svolgere cortei nel centro di Roma per un mese, come una strumentale misura di limitazione della libertà di manifestare ed esprimersi, che fa il paio con le minacce ventilate del ministro degli interni Maroni – in convergenza con uno dei leader dell’opposizione di centro sinistra e dell’Idv, Antonio Di Pietro – di nuove leggi repressive particolarmente mirate alla libertà di manifestare. Esprimiamo solidarietà ai lavoratori della Fiat e della Fincantieri, ed alle loro lotte. Inoltre deve far riflettere i lavoratori l’atteggiamento strumentale che la stessa Fiom ha avuto verso aspetti ambigui della manifestazione del 15 ottobre, in primo luogo i contenuti del corteo, tutti interni a quella bancarotta statale e padronale che provoca i problemi alla condizione di vita dei lavoratori, ma anche la partecipazione acritica ad un’ammucchiata tra indignazione superficiale e degrado che quella manifestazione ha per molti versi rappresentato, al di là delle successive prese di distanza.
I lavoratori possono riprendere il protagonismo che gli vogliono espropriare, cominciando in ogni luogo di lavoro a riprendere l’iniziativa per difendere le proprie condizioni di vita, a realizzare assemblee, ad unirsi ed organizzarsi dalla base, a mettere al centro la solidarietà e l’unione delle persone che lavorano,  cominciando dai più deboli.

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partecipiamo allo sciopero generale della scuola del 7 ottobre indetto dall'UniCobas

per respingere gli attacchi governativi e statali,
costruiamo solidarietà
per affermare i bisogni vitali della gente,
per una scuola libera ed aperta!

 

Il 7 ottobre l'UniCobas ha indetto uno sciopero nazionale della scuola contro gli attacchi governativi finalizzati a ridurre posti di lavoro e opportunità educative e di studio per bambini/e e giovani che vivono in Italia. Le persone che lavorano e studiano nella scuola pubblica sono da tempo oggetto di un'aggressione governativa anche attraverso una serie di campagne diffamatorie che di volta in volta hanno cercato di giustificare i numerosi tagli all'istruzione pubblica operati negli ultimi anni: dalle riduzioni dei fondi per le attività didattiche e degli organici del personale docente e ATA, fino alla progressiva erosione dei redditi di chi vi lavora. Intanto, la scuola, sta comunque vivendo cambiamenti importanti. Aumenta e cambia la popolazione studentesca, soprattutto grazie ai fratelli e alle sorelle immigrate che hanno scelto di vivere nel nostro Paese. A tutto questo il governo Berlusconi ha risposto con massicce riduzioni di personale e di fondi per l'istruzione, nonché con le quote massime di stranieri per classe. In questo modo si sta procedendo all'accorpamento e alla chiusura di scuole che non rispettano i numeri minimi di iscritti e alla chiusura delle classi prime in diverse scuole, come è successo a Milano con l'elementare di Via Paravia. Qui il Provveditorato regionale ha impedito l'avvio delle classi prime perché i bambini non italiani erano “troppi”. Le recenti vicende di Lampedusa dove alcuni italiani hanno preso a sassate i profughi dimostra ancora una volta che la questione del razzismo è un crocevia fondamentale per il futuro di tutti e quindi anche di chi vive e lavora nella scuola. Più cresce il razzismo ed arretra la solidarietà fra le persone più saremo deboli e complici delle brutture che ci riversano addosso governo, padronato ed istituzioni statali. Abbiamo bisogno di una scuola aperta ed accogliente per tutti e tutte coloro che vivono in Italia, che aiuti ad educare e ad insegnare quel che serve e ciò che desiderano coloro che la frequentano. Una scuola che quindi necessita di più insegnanti, più collaboratori scolastici/che, segretari/e e tecnici/che! Ma una scuola così non ce la concederà lo Stato, bisogna costruirla, unendosi insieme con la solidarietà tra tutta la popolazione studentesca. L’esperienza dei comitati solidali che anche in alcune scuole stanno nascendo, coinvolgendo chi vive studia e lavora nella scuola, ma anche italiani ed immigrati, è un esperienza che va conosciuta ed estesa.

Il 7 ottobre scioperiamo

per la stabilizzazione di tutti i precari
contro gli accorpamenti indiscriminati, la riduzione degli organici docenti e ATA nelle singole scuole
per l'aumento dei fondi di istituto
per edifici scolastici sicuri e attrezzati
per aumenti degli stipendi adeguati al carovita

... e continuiamo la lotta costruendo Comitati Solidali dappertutto!! ____________________________________________________________________

partecipiamo alla giornata nazionale per l'accoglienza indetta da StopRazzismo per sabato 8 ottobre in numerose città italiane

 

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dallo sciopero generale
un primo iniziale segnale di reattività

uniamoci per affermare i bisogni vitali,
contro la bancarotta degli Stati!

Lo sciopero generale del 6 settembre ha visto una discreta adesione e partecipazione ai cortei indetti in numerose città, considerando il periodo post-estivo ed il peso di due mesi di offensiva politica e mediatica sulla crisi. Un primo segnale di reattività che non era scontato, ma che non è ancora un chiaro cambio di passo nè di protagonismo né di avanzamento coscienziale, pur confermando sintomi di malessere popolare. La Cgil, che è stata il canale della mobilitazione organizzando circa 100 manifestazioni, non ha offerto – né prima né durante – per la sua natura e la totale internità alle logiche ed alla bancarotta degli Stati, un’ipotesi capace di dare coesione e prospettiva durevoli. La partecipazione ai cortei - abbastanza differenziata-  ha visto la presenza di settori particolarmente presi di mira dal punto di vista della propria dignità come il pubblico impiego, gli statali, i lavoratori dei servizi. Numerose le lavoratrici presenti e diversi piccoli gruppi dai luoghi di lavoro hanno voluto partecipare. Insomma una partecipazione più popolare e non solo dei tradizionali settori dell’industria, ma ancora insufficientemente attiva e accompagnata da confusione e frammentazione. Significativamente c’erano pochi slogan e pochi settori consistenti organizzati, ovviamente anche per il crollo sempre più evidente della sinistra politica dominata nelle sue diverse espressioni.
Limitata invece la partecipazione di giovani (a scuole chiuse) e di fratelli e sorelle immigrati che in questa fase stanno subendo particolarmente i colpi dell’offensiva statale. Ad essi la burocrazia ha scelto di non rivolgersi. La realtà della nostra gente non può essere capita senza intervenirvi direttamente nell’offrire una proposta convinta ed essenziale di unità, solidarietà, affermazione di bisogni di vita, cioè incrementando un’alternativa di vivibilità contro la bancarotta degli Stati.
Sr, attraverso la presenza de La Comune in circa 20 manifestazioni, ha voluto offrire queste opzioni ravvivate dal soffio dirompente del protagonismo di tanta gente nel mondo, in particolare della rivoluzione araba che comincia e che ci offre esempi di coraggio, di protagonismo dall’Egitto alla Siria.
Da questo sciopero ci giunge un’esigenza verso la nostra gente di risposte umane di fondo, di una proposta di vivibilità, di un’opzione di impegno complessivo gratificante, benefico e in amicizia, proiettato al rilancio della solidarietà.
Nei prossimi giorni avremo modo di incontrarci e discuterne nelle giornate di accoglienza fra i giovani alla riapertura della scuola, nella preparazione del Coordinamento dei Csa che si svolgerà il 17 settembre prossimo e la preparazione della giornata di discussione ed incontro domenica 17 settembre a Vallombrosa incentrata attorno al progetto del protagonismo solidale.

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dal 4 al 18 novembre 2019


 

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