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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         all'11 marzo
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Mondo

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l’Isis distrugge reperti archeologici

picconate neonaziste

La distruzione in diretta di statue e monumenti antichi di 28 secoli ha giustamente suscitato sdegno e rabbia. L’ultimo video segue di poche ore le immagini del rogo di manoscritti tratti dalla biblioteca di Mosul, anch’essi testimonianza delle antiche civiltà mesopotamiche. Coerentemente con la loro natura neonazista, le bande di Al Baghdadi odiano l’infinita varietà e ricchezza delle espressioni dell’umanità nel corso della propria vicenda. Ciò non è in contraddizione con il più bieco affarismo: migliaia di siti archeologici sono sotto il controllo dell’Isis che in questi mesi li ha saccheggiati per venderne i reperti, finanziarsi e arricchirsi. Dopo le consistenti sconfitte militari subite in Iraq e nel nord della Siria – inflitte loro dai partigiani curdi e dai bombardamenti aerei – il traffico si è fatto più difficile; perciò gli antichi tesori ora “tornano utili” sul piano propagandistico e vengono fatti a pezzi con mazze e martello pneumatico davanti a una telecamera. Questi uomini dell’Isis, predatori e assassini, sono nemici dell’umanità. Ciò che non possono prendere con la forza rapinando e stuprando, con la forza distruggono, accanendosi in primo luogo contro donne e bambini e provando perfino a cancellare le vestigia del passato. Vanno riconosciuti per ciò che sono, neonazisti del nostro tempo, per combatterli implacabilmente e sconfiggerli.

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Anonymous contro l’Isis

Certamente è più importante l’annuncio – da verificare – del governo di Amman di aver distrutto il 20% della forza militare dello Stato Islamico nei recenti raid aerei seguiti all’uccisione del pilota Muath al Kaesesbeh, ma è da accogliere con una certa soddisfazione anche l’offensiva digitale di  Anonymous contro l’Isis. Il famoso collettivo di hacker, finora noto per i suoi cyberattacchi a corporation e governi occidentali, ha postato un video dal titolo “ISIS noi non perdoniamo” in cui afferma di aver hackerato, bloccato e violato migliaia di siti di reclutatori, predicatori e miliziani simpatizzanti per il califfo con la svastica. Si tratto di un’operazione certamente significativa, considerato che proprio grazie ad un utilizzo cospicuo delle nuove tecnologie, dei social network e delle piattaforme di blogging, l’ISIS ha costruito una buona parte del suo seguito, specialmente fuori dai confini di Siria e Iraq. Certo questo non indebolirà più di tanto le orde di al Baghdadi ma, dopo la sconfitta di Kobane e gli attacchi subiti da Giordania e Egitto, ora sono costretti a subire anche su un terreno per loro fondamentale (e abbastanza negativo in sé) come quello delle comunicazioni online. E questo non può essere che un bene.
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Kobane liberata

una vittoria contro i nemici dell’umanità

Kobane, città da mesi sotto assedio e parzialmente occupata da parte delle orde neonaziste del califfo con la svastica, è stata liberata dalle truppe di combattenti curdi. L’immagine della collina prospiciente la città su cui finalmente sventola, al posto dell’orrendo vessillo dell’ISIS, la bandiera delle milizie curde, ne è una conferma inequivocabile. Si tratta di una vittoria importante: essa dimostra che la presunta invincibilità delle truppe di Al Baghdadi è un mito, definitivamente sfatato grazie soprattutto al coraggio ed alla determinazione di chi sta combattendo per la propria terra e la propria libertà. Questo ha conseguenze per i frustrati vestiti di nero tanto sul piano militare che su quello psicologico. Ma ci interessa molto di più sottolineare l’importanza di una vittoria in una battaglia dal significato più generale e che riguarda l’umanità intera: l’esempio dei combattenti curdi siriani e iracheni indica che è possibile opporsi ai neonazisti e sconfiggerli. L’impegno che abbiamo assunto e che vogliamo rafforzare è quello di sostenerli e schierarci in modo che cresca e si rafforzi una mobilitazione ideale e pratica contro la logica bellica e mortifera dei neonazisti, contro il loro proliferare, contro il pericolo che sono per ciascuno di noi.

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Egitto

nuova strage della polizia di al Sisi

A quattro anni dall’inizio dei Diciotto giorni di piazza Tahrir, sono tante le persone che si mobilitano riallacciandosi a quella straordinaria esperienza rivoluzionaria. Contro di loro, il generale-presidente al Sisi ha scatenato una feroce repressione poliziesca: sono 23 i morti accertati e 97 i feriti al Cairo, Alessandria e in altre città egiziane. Hanno fatto il giro del mondo le immagini dell’esecuzione a freddo di Shaimaa el-Sabbagh, dirigente del Socialist People’s Alliance Party, colpita alla schiena e alla testa mentre partecipava a un piccolo e pacifico corteo a pochi passi dalla storica piazza.
In questi anni il regime militare ha cercato grottescamente di impadronirsi delle vicende rivoluzionarie, istituzionalizzandole e svuotandole di ogni significato; nel frattempo, però, ha soffocato nella repressione più spietata ogni opposizione, senza tirarsi indietro neanche di fronte al bagno di sangue. D’altro canto, proprio in questi giorni ha scarcerato i figli di Mubarak, complici del raìs, dopo aver sollevato quest’ultimo dalle accuse più gravi.
La furia omicida dei vertici egiziani si spiega con la preoccupazione che nutrono nei confronti delle giornate rivoluzionarie del 2011: se hanno dimostrato di saper ben manovrare di fronte a un cambio di presidente, ciò che più temono sono i protagonisti e le protagoniste di quella emersione umana, le lezioni più preziose e profonde che albergano nelle loro coscienze.
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l’orrore neonazista si abbatte sui bimbi

violenza disumana

Secondo fonti indipendenti, 13 bambini sarebbero stati giustiziati dall’Isis a Mosul – città irachena da giugno scorso occupata dalle truppe dello Stato islamico – “colpevoli” di aver infranto la legge imposta dagli occupanti per aver assistito a una partita di calcio che vedeva impegnata la nazionale irachena. Tra le migliaia di condanne capitali eseguite (il numero è imprecisato ma si parla di oltre 4000 dalla fondazione del califfato con la svastica), queste sono fra le più odiose e sconvolgenti. Accanirsi contro bimbi per il solo fatto che si divertono a guardar rotolare un pallone è emblematico della logica di morte e terrore che i neonazisti dell’Isis vogliono imporre alle popolazioni loro assoggettate e non solo. Questa notizia – che fa il paio con le immagini che mostravano altri bambini usati come boia – rafforza l’urgenza dello schieramento e dell’impegno per combattere e schiacciare gli sgherri di al Baghdadi, il sedicente califfo della croce uncinata.

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