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Lavoro

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alluvioni e disastri

i crimini dei potenti,
le reazioni della gente comune

Migliaia di persone hanno collaborato per ripulire le strade di Genova dal fango qualche settimana fa e gesti simili di mutuo aiuto si sono ripetuti a fronte di ciascuna delle tante, troppe alluvioni e frane che hanno colpito paesi e città d’Italia negli ultimi anni. Migliaia di persone a Carrara hanno contestato il sindaco e l’amministrazione comunale e in tanti stanno ancora occupando il municipio chiedendo le dimissioni del sindaco. In varie località gruppi volontari si dedicano alla cura del proprio territorio, ad esempio pulendo il letto dei fiumi.
Partire dalle reazioni delle persone comuni è indispensabile di fronte all’ennesimo disastro (come di nuovo in Liguria in queste ore) legato al dissesto idrogeologico del territorio di questo paese a causa della cementificazione selvaggia. Quest’ultima, voluta da padronato, istituzioni e governi di ogni tipo, è già di proporzioni enormi – negli ultimi vent’anni è raddoppiata la superficie edificata malgrado il 20% degli edifici sia vuoto –, ha conseguenze pericolosissime ed è destinata a crescere in nome dei (mal)affari delle classi dominanti.
Le azioni semplici e generose di cooperazione e protesta, che abbiamo visto da parte di tante persone, possono lenire alcuni mali e danno conforto ma non possono bastare. Tuttavia ci suggeriscono chi potrebbe essere artefice di un cambiamento positivo dei rapporti con i territori per salvaguardare la vita di tutti. Le persone, associate in modo solidale e che apprendono una cooperazione libera e benefica per tutti, che superano egoismi miopi, passività e logiche di sottomissione alla politica, possono aprire una strada diversa. Possono dare vita ad autentiche e positive comunità di luogo, garanzia di vivibilità e tutela condivisa a fronte degli eventi naturali e dei crimini dei potenti che li aggravano terribilmente.
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fondi per le persone non autosufficienti

una marcia indietro (non proprio volontaria)

L'ignobile proposta del governo di tagliare di oltre 100 milioni il fondo per le persone autosufficienti – di cui abbiamo parlato in questo sito –, fra cui i malati di SLA ma non solo, è stata ritirata, anzi l'esecutivo ne ha annunciato l’aumento portandolo da 350 a 400 milioni di euro.
Un improvviso rinsavimento? Una repentina retromarcia empatica? Piuttosto l'effetto di una marea di proteste che hanno attraversato l'Italia e che sono culminate in una partecipata manifestazione il 3 novembre scorso, che ha visto come principali protagonisti proprio coloro che di questo fondo dovrebbero godere. Fra associazioni di categoria, famiglie, amici, insieme appunto ai malati e alle persone diversamente abili, in molti hanno contestato apertamente la norma contenuta nella legge di stabilità. Solo allora si è saputo che il governo ha cambiato linea, anche se per adesso si è solo passati dalla minacce alle promesse. È evidente come le esigenze e i bisogni della gente sono esplicitamente contrastati dalle prepotenze della politica e che solo il protagonismo e la reattività delle persone comuni possono offrire una qualche speranza e un qualche sostegno alla vita di chi è costretto a fronteggiare ogni giorno disagi di ogni tipo. Una vittoria della dignità.
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la polizia manganella le speranze di chi lotta per il lavoro

no alla repressione poliziesca,

solidarietà con gli operai dell’acciaierie di Terni

La polizia ha caricato brutalmente a Roma gli operai delle acciaierie di Terni (Ast) del gruppo Thyssen-Krupp che manifestavano pacificamente davanti all’ambasciata tedesca per difendere il proprio posto di lavoro. La carica della polizia è partita “a freddo”, ha causato cinque feriti tra i quali due dirigenti sindacali, coinvolgendo lo stesso Maurizio Landini, leader nazionale della Fiom. 
Gli operai delle acciaierie di Terni sono da tempo in lotta contro i piani padronali che prevedono centinaia di licenziamenti. Il padronato, infatti,  ha messo in mobilità 537 lavoratori con un provvedimento che ha tutto il sapore dell’anticamera del licenziamento. 
Ciò che è successo a Roma è gravissimo e non è un episodio isolato ma segna purtroppo un aggravarsi della prepotenza padronale ed esprime l’arroganza del governo Renzi e del suo ministro degli Interni Alfano. L’operato antipopolare del governo non dà risposte alle decine di migliaia di disoccupati, di precari e di persone che rischiano il posto di lavoro. Lancia invece ripetuti messaggi di strafottenza verso le lotte dei lavoratori e le organizzazioni sindacali. Le cariche poliziesche avvengono infatti all’indomani dell’importante manifestazione nazionale del 25 ottobre della Cgil in cui i lavoratori e la lavoratrici hanno dato un segnale di reazione di fronte al peggioramento delle condizioni di vita e alla pioggia di licenziamenti. Dopo le parole di Renzi, irrispettose verso le centinaia di migliaia che hanno partecipato alla manifestazione, questa è un’ulteriore risposta da parte del governo, un’espressione della crescita dell’utilizzo della violenza e della prepotenza verso chi difende le proprie sacrosante ragioni. Tale atteggiamento potrà avere conseguenze più in generale nel mondo del lavoro.
Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori delle acciaierie di Terni ed il sostegno alla lotta per difendere il posto di lavoro contro gli attacchi padronali e la repressione poliziesca.  
 
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il governo taglia i fondi per le persone non autosufficienti

la legge immorale

Forse è troppo scontata la battuta – dopo un’estate di ice bucket – che questa è la vera doccia gelata per i malati di SLA, ma quello che il governo ha deciso nella legge di stabilità, cioè il taglio di 100 milioni di euro dai fondi per le persone non autosufficienti, appare come l’espressione evidente di un cinismo e di un’ipocrisia oltre ogni limite.
Il premier si bagna con acqua fredda, davanti alle telecamere, invitando alla solidarietà, e poi nel chiuso dei palazzi del potere, forbici alla mano, riduce di un terzo le disponibilità economiche alle famiglie che sono costrette ad affrontare il dramma di vivere con chi non è più in grado di badare a se stesso. È l’essenza stessa della politica ad essere disumana, questo lo possiamo verificare ogni giorno, ma il messaggio che passa con questa decisione dell’esecutivo è che chi non serve più non merita nemmeno particolare attenzione. E questo apre pericolosamente la strada ad ulteriori tagli nei servizi sociali, in special modo in quelli dedicati all’assistenza, all’accompagnamento, alla cura delle persone disabili o gravemente malate. Le reazioni furenti, il protagonismo e le mobilitazioni delle associazioni di categoria, oltre che giuste, appaiono adesso come l’unica speranza che questa vergognosa legge venga cancellata. Noi siamo con loro.
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ancora morte in fabbrica

l’urgenza della solidarietà

Nicolò Bellato, Paolo Valesella, Marco Berti e Giuseppe Valdan: tre operai di una ditta per lo smaltimento di rifiuti speciali in provincia di Rovigo e un autotrasportatore presente per lavoro nella stessa ditta. Sono morti oggi, uccisi da una nube tossica di anidride solforosa, in un incidente di cui non si conoscono ancora le cause specifiche, mentre una quinta persona è in gravissime condizioni. Si sa che tre dei lavoratori sono caduti cercando di soccorrere il compagno svenuto per il gas tossico in una gesto estremo e tragico di solidarietà autentica. Una solidarietà ben diversa da quella fasulla espressa anche questa volta a chiacchiere delle istituzioni mentre già si parla di “errore umano” per occultare le cause più profonde di quest’ennesima strage. È bene ricordare alcuni dati essenziali. Gli incidenti mortali sui luoghi di lavoro, riconosciuti dall’Inail come tali - 471 cioè una minoranza sulle denunce presentate - sono il 6,8 per cento in più dell’anno scorso di questo stesso periodo. La cifra non fa riferimento a coloro che muoiono lavorando in nero - in primo luogo immigrati -, con partite IVA o mentre si recano al lavoro. Il peggioramento complessivo della situazione e dei diritti di chi lavora ha aumentato tutti i fattori di rischio e indebolito le condizioni di sicurezza. C’è un’enorme impunità verso i ricatti e gli arbitri padronali, per non “turbare” chi “dà lavoro”, per non “spaventare gli investitori esteri” (come la ThyssenKrupp), per “favorire la ripresa”. Con l’accordo di istituzioni statali e la compartecipazione o la passività delle burocrazie sindacali, la vita di chi lavora è messa in pericolo in nome degli interessi padronali. Ripartire dalla vita, dalla solidarietà di cui ha bisogno per essere tutelata, ritessere tra le persone che lavorano un circuito di vicinanza e mutuo aiuto è un esigenza imprescindibile, che non può essere delegato a nessun padrone “illuminato”, a nessuna istituzione, a nessuna tecnologia miracolosa.

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