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Lavoro

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ma che buono, Google!

“Caro Google, può assicurarsi che mio papà abbia un giorno di vacanza? […]  P.S. E’ il compleanno di papà. P.P.S. E' estate!” Con questa lettera una bambina statunitense di 7 anni ha chiesto alla corporation americana di Google un po’ di tempo per sé con il padre sempre impegnato al lavoro. E i capi hanno concesso una settimana di ferie al giovane dipendente per il prossimo luglio. Sembra una buona notizia, una di quelle che fanno sorridere, ma a ben guardare quello che sottende è abbastanza inquietante. Perché anche nelle cittadelle del sistema democratico – arricchitosi con la rapina sistematica e con lo sfruttamento ai danni del resto del mondo – e in USA specialmente, si lavora sempre di più e in maniera sempre più alienante, con tempi e ritmi disumani e disumanizzanti. Un lavoratore americano lavora in media 350 ore l’anno più di un europeo, ha diritto a un numero minore di giorni di ferie e di riposo, e spesso non ha alcun diritto in termini di assistenza sanitaria o previdenziale. E tutto questo non arreca nessun beneficio visibile né ai lavoratori stessi né all’economia, sempre più avviluppata in una crisi sintomo di una decadenza irreversibile. Al contrario però, l’ideologia del lavoro, di un lavoro a cui sembra non si possa dire di no, coinvolge e stravolge sempre più la vita delle persone. Per questo l’imprevedbile concessione dei padroni di Google sembra, più che una tardiva e vuota ammissione di colpa, un’ipocrita operazione di marketing.

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Etihad-Alitalia

danno i numeri 

560 sono i milioni di euro offerti da Etihad, la compagnia emiratina di Abu Dhabi, per rilevare il 49% di Alitalia da CAI, la fallimentare cordata di affaristi e maneggioni che adesso la possiede.
2200 sono gli “esuberi strutturali” cioè i lavoratori che con la ristrutturazione aziendale dovranno essere licenziati e saranno esclusi da contratti di solidarietà e cassa integrazione a rotazione.
Oltre un miliardo sono invece gli euro spesi dalla famiglia dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyān per il calciomercato del Manchester City dal 2008 a oggi.
Un miliardo e mezzo in dieci anni è la cifra della sponsorizzazione che Etihad elargisce al Manchester City per intitolare a sé lo stadio.
Al di la di ogni commento, mai come questa volta bastano le cifre a spiegare l’impazzimento – nel senso di ulteriore imbarbarimento dei tratti negativi – del sistema in cui viviamo. La vita delle persone, i loro bisogni negati e i sogni cancellati, valgono meno di un buon attaccante. E una trattativa che porterà 2200 persone a perdere il lavoro sembra essere meno impegnativa e meno interessante di quella per comprare un portiere. Segnali di una decadenza sistemica inarrestabile, che, come sempre, ricadono negativamente sulla vita della gente comune.

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solidarietà a Fabio Zerbini

Reagiscono a sfruttamento, oppressione e sottomissione, alla mancanza di tutela e a miseri salari: sono i lavoratori delle cooperative del settore logistica (trasporti) ed in particolare gli immigrati sottoposti a ricatti e vessazioni, raddoppiate dalle leggi e dal clima razzista di questo paese (come ad esempio succede in molte cooperative all’aeroporto di Orio al Serio). Fabio Zerbini – dirigente del SiCobas – che da tempo si impegna e si batte per difendere e organizzare sindacalmente questi lavoratori nell’hinterland milanese, è stato oggetto il 15 gennaio 2014 a Milano di un brutale e gravissimo agguato da parte di scagnozzi che, dopo averlo aggredito e malmenato, gli hanno intimato di smetterla con le lotte e gli scioperi (“Se continuano gli scioperi fai una brutta fine”  secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano).
E’ un avvenimento nuovo e gravissimo che dice che qualunque mezzo è buono per fermare i lavoratori, contro i quali non ci sono solo i governi,  le associazioni padronali e le burocrazie sindacali ma anche la criminalità organizzata, spesso infiltrata nelle cooperative che hanno in appalto commesse di milioni di euro da grandi aziende dei trasporti e dai grandi magazzini.
Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza a Fabio Zerbini, schierandoci al tempo stesso con i lavoratori che lottano per giusti ed elementari diritti, in primo luogo la possibilità di migliorare la vita e salvaguardare la propria e altrui dignità.

18 gennaio 2014

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Sardegna

Tra eventi naturali e stato criminale

Almeno 17 morti, dispersi, circa 3000 sfollati, danni pesantissimi alle case, alle strade, alle infrastrutture, ai terreni. Sono i primi dati della tragedia che ha colpito le popolazioni di ampie zone della Sardegna investite da un ciclone e da una massa d’acqua enorme.

La solidarietà con le vittime, la prossimità al dolore dei sopravvissuti, la condivisione delle loro preoccupazioni, la memoria di altre tragedie vissute da nostri simili, come a L’Aquila o nelle Filippine, il pensiero di amici che vivono in quest’isola così bella e tormentata: tutto ciò ci anima nel reagire. Ci sentiamo a fianco di chi in queste ore si sta impegnando per salvare ed aiutare gli altri, per porre rimedio ai danni, per provare a ricostruire. Ci riconosciamo in chi offre il proprio sostegno materiale, in chi fa sentire la propria vicinanza umana: sono germogli di quella solidarietà indispensabile per rispondere alla tragedia senza farsi sovrastare da essa e curando la vita. Perciò siamo lontani dall’ipocrisia dei rappresentanti delle istituzioni e avversi al loro agire dannoso.

La portata dell’evento meteorologico è stata tremenda ma ciò che è avvenuto non era inevitabile.Vari centri di calcolo e previsione meteorologica indicavano da giorni il pericolo di un evento straordinario tra le Baleari e la Sardegna. Ad un certo punto l’allerta è stato dato, solo che, come hanno raccontato testimoni, lo si è fatto per la zona di Cagliari e per l’Ogliastra e non per la zona di Olbia, dove difatti più alto è stato il numero delle vittime.

Soprattutto la tragedia mette in luce quali sono le condizioni di vita a cui sono costrette tante persone. Dati ufficiali dicono che oltre l’80 % dei comuni italiani è a rischio idrogeologico, realtà tristemente confermata negli ultimi anni ad ogni evento meteorologico grave, dalla Liguria alla Sicilia. Questa situazione è aggravata enormemente dalla cementificazione del territorio che in Sardegna ha toccato punte altissime per gli interessi dei grandi palazzinari ed affaristi del turismo fino ad arrivare allo scempio e agli intrallazzi del G8 (mai realizzato) alla Maddalena.

In alcuni casi, come a Capoterra (Cagliari), è l’iniziativa della gente comune a porre rimedio. Dopo l’inondazione tragica del 2008 che causò la morte di 4 persone e su cui in questi giorni si sta celebrando il processo, la gente ha ottenuto la pulizia dei canali: oggi non ci sono stati danni a differenza di quanto avvenuto in altri posti. Il livello dell’incuria irresponsabile verso gli ambienti di vita delle persone è clamoroso: alla tutela delle condizioni idrogeologiche nella legge di stabilità sono riservati solo 30 milioni di euro; viene strombazzata la concessione di 20 milioni alla Sardegna "per l’emergenza" e non si dice quanto è stato estorto alle popolazioni sarde in termini di tasse. I politici, Letta e Napolitano in testa, si affannano a esprimere "vicinanza" alle popolazioni, ma la "vicinanza" che la gente sarda ha conosciuto in questi anni da parte dei potenti è stata quella di Equitalia e delle forze dell’ordine, dei pignoramenti, degli sfratti e dei licenziamenti. Mentre i mass media riprendono il ritornello sulla "gara di solidarietà", utilizzando strumentalmente la generosità autentica di tante persone comuni, il capo del governo si precipita a lodare l’esercito. Perché invece non taglia le spese militari, ad esempio quelle per gli F35 per destinare fondi alle popolazioni colpite e sanare il dissesto dei territori? La loro preoccupazione è quello di tenere la situazione "sotto controllo", per "tornare alla normalità" (cioè a una situazione che permette tragedie come questa), impedendo ogni protagonismo delle persone comuni. Per farlo possono arrivare anche a militarizzare la popolazione, come hanno fatto nel 2009 a L’Aquila. Per loro, una tragedia è sempre anche un affare, ricostruzione vuol dire in primo luogo appalti, mazzette, magari consensi politici.

Per la gente comune è prioritario invece riprendere la vita, rispondere ai bisogni impellenti e rimettere a posto i propri luoghi, soccorrersi e sostenersi come stanno già facendo tante persone. Ricostruzione può voler dire costruire relazioni di vicinanza e mutuo aiuto, ambiti di solidarietà e comunità , cioè costruire spazi di vita migliore per tutti e ciascuno e un rapporto migliore con la natura.

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comunicato

la tragedia del bus sulla A16

Il dolore, la vicinanza, il sentimento della più forte solidarietà vive in noi verso le persone care delle 38 vittime, tra cui numerosi bimbi, e verso chi è sopravvissuto alla tragedia dell’autobus caduto in un dirupo nei pressi di Monteforte irpino (Avellino). Forse questa tragedia, che suscita in tutti noi sentimenti di dolore e di rabbia, si poteva evitare perciò  vogliamo che sia fatta chiarezza sulle responsabilità. Dai racconti dei testimoni e dalle prime indagini emergono elementi inquietanti: dal mezzo di trasporto che perdeva pezzi e con i freni e le gomme usurati (una gomma sarebbe scoppiata), al tratto della strada particolarmente pericoloso. I primi soccorsi di gente comune e dei medici accorsi sul luogo hanno evitato un bilancio peggiore.

Ci troviamo ad assistere ogni giorno a tragedie piccole o grandi che ci dicono della mancanza di attenzione e di pensiero riguardo la vita delle persone. Le responsabilità infatti non si possono diluire di fronte alla grandezza dei numeri, alle tante morti sulle strade e ad un dramma che sembra fatale. Anzi sta ad ognuno di noi reagire, imparando a pensare meglio alla vita fin nei minimi aspetti, imparando a curarci e  pensando meglio insieme la sicurezza, non affidandoci alle istituzioni politiche che avrebbero dovuto mettere al sicuro la strada o ai proprietari di mezzi di trasporti che in nome dei profitti trascurano la sicurezza delle persone.

Non è possibile evitare le casualità, ma grazie all’attenzione è possibile evitare o ridurre gli effetti drammatici di queste. Non è giusto che  momenti di unione, di aggregazione e di svago come una gita si trasformino in tragedie.

Socialismo rivoluzionario - Napoli

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