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Lavoro

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5 morti e numerosi feriti
nell'ondata di maltempo in Toscana

responsabilità criminali

Mentre scriviamo si aggrava il bilancio di vittime e danni che ha accompagnato l'ennesima devastazione causata dal passaggio di una perturbazione di non enorme entità e non tale da provocare tali sproporzionate conseguenze. Le ultime vittime sono due lavoratori ed una lavoratrice dell'Enel che sono sprofondati con la loro auto per il crollo di un ponte in Maremma. A loro ed a tutte le vittime di questa tragedia ed ai loro cari va il nostro pensiero e la nostra solidarietà. Denunciamo come questa vicenda non si possa attribuire solo a cause naturali ma a responsabilità di un sistema e di uno Stato che hanno attitudini criminali verso la vita della gente, a maggior ragione mentre si tagliano fondi per la prevenzione e la manutenzione del territorio.
Abbiamo raccolto la voce di Ottaviano Folegnani dirigente di Socialismo rivoluzionario da anni impegnato nella difesa di un rapporto diverso e più benefico con l'ambiente naturale nella denuncia e nella lotta contro speculazioni e dissesti.
“È alto – commenta Ottaviano – il prezzo pagato dalla popolazione per l'ondata di maltempo che ha colpito la Toscana ed altre regioni italiane. Cinque morti, numerosi feriti e centinaia di sfollati oltre ad ingenti danni materiali. Indigna la chiamata in causa dell'eccezionalità degli eventi e del cambiamento climatico che ne sarebbe all'origine, sbandierata da istituzioni nazionali ed internazionali per esorcizzare possibili idee e progetti di cura e tutela dell'ambiente e della vita umana che possano vedere protagonista la gente comune. È sempre più chiara, invece, sui media ma soprattutto nella voce delle persone, la normale incuria dell'infrastruttura, delle opere di bonifica e di messa in sicurezza dei versanti montuosi e dei corsi d'acqua, causa del crollo di ponti, frane,      esondazioni ed allagamenti di campi, strade ed edifici”.

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la logica della FIAT contro la solidarietà

 

Fabbrica Italia Pomigliano – quella della nuova Panda – è il progetto industriale della FIAT nato dopo la disdetta dal contratto nazionale dei metalmeccanici. Una nuova azienda in cui il contratto di lavoro, concordato con FIM, UILM, UGL e FISMIC, aggrava enormemente le condizioni degli operai e per questo non firmato dalla FIOM: al momento delle assunzioni dalla vecchia fabbrica FIAT i lavoratori iscritti alla FIOM sono stati esclusi. Tra quest’ultimi, in 145 hanno fatto ricorso vincendo sia in tribunale che in appello, e per 19 di loro è stato ordinato il ritorno al lavoro entro 40 giorni. La FIAT a questo punto ha deciso di licenziare altri 19 lavoratori aprendo una procedura di mobilità e ha montato – attraverso i soliti capetti-servi – una raccolta di firme tra gli operai in fabbrica a sostegno di un testo volto a non far rientrare i lavoratori che hanno vinto la causa. Attualmente sono circa 3.000 gli operai di Fabbrica Italia mentre altri 2.200 sono ancora in Cassa integrazione e dovrebbero rientrare entro luglio 2013, ma la direzione FIAT ha già messo le mani avanti: "Il rientro al lavoro di questi lavoratori (quelli in Cassa integrazione, ndr), con passaggio alla società FIP, è unicamente condizionato dalla domanda del mercato dell’auto italiano ed europeo, attualmente molto al di sotto delle previsioni".
Non sorprende l’azione di Marchionne, apprezzato anche a sinistra: quando c’è da colpire i lavoratori che reagiscono non c’è alcuna esitazione, quando c’è da bloccare sul nascere la solidarietà ha le idee chiare: dividere i lavoratori, braccarli, non dargli respiro. Grave è la sottomissione dei sindacati che si appellano a leggi e istituzioni ormai decadenti o peggio sostengono la FIAT. Tra persone che lavorano, tra precari e tra chi cerca lavoro è utile discutere e prendere iniziative per esprimere solidarietà a decine di lavoratori colpiti da un atto gravissimo, non tanto perché la FIAT non rispetta una sentenza del tribunale – lo ha gia fatto in passato – ma per la sua logica di rivalsa e vendetta, volta a rafforzare la subordinazione completa che i lavoratori dovrebbero subire. Un’occasione è anche quella dello sciopero nazionale del 14 novembre.

 

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Difendere il lavoro, la vita e la salute
dei lavoratori dell'ex-Alcoa e di tutta la Sardegna.

La manifestazione dei lavoratori dell'Alcoa a Roma ha portato sul continente centinaia di persone contro la minaccia di chiusura e licenziamenti ponendo in evidenza la drammatica situazione di un'intera comunità che rischia di finire sul lastrico. Dopo i minatori del Sulcis, le lotte dei pastori e degli agricoltori, questa è una nuova grave emergenza in Sardegna ed un'ulteriore espressione del peggioramento delle condizioni di vita in questo paese.
Sosteniamo la lotta dei lavoratori della ex-Alcoa, per difendere il diritto a lavorare ed ad avere condizioni di vita dignitose. Denunciamo la logica rapace padronale che nel caso della multinazionale americana ha significato lucrare per anni con aiuti di milioni di euro e poi cercarsi altri luoghi dove sfruttare. Il governo Monti – espressione dello stesso sistema – sta solo prendendo tempo e intanto manda la polizia a caricare i lavoratori. Ma da lì del resto non potranno venire motivi di speranza. Le vicende dell'Alcoa mostrano anche la strumentalità della politica ed il fallimento del ruolo delle burocrazie sindacali come gli stessi lavoratori denunciano. La questione non è il futuro industriale che, tradotto, vuol dire solo il futuro degli interessi padronali pronti, se intravedono profitti migliori, ad abbandonare i lavoratori alla miseria. La questione è il futuro della vivibilità della gente che vive e lavora a Portovesme, nel Sulcis, in Sardegna. Non dimentichiamoci che la lavorazione di molte industrie tra cui l'Alcoa e le stesse miniere è accompagnata da conseguenze inquinanti drammatiche per la salute di tanta gente e dei lavoratori. Non accettiamo più il ricatto fra dover morire di fame o morire di cancro. Negli scorsi anni c'era chi si era illuso che le vere risorse per i lavoratori fossero l'intervento dei politici, del governo, di qualche multinazionale “generosa”. Ma la vera risorsa fondamentale è il protagonismo e la solidarietà della gente comune. Si sono già svolti nei mesi scorsi incontri e momenti di unità dei minatori, con i pastori, i lavoratori dell'Alcoa ed altre fabbriche sotto minaccia di licenziamento. Su questa strada si può rafforzare la difesa del lavoro. Azioni disperate o di sola rabbia, soprattutto se ci si separa dagli altri lavoratori e dalle altre persone solidali, non daranno grandi risultati. Al contrario uniti e protagonisti avremo più fiducia, si potrà decidere in prima persona quali possibili strade per salvaguardare lavoro e salute, come ad esempio una seria bonifica dell'ambiente ed una riconversione economica sotto il controllo della popolazione. La giusta rabbia nei confronti dei politici e dei burocrati sindacali può trovare una risposta attraverso il protagonismo attivo dei lavoratori e della gente della comunità costruendo i propri comitati le proprie assemblee, per lottare, per la solidarietà, per unirsi.

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Solidarietà con le persone che lavorano all’ILVA
e con la popolazione di Taranto

UNIAMOCI PER DIFENDERE LA SALUTE
E IL LAVORO
IMMEDIATO RISARCIMENTO PER TUTTI

Appoggiamo lo sciopero generale e salutiamo tutte le persone che sono in piazza contro chi vuole gettare sulla strada migliaia di lavoratori e lavoratrici. Siamo di fronte al solito maledetto ricatto: o la salute o il lavoro. Ancora una volta alla gente che vive a Taranto viene imposta una tenaglia che da decenni non lascia nessuna alternativa positiva. Vogliono farci scegliere tra morire di cancro o morire di fame. È un ricatto che non dobbiamo subire. È un ricatto che provoca divisioni e lacerazioni che sono utili solo ai padroni dell’ILVA che dopo aver licenziato centinaia di lavoratori si presentano come i difensori dell’occupazione.
Da molto tempo l’impianto siderurgico distrugge, inquina e produce morte. La magistratura ha solo riconosciuto una verità che non è più possibile negare. È stato così con la proprietà statale e lo è oggi con quella padronale della famiglia Riva. Molti lavoratori a causa di numerosi incidenti sono morti o sono rimasti disabili. Tante persone respirando veleni si sono ammalate e hanno perso la vita. Tante donne e bambini sono già vittime o quasi certamente lo saranno di gravissime malattie a causa della logica di morte che passa attaverso l’aria che respiriamo e i cibi che mangiamo.
In questi decenni a Taranto ci sono state lotte e mobilitazioni importanti che hanno visto in prima fila i lavoratori e le lavoratrici dell’ILVA che con coraggio e generosità hanno lottato per difendere il lavoro e una prospettiva di vita migliore. Eppure lo Stato non ha mosso un dito. I governi di diversi colori se ne sono infischiati. Il padronato ha messo al primo posto i profitti disprezzando le persone considerate oggetti e merci. Sono responsabili della stessa logica mortifera e cinica che unisce tutti i poteri del sistema democratico. Stato, governo e padronato scaricano le loro responsabilità sulla gente comune.
Un’alternativa di vita migliore la possiamo cominciare a costruire incontrandoci, dialogando e unendoci superando divisioni e lacerazioni, costruendo solidarietà per difendere la salute e il lavoro.
Un’alternativa positiva la possiamo affermare lottando assieme per ottenere un risarcimento immediato per tutti scegliendo una strada differente fuori dagli intrighi della politica e dai ricatti padronali e statali e fuori dalle svendite sindacali: quella della solidarietà umana.
È possibile un’iniziativa unitaria superando le divisioni e cominciando a costruire Comitati solidali per la salute e il lavoro che veda protagonisti donne, uomini e bambini accomunati dalla ricerca di una vita migliore per il bene comune di tutta la comunità.

Per una bonifica del territorio e una riconversione dell’azienda decisa dai lavoratori e dalla popolazione di Taranto.

Salario garantito per tutte le persone che lavorano all’ILVA e nell’indotto a prescindere dalle sorti dell’azienda.

Sussidio e cure mediche gratuite per tutte le persone che si sono ammalate per i veleni dell’ILVA.

Costruiamo Comitati solidali unitari per la salute e il lavoro  

                               

Per conoscerci: tel. 06 4463456
contattaci in Puglia 349.1908591 – 389. 4275108
www.socialismorivoluzionario.it socialismorivoluzionario@yahoo.it lacomune@socialismorivoluzionario.it

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