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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         all'11 marzo
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Mondo

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“giustizia per Farkhunda”

Farkhunda aveva 27 anni, era laureata e frequentava una scuola di perfezionamento per l’insegnamento della religione a Kabul, Afghanistan. Era riuscita ad entrare nei pochi programmi di istruzione per le donne. Il 19 marzo scorso, mentre passava davanti ad una moschea, è stata aggredita a morte da un centinaio di uomini, sotto lo sguardo della polizia. Il suo corpo è stato dato alle fiamme e gettato nel fiume. È stata pretestuosamente accusata di blasfemia. È stata falsamente etichettata malata mentale.
Farkhunda era una donna e probabilmente stava camminando da sola per le strade della sua città, magari proprio per recarsi nel luogo di studio. Queste sono le motivazioni/frustrazioni della reazione patriarcale violenta, assassina e di branco. Il presidente del paese istituisce un’inutile commissione di indagine “di alto livello” con giuristi, studiosi dell’Islam, giornalisti ed esponenti per i diritti civili. Intanto durante il corteo funebre del 22 marzo sono state tredici donne, non gli uomini come da tradizione, a portare la bara di Farkhunda e, come per Ozgecan Aslan in Turchia, questo gesto non aveva precedenti. Al grido di “giustizia per Farkhunda” anche ieri sono scese in piazza a Kabul ed Herat centinaia di donne (e uomini) con indosso maschere che raffiguravano volti di donne afghane.
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dopo Parigi, Tunisi: siamo tutti minacciati

PER LA DIFESA DELLA COMUNE UMANITÀ
CONTRO IL TERRORISMO
STRAGISTA E REAZIONARIO

Quella di Tunisi è l’ennesima strage di persone innocenti ed inermi, in questo caso turisti anche italiani e lavoratori, compiuta dalle bande al soldo del califfato nero (Isis). Un gruppo che si fa strada nella crisi storica della zona, approfittando delle malefatte delle potenze occidentali e della sconfitta delle rivoluzioni della gente comune. Un gruppo che si richiama all’Islam ma usa lo sterminio e il terrore sistematico nei confronti delle popolazioni che assoggetta, la cui maggioranza sono musulmani desiderosi di pace. Un gruppo che cerca di costituire uno Stato con tratti totalitari e razzisti, che per alcuni aspetti ricordano il nazismo, nelle zone che ha conquistato in Irak e Siria. La resistenza delle popolazioni locali è cresciuta negli ultimi mesi, infliggendo numerose sconfitte all’Isis, grazie innanzitutto all’eroismo delle e dei combattenti kurdi, all’intervento delle milizie iraniane e ai bombardamenti effettuati da paesi occidentali o della zona (Egitto e Giordania). Il mostro neonazista arretra sul campo e improvvisando vigliaccamente attacca i civili dove e come capita con ferocia.

È doveroso il cordoglio per le vittime innocenti e la vicinanza ai loro cari, ma non basta.

È NECESSARIO RISPONDERE, perché l’esistenza di tutti è minacciata e la nostra umanità è già ferita. Si può sfuggire ad un attentato ma non all’orrore per le migliaia di persone assassinate e al veleno diffuso da queste bande reazionarie, razziste e stragiste. Rappresentano un modello di uccidibilità impazzita che può fare proseliti per esempio tra le truppe fascio-leghiste che si vanno radunando.

È POSSIBILE RISPONDERE, prendendo coscienza che si tratta di un pericolo reale e proliferante. Affrontarlo facendo chiarezza sulla sua natura e quindi schierandosi attivamente significa rafforzare qualsiasi altra lotta e rivendicazione. Continuare ad ignorarlo o confidare negli Stati non risolverà definitivamente il problema, probabilmente aggraverà la situazione e ci renderà più fragili.

Ti invitiamo a discuterne in vista di una manifestazione nazionale.

SOLIDARIETÀ CON LA RESISTENZA DELLE POPOLAZIONI CONTRO L’ISIS

AL FIANCO DEI MUSULMANI, DEI CRISTIANI, DEGLI EBREI CHE VOGLIONO LA PACE, CONTRO GLI STATI GUERRAFONDAI

INSIEME PER AFFERMARE LA VIVIBILITÀ, CONTRO I RAZZISMI, I NEOFASCISMI, I TOTALITARISMI CHE DIVIDONO E UCCIDONO

19 marzo 2015

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un’altra aggressione squadrista a Napoli

solidarietà ad Alessandro,

uniti contro la minaccia neofascista

Alessandro è un militante antifascista che domenica sera stava tornando a casa quando passando su via Foria ha incrociato un gruppo di tre uomini seduti a un bar notoriamente “sede” di CasaPound a Napoli, che al grido di “che c... ti guardi” si sono alzati, rincorrendolo e malmenandolo. Alessandro è stato poi portato in ospedale, dove gli sono stati applicati sei punti di sutura alla testa e uno al labbro. Il branco degli aggressori squadristi non è stato ancora identificato.
Esprimiamo la nostra piena solidarietà ad Alessandro e invitiamo tutte le persone schierate per la libertà e la pacificazione contro razzismo e fascismo ad unirsi ed attivarci insieme. Dopo questa aggressione, ieri si è tenuta un’assemblea partecipata da 150 persone: una giusta reazione di solidarietà immediata che ha bisogno di svilupparsi quotidianamente e di guardare al contesto d’assieme, e non solo alla situazione locale. È in gioco la possibilità di camminare liberamente per strada, di vestirsi come si preferisce, di esprimere le proprie idee con rispetto reciproco e serenità. La logica dietro questi episodi – più di uno nelle ultime settimane – è la logica del branco che colpisce chi mette in discussione il potere oppressivo patriarcale e delle armi; la portata è diversa, ma il brodo di coltura è lo stesso per cui a Parigi si fa strage in una redazione, a Copenhagen si uccide nei dibattiti, a Tunisi si massacra in un museo. Il neofascismo sta rialzando la testa a livello internazionale e questi episodi si alimentano a vicenda. 
Continueremo ad impegnarci convinti che per fermare questo pericolo servano innanzitutto idee e unità, fondamentali perché si costituisca un fronte unico di solidarietà e autodifesa e per togliere terreno ai disvalori neofascisti e razzisti: si tratta della nostra libertà e sicurezza.
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Tunisi, ancora terrore neonazista

un vile attacco, una reazione da sviluppare

Un commando di almeno 3 uomini ha sferrato oggi un attacco al cuore della città di Tunisi. Si è trattato di un vile atto di terrorismo di chiara matrice neonazista, non a caso poco dopo è arrivata via twitter la rivendicazione dell'Isis, compiuto da un gruppo che, a quanto riportano molte agenzie di stampa, prima ha cercato di assaltare il parlamento e poi ha attaccato improvvisamente persone inermi, turisti giunti a visitare il Museo del Bardo, uno dei più importanti dell'intero Maghreb. Mentre scriviamo, il bilancio è di oltre 20 morti, persone di diverse nazionalità tra cui anche italiani, e decine di feriti per lo più fra i numerosissimi ostaggi colpiti. Si tratta di una strage che dimostra che il mostro neonazista del Califfo con la svastica mette in pericolo ogni giorno la vita di tutti.
Di fronte alla tragedia, il dilagare dell’uccidibilità, della violenza diffusa e dell’odio ribadiamo l'impegno umano ideale e di schieramento contro i nemici dell’umanità, a partire dall’Isis neonazista, ed a chi vi si ispira direttamente ed indirettamente; esprimiamo la nostra più piena solidarietà e vicinanza a tutte le vittime di questa vicenda e più in generale a tutte le popolazioni colpite.

Jacopo Andreoni
Claudio Olivieri
Firenze, 18 marzo 2015 – ore 21:30

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(lettera e risposta tratte da La Comune n. 251) 

“Anonymous ringrazia”

Buongiorno Redazione de La Comune
noi siamo Anonymous e chi vi parla è autorizzato a farlo in nome loro; ma prima colgo l’occasione per ringraziarvi della possibilità di rispondervi e di illustrare al meglio chi siamo.
Da tempo seguo il vostro giornale indipendente e mi ha fatto piacere trovare un articolo su di Noi sia sul cartaceo che ho acquistato sia sul web sebbene debba fare alcune puntualizzazioni e vi scrivo per questo. Lasciando in sospeso il discorso Maschera di Guy Fawkes che è un simbolo e partendo dal vostro articolo, comincio con il dire che Anonymous non è un collettivo, ma un’Idea. Siamo per la libertà individuale in tutte le sue forme: web, satira, parola, opinione, coscienza, religione, politica. Come dice il testo del video da voi pubblicato siamo tanti, diversi, in tutto il mondo e ognuno contribuisce al meglio all’Idea di Anonymous e uniti diventiamo UNO.
La storia di Anonymnous, come è nato e cosa si prefigge la potete trovare ovunque sul web, io vi scrivo per raccontarvi le ultime novità e puntualizzare due punti e cito: “ …Fino ad ora avevano attaccato in nome di una web-democrazia…”
Direi di no. Anonymous non crede nella democrazia come forma di governo, non crede nei governi e anzi pensa che tutte le forme adottate fino ad ora da ogni tipo di governance siano tali per limitare la libertà dell’individuo; motivo per cui sono stati attaccati come da voi riportati, numerosi gruppi finanziari e siti governativi appunto. In realtà Anonymous crede in una cyber anarchia, laddove l’autodeterminazione e l’individualismo verso un unico obbiettivo producono grandi potenzialità. Crede in un ritorno a valori e princìpi perduti, all’umanità in armonia con il suoi prossimo e con la natura che la circonda. Crede nella Pace e nella Vita ma siamo disposti a batterci in nome della Libertà.
Secondo punto: OpIsis. In realtà non è una, ma sono più Op e attualmente è in corso OpIceIsis. La guerra contro il Califfato è iniziata con OpCharlieHebdo ma non sono mai terminate nonostante i social e le piattaforme digitali abbiano chiuso gli account di riferimento. L’ultimo video di Anonymous IAG acronimo di Italy Anonymous Group, un team di Anonymous che si occupa di Hacking ai massimi livelli, è rivolto alle forze dell’ordine con una proposta di non belligeranza proprio in virtù delle ultime operazioni rivolte non più solo alla chiusura in Ddos di account di propaganda, Pagine o siti web, ma a una vera guerra cibernetica. In sostanza si chiedeva una tregua da possibili avvisi di garanzia dell’antiterrorismo e delle agenzie federali per permettere un lavoro più in tranquillità ell’epurazione del potere economico dell’Isis. Anonymous ha scovato le banche e i conti relativi al Califfato da cui passa un flusso di denaro che va oltre i 2 miliardi di dollari e si prefigge di renderli inaccessibili e possibilmente vuoti utilizzandoli per cause più nobili; continuando nel contempo alla scoperta e divulgazione dei nomi degli hacker di cui loro si servono e dei reclutatori.
Fino ad ora, la propaganda di Stato, una vera e propria macchina del fango, ha dipinto Anonymous come cyber terroristi, ma non siamo noi il nemico. Noi siamo con il popolo. Siamo parte del popolo. Siamo quelli che non si arrendono alla volontà dei governi mondiali come dice Aj3dx, hacker di Anonymous IA G nell’intervista di cui vi fornisco il link (http://lavocechestecca.com/2015/02/17/intervista-a-aj3dx/).
Chiunque può essere Anonymous, per poco o per sempre, onsapevoli che si abbraccia un’idea e non un movimento o una moda e che anche se, ci definiscono “pirati”, come i Pirati abbiamo un’etica. La gente deve aprire gli occhi e non avere più paura. Sconfitta la paura, si è a un passo dalla vittoria. C’è una scelta che ognuno di noi deve affrontare. Restare mediocri o assumere il controllo del proprio destino. Anonymous ha scelto. Noi abbiamo scelto.
Grazie per lo spazio che ci avete dedicato e per il sostegno.
We are Anonymous. We are Legion Do not forget. Do not forgive. Expect Us!

io sono Debian
7 marzo 2015

in ragione di uno schieramento comune

Ciao Debian,
anche noi ti ringraziamo per averci seguito e ancor più della lettera e delle precisazioni che recepiamo.
Ci ha sorpreso riceverle, perché è la prima volta che veniamo in contatto con voi, ma non ci ha stupito: la battaglia di idee e di schieramento da noi intrapresa da mesi contro l’Isis, in un quadro in cui questo sembra non interessare troppo la gente nel paese, ci ha spinto a dare risalto alle vostre operazioni, che abbiamo seguito con soddisfazione e rispetto alle quali vi incoraggiamo senz’altro.
Siamo vicini a ciò che dici sulla difesa della libertà e della vita, anche se le nostre scelte sono assai diverse – ma questo lo sai, dal momento che leggi il nostro giornale indipendente –: è evidente ad esempio a proposito di ciò che esprimi sulla “cyber anarchia”, vostro orizzonte che rispettiamo ma ce non è nostro, così come non ci appartiene affatto l’individualismo che ne discende. Però ci piace la vostra opera di sabotaggio dell’Isis su un terreno – quello del web – molto importante per la propaganda e il reclutamento al neonazismo 2.0.
A maggior ragione per questo abbiamo invece letto con apprensione che Anonymous sostiene che al Baghdadi sarebbe in realtà due persone, di cui una, quella che oggi regge il Califfato, un agente del Mossad: siamo convinti che le visioni complottiste siano dannose per la lotta contro l’Isis. Al contrario, può aiutare – come Anonymous fa e spieghi nella tua lettera – continuare a colpire i potenti e svelare le malefatte dei nemici dell’umanità.
Fraternamente,

Jacopo Andreoni
per La Comune
8 marzo 2015

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