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StopRazzismo

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Ferguson, USA

l’integrazione democratica

  

Il Gran Giurì ha deciso di non incriminare il poliziotto che ha ucciso Michael Brown. Dolore,  indignazione e proteste scuotono la comunità afroamericana (e non solo), mentre l’omicida dichiara “ho fatto semplicemente il mio lavoro. Non è stata un’esecuzione e ho la coscienza pulita”. Intanto a Cleveland la polizia uccide un dodicenne “armato” di una pistola giocattolo.
Negli Stati Uniti, essere nero significa più probabilità di essere povero, di finire in carcere, di subire le violenze della polizia, di ammalarsi senza possibilità di cura, di non poter proseguire gli studi. Il tasso di disoccupazione è doppio rispetto alla popolazione bianca; un afroamericano su tre nella vita finisce in galera, una proporzione quasi nove volte più alta di quella dei bianchi.
Sono molti a ritenere che la fotografia di tanta ingiustizia indichi il fallimento dell’integrazione, la necessità di promuoverla con maggior vigore. È vero il contrario: essa illustra piuttosto i limiti invalicabili nelle società statali, democratiche incluse, per loro natura sempre razziste ed escludenti. Nel caso concreto, la comunità afroamericana non ha bisogno di “integrarsi”, essa è una componente essenziale della società americana sin dalle origini, senza la quale quest’ultima non è neanche concepibile: basti pensare alla guerra civile per l’abolizione della schiavitù e alla lotta contro il segregazionismo. La questione è che la natura della democrazia reale, di cui gli Stati Uniti sono i campioni, è proprio questa: essa prevede la possibilità di un presidente nero, non la fine del razzismo e dell’esclusione.

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Ferguson

lo Stato di diritto uccide

Siamo a fianco delle migliaia di donne e uomini, afroamericani, euro-americani e ispanici che, in tutti gli States, protestano indignati per l’impunità concessa a Darren Wilson, il poliziotto che ha ucciso Michael Brown.
Un pubblico ministero che sembra un avvocato difensore, una giuria maggioritariamente bianca (9 su 12) in spregio alla composizione della popolazione di Ferguson (70% neri), una campagna stampa che criminalizza la vittima, poliziotti che uccidono sistematicamente persone inermi e la fanno quasi sempre franca. Così il Gran Giurì ha deciso di non incriminare Wilson. Com’era prevedibile, com’è giusto, milioni di persone hanno visto in questa scelta un’ennesima espressione di razzismo. Obama chiama a rispettare la sentenza perché “siamo in uno stato di diritto”. Vero, di diritto di Stato, di ogni Stato, basato sull’uccidibilità impunita e segnato da una profonda iniquità. Il sistema è colpevole recita il cartello di un manifestante. La più potente democrazia del mondo è razzista anche sotto il primo presidente afroamericano ed è una democrazia a mano armata.
La vita dei neri è importante dicono tanti striscioni. La vita umana è importante, quella di ogni persona che compone la nostra comune umanità. Perciò va affermata e difesa contro abusi e violenze, che sotto questo sistema sono destinate a crescere con grande pericolo per tutti.
L’attenzione dei media, come al solito, si concentra su una componente minoritaria e distruttiva delle proteste riproponendo l’alternativa fasulla tra ribellione distruttiva e accettazione del dominio sistemico con tutte le sue ingiustizie. C’è una strada diversa: costruire solidarietà, affermare principi di vivibilità condivisa, contrastare discriminazioni e razzismo, cercare pacificazione tra le persone comuni contro gli oppressori di ogni tipo per iniziare a migliorare la vita comune.
È una strada lunga e complessa ma decisamente migliore.

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squadristi sul campo di gioco

Un episodio di barbarie neofascista, quanto accaduto il 16 novembre a Magliano Romano durante una partita di calcio di terza categoria: una squadraccia di circa quaranta neofascisti, armati di spranghe e manici di piccone sono entrati nello stadio per picchiare a freddo i tifosi dell'ASD Ardita, squadra di calcio legata a progetti politici e sportivi di sinistra. Sei persone sono state ferite e ricoverate in ospedale (una di loro in codice rosso): a loro esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza per l'aggressione subita. A seguito di queste azioni, è stato arrestato il candidato sindaco di Casapound a Viterbo e con lui una decina di neofascisti riconducibili all'aggressione.
La gravità dei fatti, al di là delle varie interpretazioni messe in campo, è di per sé evidente e da non sottovalutare; la pericolosità di un'azione del genere e la necessità di una reazione solidale e di autodifesa sono tanto più urgenti visto il contesto di recrudescenza razzista per cui le frange politico-teppiste più violente si permettono azioni di questa efferatezza. A maggior ragione, il 22 novembre in tutta le città può essere un principio di reazione dell'umanità solidale schierata per la pacificazione contro i neonazisti dell'ISIS e contro il razzismo strisciante e violento in questo paese.
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22 novembre giornata di agitazione nazionale

abbiamo cominciato l’opera
di sensibilizzazione

La giornata di agitazione contro l’Isis ed il pericolo anche indiretto che rappresenta e per far vivere le ragioni di bene contro la guerra, l’islamofobia ed il razzismo, si è svolta in più di 25 città, con iniziative che hanno coinvolto circa duemila persone. La Comune ha portato avanti in questi mesi chiarificazione e lotta contro la drammatica accelerazione negativa in corso. Ciò si è concretizzato in un appello alla mobilitazione. Di fronte alla difficoltà di poter realizzare una manifestazione nazionale abbiamo scelto una giornata di agitazione diffusa in diverse località sulla base di un appello che ha, pian piano, raccolto alcune decine di adesioni significative e che ripubblichiamo. Siamo stati impegnati a far crescere informazione, sensibilizzazione e schieramento, con più continuità dove eravamo già presenti ed al tempo stesso conoscendo o ritrovando persone che si sono messe in moto in località nuove. La solitudine in cui questo impegno si sta svolgendo non è certo sconfitta. Ma sottolineiamo il coraggio di chi ha dato vita a questi momenti pubblici. In primo luogo quello dei fratelli e delle sorelle immigrate e dell’A3f che hanno partecipato in un clima sempre più ostile in cui alligna razzismo e neo-fascismo. La presenza poi di nuove giovani avanguardie è motivo di fiducia. Fra le voci importanti che si sono udite, quelle di personalità del mondo musulmano ingaggiate contro l’Isis ed il finto califfato, ma anche di altri religiosi per il dialogo. Hanno partecipato rappresentanti curdi ai quali, già nelle manifestazioni del 1° novembre scorso, abbiamo espresso il sostegno alla eroica resistenza, curda ma anche siriana ed irachena. A tutte le persone coinvolte proponiamo di continuare in maniera ancor più comune ed efficace.

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un calcio alla verità

John Kamara è un calciatore, uno dei tanti calciatori africani che lavorano in Europa. Non è famoso, gioca nella serie B greca. E sta per essere squalificato. Perché è contro il razzismo. Nel corso di una partita ha mostrato una maglietta dove erano rappresentate la bandiere della Sierra Leone, il suo paese, della Liberia e della Guinea, accompagnate dalla scritta: “Siamo africani, non siamo un virus”. Il chiaro riferimento è chi, come la Lega Nord in questo paese, continua a ritenere ogni africano un potenziale portatore di Ebola. E siccome la maglietta contiene affermazioni “personali”, la federcalcio greca vuole multarlo o addirittura squalificarlo.
Il mondo del calcio – che sullo sfruttamento di tanti africani, anche giovanissimi, fa montagne di soldi – oggi è preoccupato per la prossima Coppa d'Africa, i grandi club ricchi e potenti vogliono negare il permesso ai propri giocatori di tornare in Africa a disputarla, e le federazioni approntano protocolli sanitari che prevedono vere e proprie quarantene (un procedimento che ha subito lo stesso Kamara dopo un match con la sua nazionale). E squalifica chi dice la verità.

 

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- il pamphlet -

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provenienze, da una sponda
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