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StopRazzismo

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contro il razzismo

non basta una banana né una foto sul web!

Ha suscitato scalpore il gesto del calciatore del Barcellona Dani Alves che in campo ha mangiato una banana lanciatagli dagli spalti con evidente intento razzista, di fatto tacciandolo di essere una scimmia. Per esprimere solidarietà a lui, da più parti si è usato come argomentazione il fatto che, se lo è Dani Alves, allora tutti siamo scimmie. Bugia! La unica e autentica certezza è che siamo tutti umani, compreso quel razzista che ha lanciato la banana, e che come umani siamo tutti simili ma differenti. Era l’occasione per poter dire una verità della nostra specie, cioè la comune umanità che ci caratterizza, ed invece è stato detto esattamente il contrario. C’è di più: quello di Dani Alves è un gesto che è diventato immediatamente un simbolo mediatico sul web e sulla stampa con milioni di visualizzazioni e di tentativi di imitazione. Anche volendo partire dalla buona fede dei milioni che hanno manifestato la loro solidarietà al giocatore blaugrana, va detto che, come dimostra la vita ogni giorno, per fronteggiare il razzismo non basta un clic o meno che mai un dessert. Tanto più se alcuni dei testimonial sono veramente improponibili. Come ad esempio il premier Renzi, che è, come del resto ogni governo italiano da anni, responsabile di esclusione e razzismo democratico, oltre che più o meno direttamente di decine di morti in mare grazie alle frontiere blindate, alle operazioni come Mare nostrum, alle leggi razziste e a tutto l’armamentario statale che ogni giorno attenta alla vita dei nostri fratelli.

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Centro di accoglienza di Lampedusa

Scene di ordinaria disumanità

In fila sotto il freddo, immigrati denudati, umiliati, colpiti tramite una motopompa da getti di acqua gelata mista a disinfettante antiscabbia: queste le orribili immagini che sono giunte grazie al coraggio di un immigrato rinchiuso nel Centro di prima accoglienza e soccorso di Lampedusa. Scene di barbarie e di disumanità che colpiscono i nostri simili, che feriscono la dignità umana di tutti noi. Dopo le stragi del 3 e dell’11 ottobre scorso che hanno causato più di 600 vittime, nello stesso luogo dove i superstiti protestarono per le indegne condizioni di trattamento e per il diniego statale di poter essere presenti ai funerali dei propri cari, sempre nello stesso Centro di “accoglienza” continua l’azione di violenza razzista nella più completa impunità.
Eppure le stesse istituzioni (presidente Napolitano), gli stessi politici (Letta e soci), gli stessi ministri (Alfano e Kyenge), la stessa presidente della Camera (Boldrini) che dopo le stragi fecero dichiarazioni ipocrite e demagogiche, oggi di fronte alle immagini “rubate” da un immigrato segregato si scandalizzano ed esprimono sconcerto usando frasi e parole ulteriormente ipocrite: “trattamento indegno di un paese civile”, “tutto ciò è inaccettabile in uno Stato democratico”. Frasi e parole impastate di cinismo visto che sono direttamene responsabili di tutto ciò.
Infatti gli immigrati del centro di Lampedusa raccontano che quelle scene di ordinaria disumanità sono quotidiane, si ripetono da tempo, sono la normalità sotto la legislazione razzista di questo Stato democratico. Oggi sono vigenti la legge Turco-Naplitano, la legge Bossi-Fini, il decreto sicurezza di Maroni e tutte le altre misure razziste prese in questi anni che permettono stragi, soprusi e violenze contro donne, uomini e bimbi immigrati.
Sorelle e fratelli immigrati hanno bisogno della nostra solidarietà umana, ne hanno un bisogno urgente e vitale, per difendere la loro e inseparabilmente la nostra dignità umana, per affermare il principio della comune umanità quotidianamente colpita e negata dalla politica e dalle istituzioni statali, ma anche dai disvalori e dalle negatività presenti nella società.
La nostra solidarietà per le persone immigrate che fuggono dalle guerre, dalla fame e dalle persecuzioni è incondizionata, come incondizionata è l’accoglienza che rivendichiamo per tutti. E’ un impegno che stiamo svolgendo da molto tempo e che in questo momento stiamo sviluppando con l’appello ABC: Accoglienza, Benvenuto e Comune umanità. Un appello sottoscritto già da centinaia di persone, che invitiamo a firmare e a farlo conoscere per unirci attorno a valori positivi e per vivere meglio assieme.

per adesioni all’appello: abcaccoglienzaxtutti@libero.it

 

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una passerella che trasuda ipocrisia

La cerimonia di commemorazione delle 366 vittime del naufragio del 3 ottobre a Lampedusa, svoltasi ad Agrigento lunedì scorso, è l’ennesima espressione della natura reale della politica di stato: creare condizioni di vita tali per cui è previsto che muoiano persone innocenti e poi quando sono morte commemorarle, per dimenticarle il giorno dopo, senza spiegare le cause.
Mentire sapendo di mentire è il criterio incarnato dalla politica nel decidere sulla vita della gente. 
Alfano di fronte alle contestazioni giustissime di un settore della comunità eritrea che gridava assassini, promette il rafforzamento delle frontiere, e cioè nuovi morti in mare. Del resto, i presupposti per futuri assassini in mare sono stati già avviati da Letta con l’invio di altre quattro navi militari nelle coste vicine alla Libia, che sono il fulcro della sua “missione umanitaria militare” .
La Kienge rincara la dose di cinismo, arrivando addirittura in modo veramente indegno a ringraziare lo stato italiano, chiedendo alle persone di essergli grate e riconoscenti perché per la prima volta ha onorato le vittime del mare con funerali ufficiali.
Incurante della presenza di persone solidali, italiane ed eritree, che nei loro striscioni chiedevano agli “assassini perché i superstiti del 3 ottobre non fossero presenti alla commemorazione” contestando allo stesso tempo la presenza del regime eritreo,  la ministra dell’integrazione risponde proponendo di schierarsi con lo stato, talmente buono e accogliente da ritenere la difesa delle frontiere molto più degna e importante di una vita umana che cerca riparo.
Il panorama umano dopo il 3 ottobre di Lampedusa appare via via più chiaro: da una parte tante persone che vivono un sussulto di umanità, sentendo tutti  i morti come propri morti, volendo prendere in affido i bambini sopravvissuti, dando accoglienza ai profughi, vivendo un dolore autentico e profondo; dall’altro lato gente disonesta, razzisti e servi di stato, per i quali la vita di alcuni è del tutto sacrificabile, ritenendo sufficiente commemorare la loro morte con una passerella che trasuda ipocrisia in ogni sua movenza.             

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