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Lavoro

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Firenze, contro lo smantellamento dei servizi educativi comunali

comincia una lotta autorganizzata?

Il 28 giugno, a Firenze, più di 300 persone,  genitori, personale della scuola dell’infanzia e dei nidi comunali e bambini hanno coperto piazza della Signoria di tovaglie per un pic-nic di protesta contro lo smantellamento dei servizi educativi comunali da parte della giunta Renzi. Oltre al processo di privatizzazione dei nidi è iniziata anche la cessione delle scuole dell’infanzia comunali: l’assessore dichiara che passeranno allo Stato, dalla Regione dichiarano invece che diverranno regionali, insomma un futuro incerto per tante lavoratrici sulle quali aleggia anche lo spettro della mobilità. L’assenza di trasparenza sui progetti da parte delle istituzioni locali è una strategia per impedire alle persone di organizzarsi e reagire. Emerge comunque la volontà di liquidare non tanto il servizio quanto il personale, troppo costoso in termini economici e di diritti.
La novità è che gli ultimi mesi sono stati segnati da diversi presidi e assemblee che hanno visto finalmente convergere il personale dei servizi educativi del comune, nidi e infanzia, e i genitori. Una reazione comune alla prepotenza del potere locale da parte di chi ha a cuore il benessere dei bambini. Questo inizio ha bisogno di essere coltivato, sapendo che dipende da noi e non dal sostegno di questa o quella istituzione, comprese quelle sindacali. Anche perché le RSU, per quanto attive nei presidi e nelle assemblee, non offrono prospettive e continuità a questo processo ma ripetono un ruolo – soprattutto la CGIL – di contenimento dei processi di lotta che rischia di sfiancare e deludere le persone prima ancora di aver cominciato: per questo è importante costruire ambiti autorganizzati e rafforzare quelli esistenti come il comitato contro la privatizzazione dei nidi.
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SOLIDARIETA' CON LE PERSONE
COLPITE DAL TERREMOTO IN EMILIA

Prima di tutto difendiamo la vita
contro il cinismo padronale e statale

Una nuova scossa di terremoto ha colpito questa mattina la zona del modenese. Purtroppo ci sono – al momento – 15 vittime, molte delle quali mentre erano al lavoro, diversi feriti, più di ottomila sfollati. Sono tante le persone che vivono nella paura a causa dello sciame sismico.
Siamo vicini alle persone ed alle comunità così duramente colpite da questa tragedia e ai tanti che fin dai primi momenti si sono impegnati spontaneamente per curare, soccorrere e aiutare chi era in difficoltà. È sulla base di questo slancio umano solidale che può crescere l'aiuto e la vicinanza più concreta per fronteggiare questa tragedia.
Se il terremoto è un evento naturale, non lo sono altrettanto le conseguenze e le responsabilità della
mancata cura e prevenzione. Per questo denunciamo con forza il cinismo e la prepotenza di cui  stanno dando prova le istituzioni ed i padroni. Non c'è da fidarsi delle istituzioni statali, come purtroppo
ci hanno insegnato le drammatiche vicende de L'Aquila. Per padroni e speculatori il terremoto è un'occasione da sfruttare per fare soldi. Il Presidente del Consiglio Monti con gelida freddezza ha dichiarato che bisogna tornare rapidamente alla normalità. Nonostante gli allarmi della stessa Protezione civile, i padroni hanno voluto che si continuasse a lavorare nei capannoni proprio in  ragione del “ritorno alla normalità”.
Mettono al primo posto la produzione, trattano le persone che lavorano come merci, antepongono le esigenze dei loro guadagni alla salvaguardia della vita delle persone. In tanti – tra cui non a caso numerosi immigrati, i più sfruttati – sono morti oggi per questo motivo: è una strage con precise responsabilità padronali. Eppure, in diversi casi i lavoratori avevano denunciato il pericolo anche rifiutandosi di andare al lavoro. Sarebbe bastato ascoltarli e decidere di sospendere le attività  lavorative per salvare delle vite. Per questo siamo solidali con coloro che si stanno rifiutando di andare al lavoro nonostante i ricatti dei padroni. Perciò è necessario anche superare quelle logiche ossessive verso il lavoro e la produzione che purtoppo appartengono a tante persone.
L'intervento della Protezione civile sta significando imporre una logica di militarizzazione, di controllo e  di ostacolo all'autoattività, all'autogestione e all'iniziativa diretta e solidale della gente comune.
Ora più che mai c'è bisogno di solidarietà diretta, indipendente e autorganizzata per difendere e
salvaguardare la vita, per decidere in comune le scelte più adeguate in relazione alle esigenze delle  persone, per costruire vicinanza e solidarietà umana, per affrontare insieme questa tragedia e difendersi dalla prepotenza statale e padronale. Perciò sosteniamo l'iniziativa solidale e indipendente di tante persone, quella dei Comitati Solidali e Antirazzisti e dell'Associazione “3 febbraio”, delle associazioni di volontariato perché possa crescere e svilupparsi la solidarietà umana.
Roma, 29 maggio 2012 ore 19,30


Segreteria attività solidali di 

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manifestazione Fiom del 9 marzo

segnali di reazione
contro governo e padroni 

Decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici hanno partecipato allo sciopero di categoria e alla manifestazione nazionale a Roma del 9 marzo promossa dalla Fiom. Nel corteo si è espressa una reazione alla tracotanza padronale e all’attacco governativo alle condizioni di vita e di lavoro. Era evidente la rabbia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione e sottoposti al ricatto permanente e al rischio di licenziamento così come il malcontento verso il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Questo corteo è stata anche una risposta a chi, come Marchionne, vuole cancellare qualunque diritto all’interno dei posti di lavoro.

Si è potuto avvertire un anelito a ricercare l’unità per affermare propri bisogni ed esigenze, ma anche tanta confusione e la difficoltà ad intravedere strade possibili per un alternativa e superare divisioni e lacerazioni che sono presenti nel mondo del lavoro. Lo sciopero del 9 marzo e la manifestazione della Fiom suggeriscono che è possibile reagire, ci sono le risorse umane per unirsi contro il governo Monti e il suo piano antipopolare. Insieme ai lavoratori metalmeccanici hanno sfilato delegazioni dei No Tav, dei comitati per la difesa dell’acqua pubblica ed alcuni settori studenteschi. Presenti nei vari spezzoni non molti fratelli e sorelle immigrate, mentre un settore dei profughi e dei rifugiati dell’Associazione “3 febbraio” hanno animato un combattivo settore.

Questo corteo ha espresso una carica antigovernativa (al di là dei desiderata della burocrazia sindacale) ed è la ragione fondamentale che ha spinto il Partito Democratico a prendere le distanze dalla manifestazione con il pretesto vergognoso e meschino di non condividere la presenza dei No Tav. Ennesima, misera dimostrazione della natura e del piglio filo governativo del partito di Bersani e D’Alema. Ma insieme alla voglia di reagire era visibile anche il disorientamento e la difficoltà ad intravedere delle prospettive alimentati dagli stessi vertici della Fiom e più in generale dell’incedere della burocrazia sindacale Cgil. È evidente che la Fiom sente la spinta e la volontà dei lavoratori e di decine di aziende in lotta e ciò la conduce a distinguersi dalla linea della direzione Cgil (di cui è parte), ma al tempo stesso la linea che propone è totalmente interna al quadro esistente. Infatti Landini nel comizio conclusivo ha formulato le solite richieste al governo Monti, senza nemmeno attaccarlo più di tanto, e la generica proposta di un “nuovo modello di sviluppo”. Soprattutto ciò che preme alle burocrazie sindacali è poter tornare ai tavoli della trattativa, cioè ricercare le strade politiche della concertazione. Con grande insistenza Landini si è detto preoccupato del distacco che c’è tra la gente che lavora e la politica invitando genericamente i partiti ad impegnarsi per colmarlo. Per i suoi presupposti e la sua stessa natura non è la Fiom a poterlo fare anche se anelerebbe a ciò.

Rimane tra la gente e tra i tanti lavoratori presenti l’esigenza di unirsi per affermare le comuni esigenze e bisogni e fronteggiare il violento attacco padronale e governativo. Ciò richiede protagonismo, la costruzione capillare in ogni luogo di lavoro e tra le diverse categorie della solidarietà in una prospettiva indipendente fuori e contro qualunque logica politica.

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