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sorellanza2019



StopRazzismo

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contro lo squadrismo neofascista

unità e solidarietà

Da tempo, militanti di Blocco studentesco (organizzazione giovanile di CasaPound) sfruttando il clima di intolleranza, razzismo e violenza insinuatosi nella società tentano di ottenere visibilità mediante provocazioni e aggressioni, con l'intento evidente di alimentare una logica di paura e di scontro, anticamera della violenza su cui questi figuri basano il loro impegno e la loro crescita. Così, dopo l'aggressione a novembre contro una ragazza in via Caldieri (Vomero), ieri hanno dato vita ad uno scontro davanti al liceo Vittorini in via Fontana, due giorni dopo la Giornata della memoria che commemora le vittime della barbarie nazi-fascista. Alla provocazione è seguito un altro scontro nei pressi della metropolitana di Rione Alto che ha causato il ricovero di 2 persone. Denunciamo i neofascisti e la logica di violenza che li ispira ed esprimiamo solidarietà alle loro vittime; nel contempo, a tutela di coloro che maggiormente vengono colpiti da queste canaglie – immigrati, senza tetto, omosessuali, attivisti di sinistra – chiamiamo alla unità e all’autodifesa contro le aggressioni squadriste, rifiutando però qualsiasi trappola che voglia instaurare un clima di faide e di contrapposizioni violente, utili unicamente ai neofascisti che da questa logica di scontro machista e criminale trae alimento. Il modo migliore per sconfiggere questa teppaglia è sviluppare solidarietà, unione e pacificazione tra la gente.

La Comune – Napoli
30 gennaio 2016

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Ferguson un anno dopo

A un anno dalla morte di Michael Brown le mobilitazioni di Ferguson e le uccisioni di altri afroamericani da parte di poliziotti (solo negli ultimi giorni sono stati uccisi Andrew Green, 15 anni, a Indianapolis e Christian Taylor, 19 anni, ad Arlington) mostrano cose che non sono cambiate se non in peggio ma anche risorse umane positive che s’intravedono.
Ogni nove giorni un agente di polizia uccide un afroamericano, quasi sempre disarmato e inoffensivo e quasi mai i colpevoli vengono incriminati. Malgrado le mobilitazioni che si sono susseguite, il clamore mediatico, le prese di posizione ufficiali della Casa Bianca e le telecamere indossate obbligatoriamente dagli agenti, i vari corpi di polizia hanno continuato a picchiare e uccidere.  A conferma del razzismo intrinseco delle istituzioni repressive e della logica di uccidibilità su cui si basano (le due cose si alimentano reciprocamente), ulteriore repressione se non direttamente lo stato d’assedio sono stati la risposta normale alle proteste da parte delle comunità afroamericane e di tanti antirazzisti di ogni etnia assieme a loro.
Al tempo stesso le centinaia di migliaia di persone che si stanno mobilitando da una anno a questa parte, nella stragrande maggioranza dei casi in modo pacifico, esprimono un nuovo protagonismo: lo si è visto nei quartieri a maggioranza nera ma anche nei campus, nelle comunità religiose storicamente impegnate contro il razzismo e nella gioventù multietnica che aveva creduto al Yes we can di Obama. Questi protagonisti indicano, per lo più implicitamente, l’esigenza di ridefinire la convivenza umana: perché “le vite dei neri sono importanti”, perché la vita e la dignità di ogni essere umano hanno valore ma sono minacciate costantemente. Perciò vanno affermate e difese in prima persona e assieme per migliorare la vita di tutti e ciascuno senza nessuna delega alle istituzioni oppressive. Negli States, in Italia, ovunque.
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dov’è il vostro senso di umanità?

Lo chiede un giovane sudanese bloccato a Ventimiglia. La sua domanda dovrebbe scuoterci tutti, far interrogare gli indifferenti, far reagire chi è sensibile ma rimane in disparte, zittire i razzisti che dilagano nei palazzi del potere e nelle strade. Così non è come dimostra la quotidianità.
Grillo, nell’attaccare Marino, mette assieme “spazzatura, topi e clandestini”. La correzione del twit non cambia nulla. Associare esseri umani a rifiuti e ad animali considerati spregevoli insinua l’idea del “problema da eliminare”, un linguaggio che ha sempre preparato le peggiori violenze.
Nella stessa scia Alfano twitta “smantellare i campi rom”. La superficialità del mezzo (il twitt) già la dice lunga sul disprezzo per la vita che proviene dalla politica e viene purtroppo riecheggiato da parte significativa della società.
Salvini risponde al Papa – che ha chiesto di perdonare chi non accoglie – che lui e quelli come lui non hanno nulla da farsi perdonare. È orgoglioso di chiamare alle espulsioni, di essere il campione dell’egoismo meschino e delle discriminazioni, il portavoce dell’odio e delle frustrazioni scaricate contro gli ultimi, il punto di riferimento per fascisti e neonazi in questo paese. In effetti non si tratta di perdonare niente di questi crimini contro l’umanità a lui e ai suoi compari e in generale a chi, con toni più soft ed argomenti democratici, muove guerra contro profughi e immigrati che scappano da massacri e dittature. Si tratta invece di tutelare la vita di questi ultimi, di difendere ed affermare quel “noi” che è l’umanità, senza il quale nessun miglioramento autentico e duraturo è possibile per nessuno.
Sono episodi di “normale” disumanità, spie dell’imbarbarimento quotidiano diventato oramai ordinario, di un pericolo immenso e agente a cui bisogna reagire per la vita e il futuro di tutti.
Un’anziana signora francese va ad assistere i profughi fermi al confine italo-francese. “Aiuto perché è giusto. Da piccola ho vissuto gli orrori della guerra e della fame.” Un uomo “cittadino del mondo e francese”, dice di “vergognarsi per ciò che vede. Hanno diritto all’asilo politico. Non si può lasciarli così negando la loro umanità”. Segnali, ancora isolati, di accoglienza e solidarietà che c’è bisogno di unire e rafforzare. Per questo saremo nelle piazze di tutt’Italia il 20 giugno in occasione della giornata internazionale del rifugiato.
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strage razzista a Charleston

tutto questo ci riguarda

Davvero non ci fa pensare nulla ciò che è avvenuto a Charleston, South Carolina, quando, intorno alle 21 del 17 giugno un uomo bianco armato è entrato in una chiesa simbolo della lotta antischiavista e antisegregazionista e ha premeditatamente fatto fuoco e ucciso 6 donne e 3 uomini, fra cui il pastore, anche senatore democratico dello Stato e tra le anime della veglia per Walter Scott, l’ennesimo giovane nero disarmato ucciso da un agente bianco lo scorso aprile?
Davvero la solidarietà umana con le vittime innocenti, con i loro cari, con un’intera comunità e il senso di rabbia e di perdita per un altro eccidio razzista non ci porta a riflettere sull’odio assassino che si arma materialmente di strumenti per uccidere e ideologicamente di nuovi nazismi volti a liquidare la vita di chiunque non sia conforme o sia considerato pericolosamente diverso? Davvero pensiamo che questo non abbia nulla a che vedere con la guerra che gli Stati stanno conducendo contro profughi e immigrati in Europa e con l’odio meschino e pauroso che essa rinfocola nella pancia delle società in disgregazione?
Certo le differenze sono molte, il che fa dire al presidente Obama che solo negli Stati uniti avvengono eccidi del genere. Ma è vero che da tempo non ne avvenivano di queste proporzioni e che questo è il segno di un’escalation razzista che cresce in seno al disfarsi della società democratica, e questo non riguarda solo gli Usa. Certo, la comunità afroamericana è parte strutturale della società e non da oggi, perciò appare tanto più delirante quel “dovete andarvene perchè stuprate le nostre donne e state conquistando l’America” che Dylann Roof, l’assassino – ancora presunto – catturato nelle ore successive, ha pronunciato compiendo la strage. Il giovane “ariano” è un fanatico dell’apartheid, ritratto con i simboli del movimento per la supremazia bianca. Al fondo non è così diverso da un miliziano dell’Isis – è solo un altro fondamentalismo per cui alcuni sono degni di vivere, altri no – e ha un’altra divisa, ma non altre basi ideologiche rispetto a quella di poliziotti bianchi che ogni giorno uccidono in strada neri disarmati, contro cui si è levata l’America antirazzista nelle proteste dei mesi scorsi.
Se identifichiamo i carnefici è anzitutto perché scegliamo di identificarci bene con le vittime, delle quali sappiamo una cosa essenziale: che sono esseri umani come noi. Sappiamo che erano di pelle nera. Sappiamo che perciò sono stati uccisi. 
Sappiamo con dolore, e ancor più dopo Charleston, che il razzismo è una piaga che sta crescendo e che disumanizza fino ad indurre a fare strage di propri simili, perciò dobbiamo combatterlo qui e ovunque. Pensiamoci, adesso che sentiamo gli statisti europei parlare del “problema” degli immigrati o dei profughi, da risolvere con chiusure di frontiere, cariche di polizia e bombardamenti di barconi. Questa cultura nutre la crescita di altri Dylann Roof. 
We Shall Overcome è più che un tributo alle vittime innocenti di Charleston. È la speranza che potremo superare tutto questo: ma perciò bisogna schierarsi oggi.
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con i profughi alla stazione di Milano

bisogni umani primari

Sabato 13 giugno La Comune ha deciso di organizzare un presidio nel piazzale antistante la stazione Centrale di Milano per esprimere  amicizia e solidarietà, per dare il benvenuto a tanta gente arrivata, dopo lunghe peripezie, in questa città. Un presidio coraggioso che ha visto protagoniste tante persone impegnate sul piano dell’accoglienza e che in breve è diventato un momento di partecipazione sentita da parte dei numerosi  profughi presenti, che da giorni vivono una situazione emergenziale molto difficile.  E' stato toccante per chi vi scrive incrociare quegli sguardi di ragazzi e ragazze  carichi di disperazione e  speranza  di chi lascia i propri luoghi di provenienza scappando da situazioni drammatiche di guerra per raggiungere posti lontani e spesso inospitali, per cercare una possibile felicità, un miglioramento della propria vita e che invece si trovano catapultati in una realtà che sembra non offrire sbocchi, ma solo ulteriori sofferenze e attacchi alle più elementari esigenze di vivibilità, alla dignità e integrità degli esseri umani.
Abbiamo incontrato persone di diversa  provenienza:  eritrei per la maggior parte, somali, siriani e alcuni maghrebini. Siamo stati travolti dalle loro richieste e dai loro bisogni. Non richieste pratiche e di necessità materiali, ma bisogni umani primari come la libertà di muoversi per ricongiungersi ai propri cari in altri paesi europei.
“Ci vogliono schedare per farci rimanere in Italia oppure rimandarci nei nostri paesi di origine. Io non voglio restare in Italia e non voglio ritornare nel mio paese.  Voglio raggiungere mio fratello in Germania”.
“La mia famiglia vive in Francia da anni. Ma hanno chiuso le frontiere e mi viene impedito di raggiungerli. Voglio  andare da loro per ricominciare una nuova vita”.
“Sono arrivato in Sicilia con mia moglie incinta e quando siamo arrivati qui ci hanno separato e sono giorni che non ho sue notizie. Perché?” .
Già, perché? Sono tante le domande a cui non è semplice dare una risposta. Per noi l’accoglienza è un principio umano fondamentale che contrasta con la guerra scatenata dagli Stati democratici e dalle sue leggi liberticide che cercano di difendere confini geografici di una fortezza, quella europea, in continua decadenza e sempre più mortifera. Tutto  ciò rimanda alla necessità di un rinnovato protagonismo di ciascuna/o e all’esigenza di unirsi per progettare una alternativa possibile di vivibiltà a partire da scelte radicali che mettano al centro i valori umani essenziali  ispirati al riconoscimento della comune umanità differente. 

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-programma-

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- il pamphlet -

 Mai così tante persone a

Casa al Dono: 850 iscritti, 

di differentei paesi e

provenienze, da una sponda

all'altra dell'oceano...



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umanesimo
socialista
n.5

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