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sorellanza2019



StopRazzismo

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reagiamo alla violenta normalità razzista

Non ci sono vie di mezzo per definire quanto sta accadendo a Tor Sapienza a Roma: si tratta di barbarie razzista di stampo fascista e criminale, o connivente con la criminalità. La gente del luogo che prende a sassate gli ospiti del centro rifugiati – la maggior parte dei quali minorenni – si dimostra parte dell’umanità peggiore, così come è parte dell’umanità peggiore il coro di pennivendoli che dà loro manforte sui media creando notizie false (aggressioni e furti operati in realtà da altri) per giustificare con “l’esasperazione” sprangate, pestaggi e incendi. L’unica cosa finora accertata – se n’è accorta persino la polizia, e un quotidiano di manica solitamente larga verso i razzisti come il Corriere della Sera l’ha detto chiaramente – è che gli attacchi sono diretti da gruppi di estrema destra armati e criminali, i quali ancora una volta cavalcano il razzismo popolare alla ricerca di consenso (voti) e di massa di manovra per i loro traffici (spaccio e rapine). Una base di consenso ce l’hanno: ci sono barbari in ciabatte, uomini e donne, che se non scendono direttamente in piazza per le sassaiole agli immigrati danno ragione a chi lo fa, e dichiarano “agli immigrati preferiamo i criminali di quartiere”, dimentichi, per esempio, delle centinaia di persone morte proprio lì negli anni per overdose di eroina. Queste persone sono un esempio di normalità volontariamente asservita alla violenza e all’odio. Espressioni di una logica bellica e violenta che si manifesta anche in questo paese. Proprio per impedire che questa logica attecchisca ancora è importante schierarsi contro tutti i progetti reazionari, in primo luogo quindi contro quelli che stanno mettendo a rischio la vita di milioni di nostri simili, come il mostro neonazista dell'Isis in Iraq e Siria. Per questo reagire alla violenza, al razzismo e all'islamofobia crescente, costruire solidarietà e accoglienza, per chi giunge in questo paese e tra chi c'è già,  è utile. La prossima occasione per farlo sarà il 22 novembre prossimo in tutte le città. Partecipa con i tuoi amici o con la tua associazione alle giornate di mobilitazione contro l'Isis, il razzismo e l'islamofobia, i cui appuntamenti trovi in questo sito.

 

leggi anche il comunicato dell'Associazione 3 febbraio

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rapimenti di bambini da parte dei rom?

menzogna e barbarie

Un uomo perde di vista il figlio di 3 anni durante una festa patronale vicino Torino e, per scaricare le proprie responsabilità, inventa che è stato rapito da “uno slavo”, da “un rom”. La menzogna viene smascherata in breve tempo dai carabinieri ma intanto ha trovato terreno fertile in paese, sui media – è l’argomento di una trasmissione pomeridiana su Canale 5 – ed ovviamente è motivo di sproloqui di odio anti-rom su internet.
Non è una novità. È successa la stessa cosa nel 2008 a Ponticelli (Napoli), dove l’accusa di un tentato rapimento di un bimbo da parte di una giovane rom è servita a cacciare un gruppo di famiglie rom da un terreno che interessava a clan camorristici. Nel 2013, invece, in provincia di Bergamo, è una donna che inventa una storia simile per giustificare la perdita del portafoglio.
Il peggiore dei luoghi comuni razzisti contro i rom, quello di rapire bambini è totalmente falso – non c’è alcun caso provato – e non può essere certo giustificato per il fatto che una parte delle popolazioni rom vive di espedienti e di piccoli crimini. Malgrado ciò questa credenza fasulla è così diffusa che è a disposizione di chiunque la voglia utilizzare per i propri interessi, meschini o addirittura criminali. Ristabilire un minimo di verità significa difendere le possibilità elementari di convivenza umana e contrastare la barbarie che cresce nella società lacerata e ci minaccia tutti.
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Alfano

Diversamente berlusconiano, profondamente razzista

Prima “finché sarò ministro dell’Interno, non permetterò che un solo giovane italiano rimanga senza lavoro a causa di un immigrato”, poi “basta con i vu’ cumprà che assediano gli italiani in vacanza”. In pochi giorni Alfano ha esibito i più biechi luoghi comuni e il linguaggio volgare del razzismo nostrano lasciando presagire nuovi attacchi contro le persone immigrate. Quest’ultime, a sentire Alfano, se fanno un lavoro minimamente decente, lo hanno rubato agli italiani e se ne fanno uno pesante, come appunto vendere sulle spiagge, disturbano.

Ricordiamoci che sta parlando il diversamente berlusconiano, uno che ha fatto carriera come fido tirapiedi del Pregiudicato di Arcore, suo ministro della Giustizia, oggi in procinto di stringere nuove alleanze con l’ex-Cavaliere. Con l’ipocrisia tipica dei razzisti si scaglia contro gli ultimi facendo leva sull’egoismo diffuso tra tante persone normali. Punta a marcare le proprie posizioni all’interno del governo e forse ciò va bene a tutto l’esecutivo che in questo modo “rassicura” gli ampi settori razzisti di questo paese, spaventati dagli esempi di solidarietà e accoglienza verso i profughi che hanno dato tante persone, spesso di fede cristiana, nei mesi scorsi.

E’ un segnale pericoloso che va contrastato con decisione cominciando anche dall’accogliere con rispetto chi prova a vivere lavorando sulle spiagge in queste settimane d’estate. Come abbiamo vissuto negli ultimi decenni, la crescita delle discriminazioni verso gli immigrati, i “pacchetti sicurezza”, i respingimenti, le campagne di criminalizzazione hanno causato tante sofferenze alle persone immigrate e hanno avvelenato la società peggiorando la vita anche degli autoctoni. L’hanno resa più insicura per tutti, senza tra l’altro portare nemmeno un posto di lavoro in più.

 

 

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Ferguson (Saint Louis, Missouri)

Nessuna giustizia e nessuna pace

Michael Brown muore a 18 anni colpito da un agente della polizia di Ferguson. Ha le mani alzate, è disarmato. Come lui in un mese sono morti altri tre afroamericani durante un arresto.
Michael Brown muore di razzismo, com'è successo qualche anno fa a Milano ad Abba, originario del Burkina Faso con la cittadinanza italiana. Al di là delle chiacchiere, questo è il tratto più viscerale del razzismo: i razzisti non sopportano chi è diverso, sono pronti a ucciderlo.
Da giorni la locale comunità nera protesta in modo per lo più pacifico. I manifestanti esigono “giustizia”, dicono alla polizia di “non sparare”, le chiedono perché, invece di “aiutare e proteggere”, uccide e distrugge. La risposta, oltre al tentativo di confondere le acque accusando la vittima di furto di sigarette, è militare: reparti antisommossa, gas lacrimogeni, proiettili di gomma. Non si salvano neanche i giornalisti di Huffington e Washington Post, arrestati perché riprendono la repressione.
E' il violentismo irreversibile del sistema democratico. I suoi corpi repressivi armati fino ai denti uccidono impuniti e in modo seriale. Solo negli States sono migliaia le persone uccise durante o dopo l'arresto negli ultimi anni ma vogliamo parlare di Cucchi o di Aldrovandi? I diritti civili, di per sé limitati, sono costantemente calpestati dalla democrazia a mano armata che dispiega le proprie forze distruttive a Saint Louis come fino a poco fa a Baghdad.
I manifestanti di Ferguson hanno ripreso lo slogan di Los Angeles '92 “no justice no peace”. Oggi però acquista ai nostri occhi un senso diverso, non è solo un proposito (“non staremo in pace finché non ci sarà giustizia”) ma un giudizio. Sotto questo sistema totalitario e a causa sua, non ci possono essere veramente né pace né giustizia. Queste dipendono dalle donne e dagli uomini che le vorranno scegliere e costruire in prima persona fuori da ogni istituzione oppressiva.
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daspo a Tavecchio

Si chiudono le curve, si squalificano i giocatori, si sospendono le partite, si multano le società... Nel mondo patinato del calcio il razzismo è considerato, giustamente, un male da combattere. Ma che il calcio, come specchio distorto ma veritiero della società, sia razzista ce ne arrivano conferme ad ogni piè sospinto. E se non bastassero i tifosi e i calciatori, lo ha voluto dimostrare inequivocabilmente anche il candidato a presidente federale italiano Carlo Tavecchio. L’ex pluricondannato sindaco democristiano di Ponte Lambro, un paesino del comasco, attuale presidente della Lega nazionale dilettanti, quella che dovrebbe riunire coloro che amano e praticano il calcio per piacere, si è lanciato in uno sproloquio inequivocabilmente (e indifendibilmente!) razzista contro i giocatori africani, definiti mangia-banane, né più né meno come aveva fatto col suo gesto quel tifoso, allontanato a vita dallo stadio, che aveva lanciato lo stesso frutto a Dani Alves. Ma Tavecchio non è nuovo a perle del genere. Lo scorso 5 maggio aveva definito “handicappate” le donne nel calcio: dimostra così di essere non solo razzista verso gli immigrati ma anche verso i disabili e prepotentemente maschilista. Ma è un uomo di potere e altri poteri vogliono affidargli il principale sport italiano... noi restiamo senza parole, loro sono senza dignità!

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